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Infantilismo psicomotorio

Gentile Redazione,
recentemente ho fatto visitare la mia bambina di 9 anni da un neuropsichiatra di provata esperienza, il quale, dopo averla sottoposta a dei test, ha attestato che ella presenterebbe un "infantilismo psicomotorio sicuramente su base microorganica".

Premetto che la bambina è da due anni in trattamento psicoterapeutico presso la struttura sanitaria locale e che la visita di cui sopra è stata richiesta su mia iniziativa, non avendo ancora notato miglioramenti apprezzabili dei disturbi di apprendimento / comportamentali.

Gradirei sapere se effettivamente tale tipo di disturbo possa avere una matrice "organica" e, in tal caso, se esistono specifici esami clinici in grado di decretare quanto affermato dal professore in premessa.
Ringrazio vivamente di una tanto attesa risposta.

sostieni_educareit

 

Gentile signore,
in quanto lei scrive vi leggo la storia di una bimba di 9 anni, con difficoltà di apprendimento e di comportamento, delle quale però non mi è dato di conoscere altro.
Capisco che la famiglia, di fronte a tale "sintomatologia" ne sta cercando la causa, che è stata attribuita ad infantilismo psicomotorio dal neuropsichiatra che avete consultato.

Sappia che la natura delle difficoltà di cui sembra gravata sua figlia è ancora molto incerta. Nel caso dei disturbi dell'apprendimento (ben più gravi delle "semplici" difficoltà), gli strumenti diagnostici attualmente in uso riescono a definire il "locus funzionale" del problema ma quasi mai il danno organico, che resta per la maggior parte ipotizzato. E' questo uno dei motivi principali per cui fioriscono le scuole di pensiero e di intervento; per lo stesso motivo si incontrano diagnosi molto generiche e vaghe, che lasciano adito a grandi interpretazioni.

Ecco quindi che di fronte ad una situazione come la sua, per quanto mi è dato di conoscere, potrà incontrare chi le propone una psicoterapia, chi un trattamento metacognitivo, chi un intervento psicomotorio.

Come orientarsi? Un criterio obiettivo potrebbe essere quello di valutare i miglioramenti di un certo tipo di trattamento: non si tratta di aspettarsi risultati importanti ed immediati ma di saper considerare se lo stato di difficoltà è in evoluzione positiva: ciò confermerebbe "le ipotesi diagnostiche" che ne stanno a fondamento. Se invece la situazione rimane statica o addirittura i problemi aumentano, val la pena di riconsiderare la diagnosi e l'intervento.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001

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