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La motivazione allo sport nei giovani atleti

imgPer comprendere la motivazione che spinge nell’età evolutiva ad impegnarsi nello sport, bisogna considerare due aspetti, ovvero il motivo che spinge ad impegnarsi e le strategie che si utilizzano per impegnarsi. Riguardo ai processi motivazionali nello sport, esistono due teorie, cioè la teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan e la teoria dell’orientamento motivazionale, elaborata da Nicholls.

Secondo la teoria dell’autodeterminazione gli individui si impegnano nello sport per due tipi di motivazioni: la motivazione estrinseca e quella intrinseca. La motivazione estrinseca è regolata da fattori esterni all’individuo, come accade quando i genitori esercitano una pressione sul giovane perché egli faccia sport. Nella motivazione intrinseca la regolazione del comportamento è dovuta a dei fattori interni alla persona, come, ad esempio, il desiderio di riuscita, il piacere provato. Questa autoregolazione della condotta dovuta ad una motivazione intrinseca può far raggiungere dei notevoli risultati, determinando un incremento dello sforzo e della tenacia, minori conflitti interiori e un’implementazione dell’attenzione.

Connessi alla teoria dell’autodeterminazione ci sono tre tipi di percezioni, ovvero la percezione positiva delle relazioni interpersonali, la percezione di competenza, la percezione dell’autonomia. In pratica, si continua a praticare attività sportiva nella misura in cui l’ambiente sportivo è sentito come un luogo in cui si instaurano delle buone relazioni con gli altri. Inoltre, si prosegue nell’impegno sportivo, quando si percepisce lo sport a cui ci si dedica come sintonico con le proprie capacità - competenze. L’altro fattore è rappresentato dall’autonomia. In altre parole, la persona persiste nell'impegno in uno sport se avverte una certa libertà di manovra.

La teoria dell’orientamento motivazionale considera la relazione che si crea fra individuo e contesto. Centrali in questa teoria sono i concetti di successo e di insuccesso. Da questo punto di vista, gli individui possono presentare due tipi di orientamento, ovvero l’orientamento centrato sull’io e l’orientamento centrato sul compito. Nel primo il soggetto vive il confronto con l’altro in termini di sfida, dalla quale dipende il proprio valore. In pratica, sa di essere un atleta abile e competente se riesce ad imporsi sugli avversari.

Nel secondo orientamento il soggetto vive il proprio successo o insuccesso nello sport come frutto esclusivo del suo impegno. In altri termini, attribuisce la sua vittoria o la sua sconfitta, e, quindi, la sua competenza sportiva, alla validità dell’allenamento che ha preceduto la gara. Nel primo orientamento si crea un rapporto conflittuale con gli altri, che sono visti come avversari da superare, mentre nel secondo si produce un rapporto positivo e cooperativo con l’alterità, in quanto ognuno è artefice del proprio destino, che dipende solo ed esclusivamente dall’impegno dedicato.

Una ricerca anglo - norvegese (Università di Birmingham e Università di Oslo) ha voluto capire quale motivazione è alla base dell’impegno di 496 atleti appartenenti a squadre di calcio femminile e di pallamano (età degli atleti compresa fra 11 e 19 anni). Ai giovani sono stati somministrati dei questionari per indagare la motivazione alla base della pratica sportiva, l’autostima, l’impegno messo per il raggiungimento di un obiettivo, il grado di competenza percepita nello sport.

Lo studio ha dimostrato che gli sportivi, che sono fortemente orientati verso il raggiungimento dell’obiettivo che si prefiggono, hanno una buona autostima, che deriva dal sapere di possedere un’elevata competenza in ambito sportivo. Tale vissuto si ritrova più frequentemente nei giovani che si dedicano allo sport per una motivazione intrinseca. 

Fonte: Gjesdal, S., Appleton, P., R., Ommundsen, Y. (2017). Both the “What” and “Why” of Youth Sports Participation Matter; a Conditional Process Analysis. Front. Psychol., 8:659. DOI: 10.3389/fpsyg.2017.00659

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