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Battaglia inutile per il cibo

Sono la mamma di una bambina di 4 anni e 8 mesi, senza fratellini, e "combatto", insieme a mio marito una battaglia inutile per il cibo.

Premetto di aver letto tutte le risposte che avete dato agli altri genitori ma nessun caso risponde al mio: mia figlia Veronica non ha mai mangiato altro che latte, crakers, cioccolata, e per pranzo pastina con omogeneizzati che non siano altro che manzo, vitello, prosciutto e trota. Niente altro!

E' molto abitudinaria, vuole mangiare nel suo piatto, con il suo cucchiaio, e possibilmente a casa sua. Il latte, ad esempio lo vuole nel biberon e proprio non lo concepisce nella tazza. Riusciamo a camuffare il succo di frutta o il tuorlo d'uovo solo e soltanto dentro il latte (sperando che lei non se ne accorga...) E' di scarso appetito, la sua alimentazione odierna ad esempio, è stata la seguente: 400 ml. di latte (200 ml. la mattina e 200 ml. la sera),sette cucchiai di pastina (quattro a pranzo in bianco con l'olio e tre a cena con l! la trota) qualche pezzo di uovo Kinder e circa mezzo litro d'acqua. E' alta 110 cm. e pesa circa 18 Kg. e non ha patologie particolari.

Frequenta l'asilo e all'ora di pranzo la devo riportare a casa per farle mangiare un piattino di pastina. Per mesi abbiamo provato, d'accordo con le sue maestre a farla mangiare presso la mensa dell'asilo, ma non ha mai toccato cibo. Alla fine si sono arrese anche le maestre, che ci hanno pregato di riportarla a casa per l'ora di pranzo, anche se le ponevano davanti il famoso piatto con l'omogeneizzato, da lei categoricamente rifiutato. Manifesta una certa curiosità per il cibo "normale": carne, pizza, frutta, patatine fritte ecc, ma nel momento in cui le si chiede con noncuranza se vuole assaggiare, lei fa una faccia tra il nauseato e lo schifato e se ne va. Per il resto è una bambina un poco timida ma vivace e molto intelligente. Ovviamente non se ne parla neppure di portarla con noi al ristorante o in pizzeria se non in compagnia del suo biberon di latte. Il suo pediatra si è limitato alle vitamine (Be-Total) per aumentare il suo appetito ma nessuno ci ha mai dato consigli realmente utili.

Sono un po' preoccupata e vorrei capire quando riuscirà a vivere una vita alimentare normale. Attendo con impazienza una risposta.
Grazie.

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Gentile signora,
come ho già detto in una precedente consulenza, (veda la mia risposta in Alimentazione più corretta), in questi ultimi anni si tende ad avere un atteggiamento eccessivamente emotivo nei confronti del cibo.
Sin da piccoli i bambini manifestano i loro gusti personali  nei confronti di determinati sapori e il loro atteggiamento è più o meno interessato alla soddisfazione che viene dal cibo. Gli istinti legati all'alimentazione sono così personali, sia da piccoli che da adulti, che qualsiasi forzatura viene vissuta come un attacco personale, una violenza subita senza motivo e speso è proprio così. Mi sembra che il peso e l'altezza di sua figlia siano nella norma, perciò la sua alimentazione è sufficiente ad assicurarle una crescita normale. Se all'asilo non voleva mangiare, non era una buona ragione farle trovare la minestrina o tenerla a casa. Le si mette davanti ciò che quel giorno è previsto, salvo alcune variazioni di cose che  anche nelle mense delle scuole è possibile avere, e se non mangia non se ne fa una tragedia. Al ristorante viene anche lei e se vuole stare semplicemente in compagnia senza mangiare lo si accetta senza farsi rovinare la serata dal suo atteggiamento. Il biberon lo berrà a casa prima di coricarsi ma non deve sembrare un sostitutivo del pasto.

Il momento dell'alimentazione non deve mai essere un'occasione di lotta tra madre e figli.
Quando il bambino cresce cerca anche un salutare e progressivo distacco dalla madre ed il cibo che è stato simbolo del loro legame diventa anche simbolo della loro autonomia. Se la bambina accetta di mangiare "per far contenta la mamma" in un periodo in cui teme di perdere il suo amore, può anche usare lo stesso mezzo per esprimere le sue pulsioni aggressive. Se la mamma di fronte a questi atteggiamenti si mostra delusa e ferita e si impunta nel volerle imporre il cibo, si attiva una situazione di ricatto che prolungherà nel tempo le difficoltà alimentari che altrimenti si sarebbero risolte spontaneamente. Nel suo caso la situazione si protrae da alcuni anni e perciò sarà sempre più difficile ristabilire un rapporto sereno nella gestione del cibo. Se ci riesce cerchi di essere meno apprensiva e più accogliente nei confronti delle scelte di sua figlia, sposti la sua attenzione su altri momenti, fate assieme delle altre cose (passeggiate, giochi, letture, acquisti - che non abbiano attinenza con il cibo - lavoretti..). Se lei cerca tra le atre consulenze ne troverà molte sul problema del cibo, le legga attentamente anche se riguardano situazioni di bambini più piccoli o addirittura di adulti (es. Disturbi alimentari e del sonno).

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 10, Settembre 2002

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