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A 12 anni fa sesso on line

Buongiorno, le scrivo perché ho fatto una scoperta che ha fortemente turbato e spaventato me e mia moglie.
La settimana scorsa ho scoperto tramite un programma che memorizza i messaggi inviati dal computer di casa, che mio figlio di 12 anni e 3 mesi attraversa un periodo non facile e credo preoccupante, frequentando chat a scopo sessuale.

E' entrato in una chat di giochi on line e si e' finto una donna di 20 anni; ha praticamente iniziato la conversazione con uno sconosciuto dicendogli: ti amo, poi ha iniziato a provocarlo con frasi che mi hanno sconvolto dato la giovane eta', ha praticamente fatto sesso orale on line, invitando il tipo a sbottonarsi il pantalone e chiudere gli occhi, lui fingendosi donna si offriva di ... praticargli sesso orale.
La conversazione e' finita, senza neanche un saluto, poi ha invitato un altro fingendosi sempre donna... e ha continuato a fare sesso on line.
La cosa che vorrei capire, e' possibile che un ragazzo di 12 anni possa già usare frasi e parole di una sfrontatezza allucinante e imbarazzante e altamente erotica, e se il fatto che si finga donna e' una turbativa mentale... cioè potrebbe essere gay o e' frequente per ragazzi che cercano sesso on line fingersi donna e provocare uomini?
Preciso che si e' fidanzato da pochi mesi con una ragazzina sua coetanea, e che tutti i giorni si incontrano, ma a detta sua senza far nulla se non un semplice bacetto, comportamento del tutto opposto alla persona che invece e' in chat...
Ho parlato con lui ha ammesso di aver chattato, ma non ha voluto dirmi i motivi, io ho tralasciato di dirgli di conoscere i particolari sessuali della chat.
Il ragazzo e' una persona tranquilla, allegra perfettamente inserito in società, gioca a calcio, e' attivissimo e intelligentissimo, non ha mai avuto alcun problema psicologico né familiare, è il primo di tre figli maschi.
La prego di rispondermi urgentemente io e mia moglie siamo in pieno panico, non sappiamo proprio come prenderlo e cosa fare.

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Gentile famiglia,
il panico non è il miglior consigliere.
Quando non c’era Internet, i piccoli guardavano sotto le gonne o spiavano dai buchi della chiave. Assolutamente normale. Ora, ai buchi della chiave si sono aggiunti i mezzi di comunicazione di massa (mass media) come Internet, propriamente detti  “mass”, visto che toccano  tutti, compresi gli adolescenti, curiosi per la natura della loro età. Curiosi di tutto ma anche e soprattutto, per esigenza naturale, della comparazione sessuale, dell’identità e differenza tra proprio e altrui sesso, del mettersi nei panni di un uomo e una donna, ecc. Dunque, Vostro figlio rientra nell’assoluta normalità, volendo appartenere a tutti gli effetti alla “massa” e sfruttando le opportunità (ad es. chat) offerte dai mezzi di comunicazione di massa. Forse Vostro figlio è stato ulteriormente incoraggiato da parte di uno o più compagni di classe, non sarebbe la prima volta che tra ragazzi si stabiliscono dei “compiti” e giochi di ruolo da svolgere in chat, anzi, si tratta di una modalità abbastanza diffusa tra coetanei.
Certo non è facile educare e formare le persone ad un utilizzo perspicace, responsabile, consapevole dei mezzi di comunicazione di massa (giornali, televisione, Internet) che, come sappiamo, propongono di tutto e di più, non svelando facilmente i loro potenziali di manipolazione.
Bisogna distinguere due livelli, uno generale e assolutamente normale che riguarda tutti i ragazzi e che li vede curiosare ed osservare come sono “fatti” gli altri e come si comportano, che li vede “annusare”, più o meno virtualmente (che sia attraverso il buco della chiave, le gonne, i giornalini, le chat, il rapporto con un ragazzino o una ragazzina) il sesso e il comportamento, quello proprio, quello simile “omo” e quello altrui “etero”, al fine di una comparazione che nel corso degli anni contribuisce a formare l’identità sessuale. In questo contesto non è insolito che i ragazzi si fingano di essere un altro o un’altra, per svariati motivi: per mettersi nei panni di un altro, per testare la reazione di chi ha un sesso simile al proprio, per confrontare/paragonare le reazioni diverse/opposte o simili che hanno uomini diversi, anche se dello stesso sesso, per raccontare l’esperienza ai coetanei ecc.
Avete fatto bene a non dire al ragazzo i particolari della chat a Vostra conoscenza. Durante quest’età i ragazzi sono spesso molto sensibili di fronte all’immischiarsi da parte dei genitori. Ma ovviamente potete fare dei ragionamenti sufficientemente generali che però non “tocchino” da troppo vicino il ragazzo durante un periodo sensibile, cominciando ad esempio con un discorso generale sui mass media, le loro potenzialità manipolatorie, la non sempre esistente sovrapposizione di realtà e virtualità. Se volete, potete stabilire un limite massimo da stare quotidianamente davanti al computer.  Potete anche chiedere il ragazzo, in generale, dove ha navigato di bello e in occasione di questa domanda – sempre se il ragazzo non sembra rispondere di controvoglia – potete eventualmente anche approfondire il discorso, allargandolo ad argomenti più vicini al concetto d’amore e sesso, ad esempio discutendo sui vari concetti d’amore (amore platonico, sesso con amore, sesso senza amore, porno ecc.) utilizzati dai mass media. Insomma, una discussione sulla frequente e riduttiva identificazione di amore e sesso potrebbe essere un inizio per conoscere più da vicino i pensieri di Vostro figlio.
Il secondo livello riguarda la specifica formazione sessuale di Vostro figlio. Direi che è impossibile stabilirla già adesso, solo in base a qualche chat. Dovrei conoscere meglio il ragazzo ed osservarlo nella sua vita quotidiana al fine di poter avanzare l’ipotesi di un’eventuale omo-o eterosessualità.  Comunque sia, è importante che trovi la sua identità sessuale con calma e in modo sereno e che non trovi pregiudizi o – peggio – condanne da parte dei propri genitori che esplicitano di preferire una determinata identità sessuale piuttosto che un’altra. Così come il ragazzo non può scegliere se diventare omo-o bi- o trans-o eterosessuale, così anche i genitori non hanno scelta. O accettano il ragazzo così come è, oppure non riescono ad accettarlo, soffrendone parecchio.
Vi consiglio di leggere la mia consulenza “Come si diventa gay”, ribadendo però che in base alla Vostra lettera non ho elementi sufficienti per poter attribuire una determinata caratteristica sessuale al Vostro ragazzo. Che il ragazzo si finga donna e provochi uomini può avere più motivi, come già detto sopra, che vanno da un semplice gioco di ruolo (con ruoli intercambiabili) e la sperimentazione di reazioni proprie e altrui alla differenziazione sessuale, tramite un gioco (in questo caso chat) scoperto da solo oppure stabilito insieme ai compagni di classe.
In sintesi: invitate pure il ragazzo a parlare dei più vari argomenti,  dei compagni, della sua ragazzina, di più o meno belle navigate in Internet ecc., ma senza mai riferirVi alla concreta chat. Sarebbe auspicabile che  sia il ragazzo a volere raccontare e che non siate invece Voi a spingere il ragazzo a risponderVi. Per questo è necessario un clima di rispetto particolare. Non vi trovato più  di fronte al Vostro bambino ma di fronte al Vostro piccolo uomo che si accinge a diventare uomo.
E’ più importante una determinata identità sessuale (omo-o bi-o trans-o eterosessuale che sia), oppure è più importante che la persona sia felice, equilibrata, serena, in pace con sè, autrice di una propria scala di valori e in armonia con essa, in continuo dialogo con il concetto di amore (al di là dell’amore inteso come mero sesso), possibilmente accettata, accolta e amata incondizionatamente dai suoi genitori?
Un piccolo che diventa grande deve avere la possibilità, anche grazie ai genitori, di imparare l’amore in senso lato, il vero amore, amore che va ben al di là di una mera dimensione sessuale.
Ma anche i genitori devono continuare a imparare l’amore: il passaggio tra essere genitori di bambini piccoli e genitori di ragazzi che diventano uomini non è quasi mai facile e spesso si muove sul filo tra il legittimo essere preoccupati e l’invadente essere curiosi e controllori; e il desiderio radicato in molti genitori - starei per dire quasi patologico - che i figli corrispondano alle proprie precise aspettative. Ma amore non è desiderio.
Sperando di aver alleviato un po’ il Vostro panico, sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.

 


copyright © Educare.it - Anno XII, N. 2, gennaio 2012

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