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Per riconoscere viso e colori il cervello ha aree dedicate

imgSecondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of sciences" da Gerwin Schalk del New York State Departement of Health ad Albany, negli Stati Uniti, e colleghi di altri istituti statunitensi, nel cervello c'è una specificità funzionale anatomica ben precisa, almeno per quanto riguarda il riconoscimento dei visi e la percezione dei colori.

 Il risultato offre quindi una risposta sperimentale a una questione dibattuta nelle neuroscienze fin dai tempi dei suoi padri fondatori, come Paul Broca (1824-1880), a cui ancora oggi è intitolata l'area cerebrale che sovrintende al linguaggio articolato, e soprattutto Franz Joseph Gall (1758-1828), ideatore della frenologia, dottrina secondo cui rilievi e depressioni del cranio corrispondevano a specifiche funzioni o  capacità (come il "bernoccolo della matematica").
Le moderne tecniche di imaging non sembrano aver risolto in modo definitivo la questione. La risonanza magnetica funzionale, che consente di evidenziare le aree del cervello attive mentre il soggetto è impegnato in un compito, ha rivelato l'esistenza di regioni della corteccia che rispondono in modo selettivo a specifiche classi di input, come gli stimoli visivi che permettono il riconoscimento dei visi.
Le analisi multivoxel degli schemi di attività, che applicano alle immagini di risonanza magnetica metodi tratti dall'analisi statistica, hanno però messo in discussione questo modello, perché mostrano che le regioni individuate come specifiche per determinati stimoli spesso contengono informazioni su altri stimoli.
La domanda che ora si pongono gli studiosi è: queste informazioni non specifiche sono rilevanti nel determinare il comportamento?
Alcuni studi hanno dimostrato che l'aria fusiforme delle facce, all'interno dell'area cerebrale nota come giro fusiforme, contiene anche informazioni che non c'entrano con il riconoscimento dei visi, per esempio la capacità di distinguere le sedie dalle automobili. Questo però non basta per dire che l'area fusiforme delle facce è implicata in modo causale nella percezione degli stimoli non facciali, perché non è dimostrato che il resto del cervello stia "leggendo" quell'informazione.
L'occasione per dirimere la questione si è presentata agli autori di questo studio grazie a un paziente a cui per motivi clinici sono stati impiantati alcuni elettrodi in corrispondenza del giro fusiforme. Gli autori hanno potuto stimolare elettricamente singoli siti dell'area fusiforme delle facce mentre il soggetto osservava vari oggetti. In seguito alle stimolazioni il paziente riferiva di vedere visi illusori,  indipendentemente dall'oggetto osservato. In modo del tutto analogo, stimolando alcuni siti correlati alla percezione dei colori si producevano arcobaleni illusori.
Questi risultati, secondo i ricercatori, corroborano l'ipotesi che alcune regioni della corteccia cerebrale siano coinvolte in modo causale esclusivamente in un singolo e specifico processo mentale, invitando alla cautela sull'idea molto diffusa che qualunque informazione si possa decodificare dal cervello sia causalmente rilevante per il comportamento.

Fonte: Le Scienze, 03/11/2017

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