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VOLONTARI
"NELLA RETE"
Storia di
un incontro, di un contatto, di una crescita personale
nella relazione di aiuto alla propria comunità
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di Emanuela
Guarcello |
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Se un assistente sociale organizza l'aiuto attraverso i volontari, questo non è solo un modo particolare tra i tanti possibili, per realizzare l'assistenza o la riparazione rispetto ai deficit conclamati di questa o di quella persona. Si produce, come valore aggiunto, lo sviluppo di benessere (autorealizzazione) così come lo sviluppo di attitudini e abilità di cura (eterorealizzazione) nei volontari stessi […] ciò che il volontario apprende nei contesti in cui offre il suo servizio lo può poi riportare nella propria vita quotidiana, nella famiglia, nel lavoro e così via, quindi con benefici indiretti e diffusi nella società intera.
Fabio Folgheraiter
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Spesso approdano
al Servizio Sociale segnalazioni di "difficoltà del rendimento
scolastico" da parte della scuola, come risulta da molteplici
ricerche (1).
La tipologia di lavoro richiesto all’educatore del Servizio Sociale
in questi casi è di incidere sulle relazioni familiari problematiche
operando là dove i bambini e le loro famiglie vivono quotidianamente.
Tuttavia, "la forte presenza della scuola concorre a indirizzare
i Servizi educativi prevalentemente verso finalità di sostegno scolastico,
mettendo in secondo piano le più ampie finalità educative"
(2),
mentre il Servizio Sociale dovrebbe impiegare tempo a creare "connessione
tra i problemi di comportamento dei minori e i problemi delle famiglie
di appartenenza" con un "approccio maggiormente efficace
a favore delle famiglie multi problematiche"
(3).
…
ARRIVANO I PIONIERI DELLA "CROCE ROSSA"
"Altre
cose in verità mancavano [ …] una di queste era la collaborazione
con il volontariato" per non incorrere in "una certa rigidità
di schieramenti che sembravano contrapporre l’efficientissima rete
di servizi[ …] alle iniziative del volontariato locale" (4).
Come educatori abbiamo deciso di scrivere questa esperienza consapevoli
che "gli operatori [ …] difficilmente sono disponibili a elaborare
per iscritto e quindi a rendere trasmissibili le loro acquisizioni,
condannando se stessi e i colleghi a ricominciare sempre da capo"
(5).
Per questo speriamo che altri e noi stessi non si debba ricominciare
troppe volte da capo.
La ricerca di volontari nel nostro lavoro ha rappresentato la messa
in atto di cure informali secondarie (6)
tese al significato di care (prendersi cura di) per non "sanitarizzare"
ed etichettare i minori. Lo scopo è costruire una rete al fine di
dare a tutti i minori l’opportunità di conseguire il diploma dell’obbligo,
secondo il "motto" di Barbiana "la scuola media
non può bocciare", anche se, ancora oggi, non garantisce
gli strumenti affinché tutti apprendano (ad esempio raramente si
adopera per realizzare servizi di dopo scuola) e perpetua e diffonde
il classismo e la differenziazione sociale.
In quest’ottica i volontari sono stati preparati alla loro
attività con incontri introduttivi rispetto ai ragazzini con i quali
devono interagire ed alle caratteristiche del servizio sociale con il quale
collaborano E’ stata stipulata una convenzione tra l’ente sociale e la Croce
Rossa ed è stato organizzato un "aiuto formale ai carer informali da parte
degli operatori professionali che passa attraverso una riflessione sui bisogni
dei carer "che devono essere rispettati" per la valorizzazione della
loro funzione e prevenire il loro burnout" (7):
-
riconoscere esplicitamente i bisogni del carer e il
valore del contributo da lui offerto;
-
dare la possibilità di sospendere "[
…] l’attività" per i periodi brevi o
lunghi di "tregua";
-
garantire aiuto pratico;
-
garantire la presenza di qualcuno con cui il carer possa
parlare e soddisfare le sue particolari necessità emotive.
…PIONIERI AL LAVORO: SOSTEGNO E RIELABORAZIONE EMOTIVA
Si è avviata la collaborazione con circa quindici volontari
rispetto ad attività con altrettanti minori dal periodo di aprile 2002. Un
monitoraggio costante degli operatori, in particolare degli educatori di
territorio rispetto alle situazioni in carico, ha permesso che i percorsi
attivati venissero seguiti in modo continuativo attraverso momenti di scambio e
confronto individuale. Tutte le attività concordate sono state svolte con
regolarità e soddisfazione da parte dei volontari e dei minori.
In occasione della verifica del lavoro svolto, è emersa l’esigenza da parte
dei volontari di avere un momento calendarizzato di confronto di gruppo per
raccontare e rielaborare l’esperienza. Allo stesso tempo, se da un lato i
volontari dicono di ritenersi soddisfatti dell’esperienza svolta in
collaborazione con il Servizio Sociale, dall’altro si definiscono
"volontari allo sbaraglio", necessitando di essere sostenuti nel loro
percorso.
In tal senso, è parso opportuno agli operatori proporre un percorso di verifica
e sostegno rispetto al lavoro svolto, che preveda, oltre ai momenti di incontro
individualizzato, occasioni di confronto e di lavoro di gruppo con cadenza
bimestrale.
Infatti, esiste un tipo di formazione per i volontari soprattutto a livello di
informazioni su tematiche e gruppi sociali oggetto di lavoro, invece "si
tratta di costruire un profilo di formazione in cui siano presenti gli elementi
della conoscenza dei problemi (cos’è il dialogo, quali tipi di ragazzi si
possono incontrare, quali stili relazionali adottare, ecc.) a fianco di una
formazione centrata sulla rielaborazione dell’esperienza [
…] una dimensione autoriflessiva per mezzo della
quale interrogarsi e crescere attraverso l’esperienza stessa" (8).
Con questo intervento, inoltre, si cerca di orientarsi verso
azioni di responsabilizzazione di soggetti comunitari (9)
in un’ottica
di lavoro di rete, che si percepiscono come risorsa per la propria comunità di
appartenenza in quanto al supporto di doposcuola per i minori, attualmente
inesistente sui territori di Volvera e Piossasco (TO). Ciò comporta per gli
educatori un lavoro improprio di sostegno scolastico "mettendo in secondo
piano le più ampie finalità educative" a discapito di "un approccio
maggiormente efficace a favore della famiglia multiproblematica" (10).
Quale è il significato che gli operatori hanno dato alla scelta di questa
attività formativa?
- possibilità di indurre nel lavoro di "routine" motivazioni e
scopi collettivi, così insoliti nel nostro ambiente di lavoro (11);
- concedersi i tempi e gli spazi necessari per ragionare su ciò che si
fa (12);
- sensibilizzare culturalmente
il tessuto sociale sulla presenza di problematiche auspicando
che almeno sul piano culturale non trovi ulteriori automatiche
conferme l’idea che la "diversità" o la marginalità,
la patologia o la devianza, implicano necessariamente la mancanza
non reversibile di risorse per integrarsi dignitosamente nel tessuto
sociale (13).
Infatti, i volontari possono proprio essere un punto rete che
integra i minori nel loro tessuto sociale trasmettendo esperienze, conoscenze,
attività sperimentate e fungendo da modello di "pari" importante nell’adolescenza.
In tale ottica, "Il lavoro di rete facilita lo sbocco del possibile,
non la costruzione autoritaria dell’improbabile perché la
rielaborazione di sé è possibile solo attraverso di sé, e questo
è un limite più potente del potere degli operatori"
(14).
PERCHÉ UNA PROSPETTIVA DI RETE?
Perché "non
porta alcun frutto l’accanimento del Servizio Sociale e dell’educatore
sul minore che si realizza nel "tamponare" una situazione
familiare estremamente complessa e problematica e, talvolta, pericolosa
per il benessere del minore
(15),
nella prospettiva curiamo il tuo disagio perché tu possa sopportarlo
meglio (16).
In tale ottica, l’operatore sociale non fa il tappabuchi per le situazioni
urgenti, ma favorisce lo sviluppo delle capacità di analisi e di comunicazione
dei membri delle unità di base della società.
Il lavoro di rete può essere l’unica via percorribile nell’attuale
situazione di carenza di risorse del sistema formale pubblico e del crescere di
domande, come ormai indicato in molti testi affrontati in materia sociale.
Infatti, i bisogni umani sono così multiformi e così estesi da non poter
essere soddisfatti attraverso le sole risorse delle agenzie formali e degli
operatori professionali
(17).
Nel lavoro di rete l’operatore non si sostituisce al cliente nel cercare
risposte immediate, ma lo incoraggia nella formulazione di ipotesi di soluzione:
si tratta di responsabilizzare ed autonomizzare e non di cronicizzare.
"Queste prospettive superando il tradizionale percorso della presa in
carico che, avviando un processo di soluzione del problema, porta
inevitabilmente il servizio ad espropriare l’utente della gestione stessa del
problema, iscrivono invece l’azione a favore dell’utente, in una logica di
tipo comunitario, caratterizzata da effetti che hanno a che fare con la
prevenzione più che con la riparazione"
(18).
E’ un "lavoro che tende a promuovere la possibilità di cambiamento nella
direzione di una ridefinizione della domanda in termini di autonomia e di
benessere collettivo e non più solo individuare"
(19).
Infatti, "se qualcuno sta cercando una soluzione per una persona
diversa da se stesso, questa non può reggere se non è tale anche
agli occhi di quest’ultima" (20).
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Note:
- Checchi S., 2002
- Checchi S., 2002, p. 113
- Checchi S., 2002, p. 113
- Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p.5
- Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 4
- Oliva f., Croce M., merlo R., 1995, p. 78
- Bortoli B., 2002, p.137
- M. Santerini2000, p. 194
- S. Checchi, Minori, 2002, p. 114
- S. Checchi, 2002, p.113
- Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 17
- Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 18
- Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 27
- F. Folgheraiter, 1995, p. 36
- Checchi S., 2002, p. 113
- Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 41
- F. Folcheraiter, 1995, p. 281
- Sanicola L., 1995, p.37
- Oliva f., Croce M., Merlo R., p. 70
- Folgheraiter F., 1998, p.158
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Bibliografia:
-
Besson C., Il lavoro di rete. Strategie d’azione,
in "L’intervento di rete", EGA, Torino, 1995
-
Bortoli B., Cure informali (care), in
"Lavoro sociale", Erickson, Trento, 2002
-
Cecchi S., Minori, famiglie e intervento educativo
territoriale, in "Lavoro sociale", Erickson, Trento, 2002
-
Cirillo S., Cipolloni M.V., L’assistente sociale
ruba i bambini, Cortina, Milano, 1994
-
Folgheraiter F., Lavoro di rete e valorizzazione
delle risorse personali, in "L’intervento di rete", EGA,
Torino, 2002
-
Folgheraiter F., Teoria e metodologia del servizio
sociale, Franco Angeli, Milano, 1998
-
Huguet J., Il lavoro di rete fra tecnica e
partecipazione, in "L’intervento di rete", EGA, Torino,
1995
-
Oliva f., Croce M., Merlo R., Appunti di metodo per
un intervento di rete con approccio egocentrato, in "L’intervento
di rete", EGA, Torino, 1995
-
Sanicola L., Orientamenti al lavoro di rete.
Approcci teorici e metodologici, in "L’intervento di
rete", EGA, Torino, 1995
-
Santerini M., in Giovani-adulti, Unicopli,
Milano, 2000
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Autore:
Emanuela Guarcello è Educatrice e
formatrice e lavora in un servizio sociale della Provincia di Torino.
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copyright © Educare.it - Anno
IV, Numero 3, Febbraio 2004
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