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A due anni rifiuta il cibo

Sono la mamma di una bambina di due anni e purtroppo ho un problema, penso comune a molti genitori: non mangia e l'ora del pranzo diventa per lei e per me un trauma con pianti urli ecc..
Mi vergogno di dirlo ma sono anche un medico e forse questo non gioca a mio favore per tanti motivi, ma ho veramente bisogno di un consiglio. Devo anche dire che la mia bambina non ha mai avuto molto appetito già al tempo dell'allattamento durato peraltro solo due mesi, e quindi non riesco a trovare una causa o concausa in questo suo atteggiamento di quasi rifiuto del cibo, devo però far presente che la crescita è regolare anche se nella media inferiore come percentile.

Le ho provate tutte ma forse un vostro consiglio può darmi un po' di luce!!!
Grazie.


Gentile signora,
il momento del pranzo ovvero l'esperienza dell'assunzione di cibo non è solo la mera soddisfazione di un bisogno fisico, ma rappresenta un momento di grande valenza simbolica. Quest'ultima viene culturalmente e storicamente determinata.
Non solo. Viene determinata in grande parte dai genitori stessi e dal loro modo in cui propongono ai loro piccoli le più svariate associazioni con "l'ora di pranzo". Vorrei accennare solo ad alcune possibilità:
* l'assunzione di cibo come atto di soddisfazione di un bisogno fisico, o
* il pranzo come occasione ed opportunità di "parlare della giornata", o
* il pranzo come spiacevole obbligo di render conto della giornata , ecc. ecc.

Con questi esempi generalizzati che non riguardano già necessariamente la Vostra famiglia, intendo solamente offrirLe un approccio a ciò che vorrei dire: l'esperienza-cibo viene, si voglia o no, associato sempre a qualcosa.
Questo processo di associazione, più o meno consapevolmente, inizia a delinearsi già alla nascita, e si protrae solitamente per anni ed anni prima che l'interiorizzazione dell'associazione, negativa o positiva che sia, dimostri degli effetti. La Sua bambina è ancora piccola, ha appena 2 anni, sicuramente ha dunque ancora tutto il tempo per "associazioni" positive!

Lei parla di "trauma" in riferimento all'ora di pranzo. Per prevenire che i momenti dell'esperienza-cibo vengano davvero, nel tempo, associati ad esperienze di "trauma", bisogna semplicemente evitare che le ore del pranzo vengano quotidianamente vissute dai piccoli come tempi spiacevoli.
Che la Sua piccola non abbia mai avuto molto appetito, nonostante la sua crescita sia regolare, può semplicemente significare che il suo organismo utilizza e gestisce le sostanze nutritive assunte in modo diverso. Non tutte le persone (piccole o grandi che siano) hanno bisogno della stessa quantità di calorie, ma con questo penso che non Le dico assolutamente niente di nuovo.
Provi ad ascoltare le esigenze della sua piccola, probabilmente il suo organismo non richiede tutto quello che Lei pensa che debba richiedere.

Il fatto che la sua crescita sia normale è una bellissima notizia! Se non ha ancora abbastanza fame all'ora di pranzo, rispetti questa chiara espressione del suo piccolo corpo. Forse abbisogna di più ore per accumulare la necessaria e sufficiente fame che fa scattare l'appetito. E poi, non tutti i bambini perfettamente sani mangiano 3 o 5 volte al giorno e non tutti i bambini perfettamente sani mangiano la stessa quantità.

Sconsiglierei la puntuale rigidità ai fini del rispetto quotidiano di un determinato numero dei pasti e di una determinata quantità di cibo da assumere. Ritengo molto più importante che Lei dia alla Sua piccola frequenti occasioni di associare il momento a tavola a esperienze serene. Anche a costo di farle saltare un pasto.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 4, Marzo 2001

 

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