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Screening neonatale per i problemi di udito

Sebbene convalidato in tutto il mondo, in Italia lo screening neonatale non è ancora regolamentato da una direttiva nazionale, ma viene lasciato alla giurisdizione delle singole Regioni: nel Nord-Italia numerose regioni attuano questa procedura, mentre molto più carente è la situazione nell'Italia centro-meridionale.

«Lo screening rappresenterebbe un salto di qualità nella riabilitazione del bambino sordo, poiché attualmente la diagnosi avviene essenzialmente per osservazione diretta della mamma in un periodo compreso tra gli 11 mesi e i due anni», afferma il professor Roberto Filipo, Direttore del Dipartimento per le malattie degli organi di senso dell'Università La Sapienza di Roma.

«Il problema è che la massima plasticità nell'apprendimento del linguaggio inizia a livello cerebrale già nei primi mesi di vita e, così facendo, se il bambino è sordo profondo, non potrà acquisire gli input acustici necessari per un corretto sviluppo, andando ad aggravare la disabilità presente.

È necessario che ogni Regione effettui procedure di screening, diagnosi precoce e immediato passaggio all'impianto cocleare entro il primo anno di vita del bambino, dopo un congruo periodo protesico», conclude il professor Filipo.

Durante un convegno sulla disabilità uditiva tenutosi presso l'Università La Sapienza di Roma sono state fornite le linee guida nell'approccio ai problemi della sordità, presentando i modelli di riferimento inglesi e americani, nonché quelli della Società Italiana di Otorinolaringoiatria.
È stata in particolare sottolineata la necessità di creare centri di implantologia nelle diverse Regioni, ai quali possano far riferimento i diversi ospedali, come già avviene nelle altre nazioni europee.

Fonte: SaniHelp, 03/04/2012

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