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ESPERIENZE E PROGETTI

 

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STORIA DI ... NATALE

un caso di autismo a conchiglia

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di Donatella Donati

 

| Introduzione | Notizie generali sul caso | Progetto di lavoro sperimentale |

Introduzione

Come uscire dalla profonda tristezza che mi ha assalito da quando N. è entrato in istituto?
L'unica cosa da fare, mi sono detta, è analizzare questa storia: storia di fallimenti, d'inadeguatezza di servizi educativi e riabilitativi, di psichiatri squallidi quanto i loro reparti ospedalieri, per trarne tutti gli spunti di riflessione e insegnamenti possibili per continuare al meglio nella mia attività di insegnante o, come preferisco definirmi, di educatore.

Quante cose mi hai insegnato N.; te l'ho detto, ricordi? e ti ho ringraziato.
Vorrei poter essere certa che tu, nel tuo silenzio, mi abbia capito. Sei stato importante per me, non solo perché in questi due anni ci siamo voluti bene, non solo per i tuoi sorrisi e i tuo saltare quando mi vedevi, per le tue dolcissime coccole fatte con le labbra posate sui miei capelli o sulla fronte. Sei stato importante perché mi hai fatto riflettere sui miei errori: di comportamento, di approccio e di obiettivi educativi.
Ti sei fidato di me, ti sei lasciato guidare in questo groviglio di sentimenti, di emozioni forti e profonde che è stato il nostro essere insieme, questo mio tentativo di farti aprire al mondo.
C'è da dire che ho sempre creduto in te, sono una dei pochi che ha sempre pesato che tu fossi dotato di capacità.
Ancora mi ricordo quando, scalmanato e urlante, ti guardavo con titubanza.
Raro esemplare di uomo.
Ero sicura che avresti imparato qualcosa di più di quello che sapevi; ho ritenuto che non potevi essere meno intelligente del mio cane, come invece molti ti valutavano.
<<Se ho trovato il modo per insegnare delle cose a una bestiola vuoi che non riesca a trovare il modo per insegnare a un uomo che, forse, è rimasto un cucciolo?>> pensai.
E' così che è iniziato tutto.
Quando tutto è così carico di emozioni è difficile mettere in ordine e raccontare i ricordi, per far comprendere a chi non conosce o non c'era.
Quando ti ho visto per la prima volta apparivi proprio come uno di quegli animaletti da circo: selvaggio e dolce allo stesso tempo. Turbava il tuo repentino cambiare di moto e d'accento: da calmo e armonico ad agitato e scattante.
Non si capiva dove iniziasse e finisse o se ci fosse: gioia o dolore, autolesionismo o aggressività, voglia di dire o urla per allontanare.
Ma quando ho avuto il coraggio di guardarti in fondo agli occhi, quando sono riuscita a reggere un tuo sguardo, ho avuto voglia di andare oltre alle mie remore, alle mie paure, oltre alla mia ignoranza.
Ecco, questo è uno dei passaggi importanti del percorso che ho fatto con te, anzi che tu mi hai fatto fare. La voglia di andare oltre la mia ignoranza e quindi oltre le paure che essa mi faceva vivere.
Questo, il primo grande insegnamento. Avere il coraggio di avvicinarmi e di conoscerti personalmente, di andare oltre le "storie" che si raccontavano di te, oltre le etichette che ti portavi addosso, oltre le false credenze sul tuo "male". Oltre i tuoi "falsi bisogni" rilevati da chi voleva "aggiustare" il tuo esistere, il tuo essere diverso per renderti gestibile: vigliacchi "normali" o vigliacchi più del normale, perché hanno approfittato del tuo non parlare per non capirti, o per far dire al tuo silenzio ciò che conveniva loro.
Questo il grande sforzo della tua vita: a tuo modo hai cercato di comunicare con chi non si è mai messo ad ascoltarti veramente, ad ascoltare per capirti. Quel tuo ossessivo ingerire di tutto, la "pica" appunto, che è scomparsa quando ti ho ridato il gusto di masticare e di portarti il cibo alla bocca: buono, colorato, profumato ed abbondante, così come l'acqua o quei coloratissimi bicchieri di bevande o succhi di "frutti", mai come nel tuo caso, proibiti.
"Prigioniero di me stesso" titola un libro scritto da un autistico.
Tu, N., prigioniero di te stesso ma ancor di più dell'ignoranza o, ancor peggio, della negligenza degli altri, questa la triste storia della tua vita.
Non credo di aver avuto doti taumaturgiche, non ritengo di essere meglio degli altri perché mi rendo conto che sempre si sbaglia, che tanto, sempre e da chiunque si può imparare.
L'unica cosa che forse ho in più di altri è proprio questa: il tentare di essere umile, non la certezza di esserlo; la voglia di continuare a scavarmi dentro mettendomi ancora e sempre in discussione. Continuare in questa formazione che serve appunto a renderti umile e forte, che serve a sopportare la consapevolezza dell'inesorabile, perenne sensazione di non saper mai abbastanza che sempre deve accompagnare chi, come me, tenta di tirare fuori il massimo (di educare appunto) dai disabili intellettivi. 
<<Dai ritardati, dagli insufficienti mentali, dai gravissimi>>, quelli per i quali spesso mi sono sentita dire: "Come fai?... Sei brava... Ti ammiro... Io non riuscirei!"
Caro N. non sanno quanto è stato gratificante per me ogni istante del percorso fatto insieme. 
Volontà di potenza, la chiama Nietzsche, e sposo la sua tesi quando afferma che nessuno ha mai fatto alcunché esclusivamente per gli altri. Tutti gli atti vengono compiuti in favore di se stessi, ogni servizio è prestato per servire se stessi, ogni amore è comunque rivolto alla propria persona.

...Autismo a conchiglia...
E dentro quella conchiglia i tuoi splendidi occhi verdi, i tuoi capelli mori a spazzola, 
il tuo silenzio urlato 
le tue urla silenziose.
Una conchiglia dischiusa che tutti hanno voluto dimenticare 
nella sabbia melmosa di quotidiane abitudini, 
di solita vita, 
di solite persone, 
di solita, triste e crudele indifferenza.
Per conoscerti ho dovuto imparare a conoscermi, trovando il coraggio di gettare via una maschera.
Mi sono lasciata guidare dalla dolce e misteriosa alchimia che ha forgiato il nostro legame,
che ha placato i miei timori e ci ha aiutato a crescere insieme.
Comunicare sena parole ne segni ha avvicinato le nostre anime.
Sento dentro me la tua energia di vita. 
Vorrei anch'io averti dato così tanto.

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Notizie generali sul caso

N., maschio di 25 anni, diagnosi - autismo a conchiglia - sopraggiunto dopo febbre all'età di 2 anni e mezzo; sino a quel momento lo sviluppo era stato normale.
Ha frequentato dopo la scuola elementare dei centri educativi diurni, i primi anni uno per sordomuti, successivamente uno per gravissimi di una USSL. Dall'età di 4 anni e per due anni, la famiglia lo ha sottoposto alla terapia studiata da Delacato, rifacentesi al metodo Doman da lui modificato.
Dei due anni uno è trascorso con terapia olfattiva: 24 ore su 24 con aromi e profumi sotto le narici; uno con tappi di varia consistenza nelle orecchie per modulare il volume dei suoni percepiti. Dopo questo periodo, definito estenuante anche dalla famiglia, e non essendosi oggettivati miglioramenti la terapia è stata sospesa. E' stato tentato metodo dell'Holding in un centro specializzato ma, dopo un periodo di circa 6 mesi di osservazione ne è stata sconsigliata la prosecuzione.
Come insegnante specializzata ho attuato con N. un progetto sperimentale, di cui allego copia, che ha portato all'acquisizione di abilità relative all'autonomia nel mangiare e ha consentito di riacquisire uno strumento comunicativo che il soggetto aveva da bambino prima che contraesse la febbre che ha lasciato le conseguenze note.
Secondo testimonianze raccolte e presenti nella cartella personale, il soggetto utilizzava la pronuncia della vocale A come richiesta generica.
Attualmente si è riusciti a ridurre il campo di richiesta e a far comprendere al soggetto che essa deve corrispondere al bisogno di bere quindi al soddisfacimento della sete.
Durante l'ultimo soggiorno estivo di due settimane N., non solo ha acquistato migliori capacità nel mangiare a tavola (riuscendo a cercare il cibo nel piatto con il cucchiaio, bevendo da solo con il bicchiere e posandolo quasi sempre senza rovesciarne il contenuto) ma ha del tutto sospeso il comportamento denominato "PICA", che ha caratterizzato tutta la sua vita sino ad oggi.
In tutto il suddetto periodo non ha mai tentato di ingerire nulla che non fosse commestibile, e si è dimostrato non solo di facile gestione ma anche soggetto potenzialmente educabile poiché si iniziavano a vedere anche i risultati di un percorso educativo iniziato in loco che aveva l'obiettivo di insegnargli il significato del NO.
Un mio grave infortunio ha interrotto forzatamente il nostro rapporto dal mese di Settembre, periodo in cui, per motivi non chiari (particolare irrequietezza??) a N. è stata cambiata la terapia.
Malesseri continui, comparsa di forte prurito hanno portato a interventi d'urgenza e continui ricoveri nel reparto psichiatrico.
Alla fine dello scorso mese di Dicembre (dopo drammatiche incomprensioni con i medici del reparto che non credevano alla mia ipotesi di reazioni allergiche scatenate da particolari farmaci -neurolettici-), approfittando delle vacanze natalizie ho portato con me N. in casa alloggio e, accogliendo la provocazione del suo psichiatra, mi sono assunta la responsabilità, con l'accordo della madre, di tornare a somministrare a N. la terapia consigliata sino ad Agosto. 
Giorno dopo giorno, la scomparsa del prurito, il ritorno di una buona forma fisica hanno riportato N. ad essere quello che avevo conosciuto.
A metà Gennaio l'ho personalmente accompagnato nell'istituto specializzato ove risiederà per il resto della sua vita
Le ultime notizie sono le seguenti:
la terapia farmacologica verrà lentamente soppressa perché inutile, come inutile sta diventando l'uso del pannolone!!!

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Progetto di lavoro sperimentale per l'acquisizione di abilità di autonomia
per N.
Sezione ANFFAS di Mestre

In considerazione della particolare situazione soggettiva e familiare di N., è stato studiato un progetto sperimentale che prevede l'utilizzo della casa alloggio durante il fine settimana di chiusura - per ospitare il suddetto N. e la sottoscritta - al fine di tentare il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • coadiuvare l'azione educativa svolta dagli operatori del CEOD mirata alla gestione del comportamento e, in particolare, per l'acquisizione di abilità necessaire per essere indipendente all'interno dell'ambiente in cui vive

Le are principali sono, in ordine di priorità:
usare il bagno,
nutrirsi,
vestirsi,
lavarsi.

  • supporto alla famiglia, che sgravata dalla gestione del familiare un fine settimana al mese, possa avere un tempo minimo di scarico; attualmente la situazione è alquanto precaria considerata l'imminente uscita dal nucleo familiare della sorella maggiore, fatto vissuto con grande apprensione dalla madre.

Programma:

SABATO
ore 9.30 - 10.00 predisposizione ambiente per accoglimento ospite e attività educative.
ore 10.30 arrivo ospite (trasporto da casa alla struttura)
ore 11.00 inizio attività educative
preparazione e consumazione pranzo
attività educative e ricreative
preparazione e consumazione cena
attività educative finalizzate alla preparazione per il riposo notturno

DOMENICA
sveglia 
attività educative finalizzate all'igiene personale
preparazione e consumazione colazione 
attività educative e ricreative
preparazione e consumazione pranzo
attività educative e ricreative
ore 20.00 rientro in famiglia 

I principi che guidano le tecniche usate si rifanno all'approccio neo-comportamentista per i comportamenti problema grave. 

Nella elaborazione del programma delle attività, inoltre, si terrà conto:

  • dell'interazione dinamica: cioè la relazione tra il giovane, la sua famiglia e gli operatori del CEOD;

  • della prospettiva evolutiva che, essendo rappresentata dalle capacità conoscitive del giovane, dovrà essere preceduta da un'accurata indagine delle stesse partendo da una attenta analisi medica che deve rivelare il grado di compromissione cerebrale e relative conseguenze dal punto di vista sensoriale e motorio. La conoscenza profonda delle sue caratteristiche e potenzialità consentirà di comprendere i suoi bisogni e le sue potenzialità facilitando la sua comprensione e la sua educazione;

  • della relatività dell'acquisizione: cioè la coscienza del fatto che, ammesso un risultato positivo, probabilmente non sarà in condizione di "generalizzare" subito l'emissione di un comportamento acquisito in questa particolare situazione e sarà quindi necessario condividere con tutti gli operatori le strategie utilizzate;

  • delle priorità educative che vedono al primo posto quella di addestrare il giovane a possedere un minimo di capacità utili a interagire con il mondo esterno con un minimo di autonomia personale in relazione al soddisfacimento dei bisogni primari e all'igiene personale - utilizzare il bagno -. 

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Autore:

Donatella Donati lavora come insegnante di educazione fisica in un liceo scientifico in provincia di Venezia. Nel aa2001/02 ha condotto un laboratorio di professionalità per il corso di specializzazione per il sostegno presso la SSIS Veneto, dove svolge attività di docenza e supervisione.

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Questo articolo è già stato pubblicato su "La Rosa Blu" Novembre/Dicembre 1998 - Periodico dell'ANFFAS Nazionale ANFFAS Edizioni