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Fuma lo spinello

Ho un figlio di 17 anni e da un anno ha lasciato lo studio per andare a lavorare.
Ma questo è solo una scelta di vita non negativa, quello che mi preoccupa è che ad intervalli di tempo faccia uso dello spinello.
Non riesco a fargli capire che si fa del male. Lui risponde che è una cosa non dannosa e poi al mondo ci sono tante cose che fanno del male.

So di aver sottovalutato un brutto episodio successo mentre lui entrava nell'adolescenza, abbiamo lavorato tanto con mio marito per riacquistare una figura autoritaria nei suoi confronti ed in parte ci siamo riusciti.
So che la strada che si percorre ogni giorno non potrà mai essere sempre in piano ma il fatto che lui faccia uso di questa sostanza non mi dà la possibilità di sentirmi totalmente fiduciosa nei suoi confronti.

Questa situazione provoca in me profonda amarezza e senso di impotenza e preoccupazione, e vorrei per questo da voi un consiglio. 
Grazie in anticipo.

 

Gentile signora,
nel descrivere i comportamenti di suo figlio lei parla giustamente di "scelte di vita" riferendosi in particolare alla scelta fatta tra "studio e lavoro". E’ importante puntualizzare il concetto di "stile di vita" quando si affrontano argomenti come quelli da lei proposti.

Lo "stile di vita" può essere definito, semplificando, come quell’insieme di comportamenti e di reazioni standard che ognuno di noi apprende attraverso le relazioni sociali (il rapporto con i parenti, con gli amici, … le influenze della scuola, dei mass-media, ecc.). Si tratta di un mix tra caratteristiche personali (dell’individuo) e fattori socio-culturali (dell’ambiente):
Sono comportamenti, quindi, non statici né immutabili, ma, in quanto appresi, sottoposti sempre a verifica: possono continuare o cambiare.

Fare scelte che hanno a che fare con la nostra vita è dunque un modo per sperimentare, per apprendere, per crescere. Non sempre, purtroppo, ogni scelta apporta salute.
Usare sostanze stupefacenti (le così dette droghe) "non fa mai bene", "non risulta necessario ad imparare e/o a diventare adulti". Non ci sono sostanze stupefacenti più sicure di altre, né tantomeno quantità giuste o periodi di tempo più sicuri.

Se una sostanza è tossica, lo rimane sempre indipendentemente dal nome che porta, dall’illegalità o meno, dal fatto che possa essere acquistata al bar o nella piazza dietro casa. Quando usiamo una droga attuiamo una scelta, o meglio un comportamento che possiamo considerare a rischio; certo all’inizio ci può anche andare bene … ma possiamo tranquillamente affermare che "rischiare con le droghe" non vale mai la pena!

Circolano in mezzo a noi un "sacco di messaggi" sulle sostanze stupefacenti (ed in particolare sulla cannabis: alias "spinello", "canna", "fumo", "erba", e quant’altro) che di aiuto non sono molto; non offrono una cornice orientativa, sembrano semmai dei lascia-passare verso facili soluzioni del tipo: "se ognuno dice la sua allora significa che roba molto seria non è … " e "se una roba non è molto seria, vuol dire che la posso usare, cioè fumare !!!".

Se penso ai ragazzi che fanno uso di cannabis incontrati in questi anni, mi pare che il quadro che emerga c’entri poco con la "trasgressione" e molto con la "normalizzazione del comportamento": sembra quasi che attuino una scelta d’uso consapevole, manifestando un certo "sapere" sul tipo e sugli effetti delle sostanze … sembrano giovani "normali", come "normale" è la loro vita (studio o lavoro che sia), come "normale" è la loro cultura (che è quella di tutti … e poiché tutti lo fanno allora lo posso fare anch’io).

Vede signora, ho fatto questa lunga premessa solo per cercare di farle intuire come il rapporto persona-droga non può essere risolto solo in questo rapporto a due, ma va sempre collocato in un ambiente, in una cultura che facilita stili di vita e scelte comportamentali.
Ciò non deve significare un’arresa da parte di chi a questo gioco non ci sta, ed in primis da parte della famiglia.

E’ importante che lei e suo marito abbiate iniziato a "preoccuparvi" ed a voler "occuparvene". E’ importante che con suo figlio "ci stia parlando", Riuscire poi a cambiare qualcosa o qualcuno è impresa un po’ più ardua.
Dai dialoghi da lei descritti mi suggerisce alcuni stimoli per le vostre discussioni e riflessioni, che tratterò in modo astratto, naturalmente.

Si dice: "lo spinello non fa male"; proviamo a porre il quesito nel seguente modo: "se non fa male (ed è tutto da dimostrare!), a che cosa fa bene da doverlo usare? (a te? a me? ai tuoi amici? alla nostra famiglia? al nostro rapporto?)". Pongo sempre questa domanda a chi incontro e mi provoca con la storia del "non fa male" …. Non ho ancora trovato chi mi risponda in modo soddisfacente.

Si dice: "al mondo ci sono tante cose che fanno del male"; è vero, ma proprio per questo motivo è meglio evitare di contribuire a "questo male" almeno per quelle cose che dipendono da noi. Nostro dovere è contribuire a migliorare questo mondo, non a peggiorarlo: e possiamo farlo solo iniziando ad avere cura di noi.

Non cerchi lei le risposte alle domande di suo figlio: lo aiuti ad interrogarsi, a non accontentarsi di quello che "si dice", di quello che "fanno gli altri".

Lei riferisce "un brutto episodio intervenuto…", certo ci sono ferite che fanno più male di altre; ma è importante avere la consapevolezza che vi sono "unguenti" che nel tempo e con l’aiuto di qualcuno leniscono le ferite.

Noi possiamo sempre modificare il presente introducendo novità, cambiamenti, occasioni, idee e modi diversi di vivere. Il passato no, è più difficile da modificare, ma il futuro dipende sempre da ciò che facciamo e siamo oggi. Non abbassi la guardia sull’uso di sostanze stupefacenti di suo figlio; concordi sempre il da farsi assieme a suo marito (l’autorevolezza del ruolo genitoriale riconquistato, da lei riferito, è una vostra buona risorsa), non smettete di ascoltare e di parlare con vostro figlio. Non serve drammatizzare, ma non serve neanche essere lassisti ("lasciare andare … e sperare che me la cavo").

Cercate di avere la consapevolezza che se anche ogni vostro intervento, discussione, riflessione su questo tipo di comportamento non potrà essere risolutivo nel breve periodo, la vostra attenzione e "tensione" sull’argomento potrà senz’altro facilitare e preparare il terreno a nuove scelte ed opportunità. E’ importante soprattutto per i figli di questa età (e non solo) che i genitori abbiano idee chiare, esplicite e coerenti.

Abbia fiducia in suo figlio e non su quello che usa: le sostanze stupefacenti alterano sempre le relazioni (oltre che alterare le persone) ed è per questo che non fanno mai bene. Continui ad informarsi non solo su di lui, ma anche sugli ambienti che frequenta e sul tipo di cultura che lì circola; in altre parole cerchi di conoscere quali rischi suo figlio assume e come li assume: sono sempre indicatori importanti per capire l’eventuale disagio che si sta vivendo e la compromissione raggiunta tra persona-droga.

Crescere non è mai facile – né a 17 anni né a 47 anni – dobbiamo sempre rimboccarci le maniche ed imparare cose e stili di vita diversi. Pensi però che cambiare si può; e come con gli altri si impara a "fumare", con gli altri si impara anche a fronteggiare questo "fumo".

Si dia un tempo per verificare come le cose stanno andando e se qualcosa si sta modificando. Non si senta sola (non sentitevi soli come genitori): questa sarebbe la prima vittoria della sostanza stupefacente (le droghe isolano sempre!). Sappia anche che farsi aiutare – quando da soli non si riesce o quando le difficoltà divengono problemi non più gestibili autonomamente – è un modo per cambiare e per far cambiare.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001

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