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Una ricerca chiarisce il ruolo del viso nella conoscenza dell'altro

visoI nostri comportamenti il più delle volte dipendono dalla nostra mappa cognitiva piuttosto che dalla realtà. Ogni individuo nel corso della sua biografia costruisce una sua idea del mondo che è frutto degli apprendimenti compiuti lungo il ciclo di vita. Frequentemente questa cognizione della realtà non corrisponde al mondo reale, per cui si crea una distanza fra quello che pensiamo e il nostro ambiente di vita. La nostra mappa cognitiva, sovente, è edificata su degli stereotipi, che, nella loro fissità, non accolgono i cambiamenti che si verificano nel contesto di vita. Questo avviene anche quando ci rapportiamo con gli altri.

Relativamente all’idea che ci facciamo di uno sconosciuto, ovvero di quale carattere ha e di quali sono i suoi comportamenti, ci basiamo molto sulle fattezze del viso. Già la fisiognomica, nel corso dei secoli, ha stabilito un parallelismo fra i tratti del viso e il carattere di un individuo, sancendo che a determinate morfologie facciali corrisponde un certo temperamento. Attraverso, quindi, l’analisi della fisicità di una persona, maturiamo una prima impressione, che determina il giudizio, spesso erroneo, che attribuiamo alla persona stessa. In altre parole, traiamo delle inferenze sul carattere dell’individuo dai suoi tratti fisici, in particolare dal suo viso. Tutto questo è finalizzato ad un obiettivo, ovvero vogliamo capire se di lui possiamo fidarci oppure no.

Uno studio transnazionale, compiuto da ricercatori olandesi (Università di Utrecht), israeliani (Hebrew University di Gerusalemme) e statunitensi (Università di Princeton), ha stabilito che il giudizio di affidabilità che esprimiamo su di una persona sconosciuta dipende dal suo viso. In pratica, quanto più i tratti del viso dello sconosciuto si avvicinano all’idea che abbiamo del volto di un individuo di cui possiamo fidarci, tanto più siamo disposti ad accordargli fiducia. Nel corso della nostra storia veniamo in contatto con molte persone che hanno fattezze della faccia differenti, a cui corrispondono delle eterogenee caratteristiche di personalità. Nella nostra mente si crea, quindi, grazie agli apprendimenti sviluppati, un volto, che è il risultato della media di tutti i visi conosciuti, che corrisponde ad una persona affidabile. In virtù di questo, siamo pronti ad accordare fiducia ad uno sconosciuto quanto più la sua faccia si avvicina al viso, costruito nella nostra mente, di una persona affidabile.

Fonte: Dotsch, R., Hassin, R., R., Todorov, A. (2016). Statistical learning shapes face evaluation. Nat. Hum. Behav., 1, 0001. DOI: 10.1038/s41562-016-0001

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