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Un banco di fronte al muro

Gentilissima Redazione,
mi rivolgo a Voi per avere un parere su come comportarmi con mio figlio e con la sua maestra.

Ho un bambino di sei anni, Lorenzo, che frequenta la prima elementare. La maestra si lamenta perché non segue con attenzione le lezioni, si distrae facilmente, parla continuamente con gli amici e assume atteggiamenti provocatori nei suoi confronti. Come conseguenza di questo comportamento, Lorenzo e' stato spostato dal suo posto a un banco vicino alla maestra rivolto con la faccia al muro.

Come reazione, Lorenzo ha scarabocchiato il muro che aveva di fronte e ha detto alla maestra che lui non segue la lezione perché si annoia. Io non voglio intervenire nelle scelte didattiche della maestra, ma mi sembra eccessivo tenere un bambino con la faccia rivolta al muro e con la classe alle spalle. Considerando poi che Lorenzo e' molto orgoglioso, temo che questo comportamento possa avere l'effetto contrario.

Vi faccio i miei complimenti per il sito e Vi ringrazio per l'attenzione.

 

Gentile signora,
gli anni della scuola elementare il bambino non trascorre più la maggior parte del tempo in famiglia, ma a scuola. Si deve adattare a far parte di un gruppo e deve soddisfare molte più richieste di prima. Il suo mondo diventa pieno di regole e di doveri. In questa fascia d'età balza in primo piano il problema del controllo e dell'autocontrollo. I bambini della scuola primaria amano le regole e le strutture. Li aiutano a prendere le distanze dai loro sentimenti più infantili, che devono essere tenuti a freno perché i bambini possano concentrarsi ed imparare.

A questa età i bambini provano piacere a usare e a esplorare il linguaggio, la ragione e le abilità intellettive. Deve farsi degli amici, risolvere i conflitti, trovare un posto nel gruppo sociale. Perché possa far questo e si apra ai nuovi rapporti, nuovi pensieri, nuove capacità, nuove cose da imparare, deve partire da una base sicura. Si deve sentire un individuo distinto dai genitori, deve credere in se stesso ed essere convinto che il mondo abbia molto da offrirgli.

La punizione che è stata inflitta a suo figlio, è una punizione poco produttiva, che ha avuto l'unico effetto di aumentare il suo disagio e la sua diffidenza verso la scuola e l'insegnante. La punizione efficace è quella che porta il bambino a farlo riflettere, ma non inibisce il suo apprendimento. Se però reagiamo in maniera esagerata al vissuto di Lorenzo a scuola, potremmo trasmettergli il messaggio che il mondo esterno è pericoloso e pieno di potenziali nemici. Ne può sorgere una reale difficoltà ad accettare le cose buone che vengono dagli altri. In forma estrema questo atteggiamento può portare al rifiuto della scuola.

Un bambino che affronta la scuola con mille paure ha bisogno che invece i genitori ci credano, siano convinti che ha delle cose buone da offrire e che sia un posto sicuro. Il consiglio è di parlare con molta franchezza con l'insegnante, facendo passare il messaggio, non come una critica (anche se sinceramente la punizione è assai criticabile), ma come un modo per intraprendere un cammino insieme, scuola e famiglia, per la serenità di suo figlio.

Cordiali saluti.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 1, Dicembre 2000

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