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Mancato rendimento

Ho letto con estremo interesse l'articolo "Avere capacità a scuola ma non sfruttarle" ed ho inquadrato esattamente la situazione di mio figlio: ha 15 anni e frequenta, con risultati scarsi, la classe V. ginnasio. Ha un rendimento di gran lunga inferiore alle proprie capacità in tutte le materie e la situazione si protrae ormai dall'inizio dell'anno scolastico. A scuola non partecipa, è disinteressato, annoiato, non si concentra e spesso dimentica di fare i compiti. Sembra che gli insuccessi non lo scalfiscano minimamente e con gli insegnanti ed i genitori mantiene un atteggiamento ritirato, di mutismo assoluto.

Tengo a precisare che questo atteggiamento è iniziato già alla scuola media inferiore ma solo durante quest'anno scolastico si è aggravato, complice forse l'età ingrata. La cosa paradossale è che, da sempre, tutti gli insegnanti sottolineano la velocità di apprendimento che caratterizza questo ragazzo quando si dà un minimo da fare. Io sono perciò desolata e non riesco a farmene una ragione, c'è ancora modo di recuperare la situazione? A chi mi potrei rivolgere e con quali aspettative reali di cambiamento?

Grazie infinite per la risposta e cordiali saluti.

sostieni_educareit

 

Gentile signora
il "mancato rendimento" di un ragazzo a scuola è ascrivibile a diversi fattori, spesso interagenti tra di loro. Ne facevo cenno nell'articolo che lei cita e qui li ricordo brevemente per chiarezza di informazione.

Nell'underachievement vi possono essere cause di tipo "strumentale", ovvero un scarso sviluppo di quegli automatismi su cui si costruiscono gli apprendimenti complessi.
Occorre considerare anche una possibile carenza di tipo metacognitivo, comprendendo in questo caso tutte quelle abilità - soprattutto di tipo strategico -legate al metodo di studio che agevolano il progresso scolastico e permettono di affrontare, senza "soccombere", l'inevitabile aumento del carico di lavoro.
Vanno contemplate poi le cause di tipo emotivo-motivazionale; ogni ragazzo, man mano che avanza negli studi, raccoglie informazioni circa la sua adeguatezza come studente e spesso si stabilisce una chiara correlazione tra "quanto si sente bravi" ed il proprio successo scolastico.

Infine i motivi di ordine relazionale, che chiamano in gioco i rapporti con i familiari e gli insegnanti: spesso infatti "lo studio è la moneta" attraverso cui si tenta di dare/ottenere apprezzamento, maggiore attenzione gratificazioni materiali e via dicendo.
Mi è capitato ripetutamente di osservare come genitori brillanti e laureati possano costituire per i propri figli modelli troppo elevati di comportamento, di fronte ai quali essi sentono di non poter "misurarsi" (talvolta di "competere"). Anche questa dinamica relazionale può dunque essere all'origine del disinvestimento nello studio.
In definitiva se l'underachievement è l'esito, le cause possono essere molteplici: la loro corretta individuazione permette di poter operare con reali aspettative di cambiamento.

Ciò che mi racconta della sua situazione non è molto e soprattutto mi stimola alcune domande: perché un ragazzo che ha cominciato a "non brillare" durante la scuola media si è iscritto (o è stato iscritto) ad un liceo classico? Perché lei che scrive di non farsi una ragione del mancato impegno di suo figlio (quindicenne) nello studio non sembra altrettanto preoccupata dei suoi mutismi assoluti e della mancanza di dialogo?
Non me ne voglia: credo che da interrogativi come questi, oltre che da una buona ricostruzione anamnestica, sia necessario partire per una corretta comprensione della situazione.

Cordiali saluti.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 9, Agosto 2005

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