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La testa fra le nuvole

Buongiorno,
vi ho già scritto e mi complimento per il vostro interessantissimo sito.

Ne approfitto per esporvi un altro piccolo quesito: mia figlia Francesca di 6 anni e 1/2 frequenta la prima elementare e come mi immaginavo dopo i commenti delle sue maestre di asilo, è una bimba molto sveglia ma che tende ad isolarsi nel suo mondo fantastico e porta poca attenzione in classe. Anche durante il corso di ginnastica non segue cosa dice la sua insegnante, copia l'esercizio guardando cosa fanno le sue compagne.

Cerco costantemente di spiegarle che è importantissimo portare attenzione a chi insegna e spiega una lezione anche per faticare meno nell'apprendimento e nelle eventuali lezioni da studiare a casa. Probabilmente è un discorso ancora complicato da capire per una bimba di 6 anni, ma intendo proseguire nel cercare di farle capire che deve ascoltare quando una persona parla. Ricordo che anch'io avevo il brutto vizio di guardare chi mi parlava ma di pensare ai fatti miei, non ascoltando assolutamente chi avevo davanti a me. Ricordo che mi trovavo malissimo soprattutto a scuola e non evitavo brutte figure.

Quel che mi piacerebbe sapere è se questo è un atteggiamento dettato dall'età o se è una caratteristica di un certo tipo di carattere e soprattutto qual è il sistema migliore per "modificare" Francesca. Grazie per l'attenzione.

 

Gentile signora,
una bambina sognatrice, intelligente, ma distratta... Cosa si può celare dietro il termine distratta? Ogni educatore si rende conto ogni giorno entrando in classe che ci sono sempre più bambini assenti e poco interessati.

E' legittimo chiedersene il motivo, la risposta è: la scuola dovrebbe cambiare e cercare di affascinare bambini che volenti o nolenti sono bambini videns abituati all'immediatezza e alla seduzione dell'immagine pubblicitaria. Si dovrebbero, specialmente con i bambini più piccoli, come nel caso di sua figlia, promuovere attività che facciano leva sulle loro motivazioni interne come la curiosità, l'interesse o la fantasia anziché esterne come ricompense materiali o sociali, ciò per permettere agli allievi di sentirsi attivamente partecipi del loro agire e non manipolati. Quante volte da ragazzi cercando di risolvere l'eterno problema della vasca da bagno che si riempiva... ci siamo chiesti "A che mi serve?"

E' la stessa domanda che passa nella testa di questi bambini quando devono stare ore seduti a copiare dalla lavagna; ed è lì quando scatta questa domanda che Francesca comincia a sognare e a pensare a cose più piacevoli. Il consiglio è quello di abituare sua figlia gradatamente a concentrarsi su brevi consegne, anche con semplici disegni con diversi colori, non serve molto tempo, bastano dieci minuti al giorno, ma tutti i giorni. L'ideale sarebbe che Francesca recuperasse la voglia di partecipare, spinta da una grossa motivazione che attivi l'interesse, il quale spinge all'esplorazione: quest'ultima, con le scoperte a cui conduce, provoca la sorpresa e quindi ulteriori esplorazioni; al ripetersi di queste nasce un senso di familiarità e di padronanza che provocano la gioia, la quale aumenta la disponibilità ad interagire ulteriormente.

Francesca potrà trovare la vera motivazione anche con il suo aiuto, conducendola per mano alla scoperta delle proprie risorse, facendole comprendere che stare a scuola vuol dire esserci per prima cosa per se stessa e poi per i propri compagni. Insomma compri il biglietto e la metta sul treno della vita, e ad ogni fermata non rimarrà più accanto al finestrino, ma guarderà insieme ai suoi compagni di viaggio i paesaggi incantati che la scuola gli proporrà.
Arrivederci.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 1, Dicembre 2000

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