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Comportamenti "tricotillomaniaci"

Siamo genitori di un bambino di quasi 10 anni che ha iniziato da qualche mese a manifestare comportamenti "tricotillomaniaci". Nostro foglio G. frequenta con profitto la IV classe elementare è sano e molto sportivo, intrattiene buone amicizie con i suoi compagni di scuola e di Basket, in famiglia non vi sono particolari problemi (fatte salve alcune inevitabili banali "tensioni coniugali" che sempre si concludono con un'intesa.
Purtuttavia constatiamo che G. ha instaurato tra sé e la scuola (così come tra sé e gli sport che pratica) un rapporto che gli determina una forte "ansia da prestazione".
Denotiamo questo atteggiamento quando, non riuscendo ad eseguire un compito rifiuta il nostro intervento e pretende da se stesso il successo in ogni caso, piangendo e arrabbiandosi - ovviamente - laddove ciò non avviene con immediatezza. Lo notiamo altresì quando nelle partite di minibasket gli capita di non fornire una buona performance. E' così forte la sua attesa di prestazione che, non riesce a gioire del gioco e addirittura anche della vittoria della squadra qualora il suo contributo non sia stato determinante e non abbia giocato al meglio.

Ci siamo interrogati io e mia moglie su quali potessero essere le cause di tale comportamento di nostro figlio e pensiamo che sia un concorso dei seguenti fattori:

1. richieste dell'ambiente scolastico troppo improntate, a ns. avviso, alla prestazione;innegabile atteggiamento ansioso della madre in ordine a qualsivoglia aspetto della vita di G. (che è figlio unico);

2. forse anche approccio "competitivo" con la figura paterna. Infatti, nei primi anni di scuola, quando G. ancora doveva imparare e "trovare se stesso scolaro" sia io che mia moglie gli abbiamo fatto presente - sicuramente sbagliando - quali fossero stati i successi scolastici dei suoi genitori (poveri stupidi!!).

3. Io, il padre, ho un'emiparesi che mi consente di condurre una vita quasi normale ma che non mi da modo di correre e fare sport. E' possibile che G. - che non mi ha conosciuto prima dell'incidente che mi ha provocato l'emiparesi, ma che vede in casa le foto del padre quando era giovane e molto sportivo - stia riscattando il "cono d'ombra" del papà.

In questo breve quadro ci domandiamo se le manifestazioni tricotillomaniache di G. possano essere considerate una fase temporanea correlata alla crescita o se, invece, si debba considerarle quale segnale di qualche cosa di più serio e se si, vorremmo un consiglio su come affrontarlo.
Grazie

sostieni_educareit

 

Gentile "Padre" di G.,
sono rimasta piacevolmente sorpresa della lucidità ed obiettività con la quale descrive la situazione.

Non sono però riuscita a dedurre con sufficiente chiarezza cosa Lei intenda invece per "MANIFESTAZIONI TRICOTILLOMANIACHE", ovvero, quale sia il grado delle manifestazioni nel caso di Suo figlio. Sarebbe opportuno sapere se si tratta "solamente" di un giocherellare con i capelli in momenti più o meno di concentrazione (mentre il ragazzino studia o guarda la TV), tirandosi e attorcigliandosi i capelli (o le ciglia o le sopracciglia?), da quanto tempo persiste il comportamento e soprattutto, se c’è già una vistosa caduta di capelli che interessa le zone sottoposte alla continua manipolazione da parte di Suo figlio e se le lesioni siano molteplici o estese.

Non sapendo i sintomi specifico-concreti e non conoscendo il grado, la frequenza e la persistenza del comportamento di Suo figlio, non posso dire se si tratti di "manifestazioni tricotillomaniache" vere e proprie, in cui lo strappo dei capelli avviene in maniera compulsiva, in momenti e luoghi particolari o addirittura ritualizzati. Inoltre sarebbe interessante sapere se G. tende a negare il fenomeno oppure no.

In caso si trattasse solo di frequente attorcigliamento dei capelli (senza strappo vero e proprio!), io non drammatizzerei eccessivamente il comportamento del bambino.

Se invece le chiazze sul cuoio cappelluto dovessero essere ben visibili o se il ragazzino effettivamente si fa del male in modo compulsivo, allora valuterei anche l’ipotesi di un ciclo di colloqui terapeutici. Con i soli elementi che ho in mano non posso però essere più precisa per quando riguarda la sussistenza di quest’ indicazione.

Per quanto riguarda l’argomento tricotillomania, Le consiglio di leggere anche la mia consulenza nr. 805 con oggetto Tricotillomania.

Per quanto riguarda invece gli altri aspetti che Lei descrive molto dettagliatamente nella Sua lettera, penso anch’io che si tratti effettivamente di un periodo connotato da "ANSIA DA PRESTAZIONE". Lei accenna a 4 punti, scaturiti da un’attenta autoriflessione da parte di Voi genitori.

1. SCUOLA: sarebbe auspicabile una stretta (ma non ansiosa da parte Vostra!) collaborazione con gli insegnanti. Conosco insegnanti che si sono messi d’accordo con genitori di bambini "iperansiosi da prestazione" ovvero "perfezionisti" di NON premiare (con voti e simili) questi ultimi in caso di "perfezione" e di premiarli invece in caso di "non perfezione". Ma questo non vuole affatto essere un consiglio per Lei o le insegnanti, ma intende essere solamente uno stimolo-imput possibile, per progettare degli interventi individualizzati per G.

2. MADRE ANSIOSA: lei scrive dell’ "atteggiamento ansioso" da parte della madre. Nell’atteggiamento ansioso solitamente c’è sempre anche una forte componente di "attaccamento ansioso". Sarebbe auspicabile che la madre affrontasse questo concetto.

3. Il concetto di COMPETIZIONE è molto affascinante, specie per i ragazzini dell’età di Suo figlio. Per quanto riguarda l’aspetto sportivo (Mini-Basket) vi consiglio di leggere l’articolo del collega Maurizio Bertollo sullo sport e il gioco "Pensare, agire, sentire ovvero giocare".

4. LA SOSTITUZIONE DELLA "PARTE che il PADRE ha PERSO: come Lei accenna, può darsi che il bambino "stia riscattando il cono d’ombra del papà". Può darsi che G. voglia essere specchio di quella parte del papà che non c’è più, ovvero la parte attivamente sportiva del padre come era prima dell’incidente e dell’emiparesi. Potrebbe essere che il bambino voglia inconsciamente rappresentare ora nel presente tutto ciò che il padre ha perso a causa dell’incidente, consolandolo per questa sua perdita.

Lei scrive che Suo figlio durante lo svolgimento dei compiti "rifiuti il Vostro intervento". Cercate di intervenire durante i compiti solo se il bambino Ve lo chiede esplicitamente. 

 

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 11, ottobre 2002

 

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