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Il ruolo fondamentale delle abilità motorie nello sviluppo del bambino

imgMolte ricerche hanno individuato le connessioni che esistono fra esperienze motorie e sviluppo del bambino nell’ambito percettivo, sociale e cognitivo. Gli infanti, ad esempio, che hanno una lateralizzazione marcata precoce avranno uno sviluppo cognitivo maggiore. Ancora, i bambini, che fra i 3 e i 5 mesi imparano più velocemente a stare seduti su di una superficie piana, apprenderanno più parole nel periodo fra i 10 e i 14 mesi, quando cominceranno a parlare. L’acquisizione della deambulazione autonoma implementa lo sviluppo sociale. Diverse ricerche hanno messo in evidenza che gli infanti, che gattonano o camminano, utilizzano più informazioni sociali nel dirigere le loro azioni rispetto a quelli che non possiedono ancora queste capacità.

Altre ricerche compiute nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria dimostrano che i piccoli, che hanno una significativa padronanza delle capacità motorie, hanno degli ottimi apprendimenti nell’ambito della matematica. Nello specifico, i bambini di scuola dell’infanzia che posseggono una maggiore strutturazione della motricità fine hanno una spiccata conoscenza dei concetti matematici nella scuola primaria.

Ulteriori studi hanno rilevato che uno scarso sviluppo delle abilità motorie nella prima infanzia si ripercuote sullo sviluppo percettivo, cognitivo e sociale successivo. I bambini, a cui nel corso dello sviluppo è diagnosticato un disturbo dello spettro autistico, nei primi mesi di vita hanno delle difficoltà in ambito motorio. Recenti ricerche hanno trovato la correlazione fra abilità motorie poco sviluppate durante l’infanzia e la comparsa di un quadro depressivo nell’adolescenza. La maggior parte degli studi fin qui svolti sono concordi nel sostenere che l’acquisizione precoce delle abilità motorie è correlato ad uno stato di salute duraturo nell’età evolutiva.

Fonte: Libertus, K., Hauf, P. (2017). Editorial: Motor Skills and Their Foundational Role for Perceptual, Social, and Cognitive Development. Front. Psychol., 8:301. DOI: 10.3389/fpsyg.2017.00301

 

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