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Alla scuola materna

Salve, sono una mamma di un bimbo di appena 3 anni.
In questo periodo sto affrontando il problema dell'inserimento nella scuola materna con qualche difficoltà. Il bambino è partito con molto entusiasmo e il primo giorno non ha versato una lacrima anzi sembrava felice dell'esperienza fatta. Poi le cose sono andate peggiorando nel senso che, ora, non partecipa assolutamente alle attività proposte dalle maestre e passa due ore e mezza seduto su una sedia a non fare nulla e ad osservare gli altri bambini che "pasticciano con i colori o fanno il girotondo".

Ne ho parlato con le insegnanti e mi hanno risposto che loro per principio non forzano mai le cose e lasciano che sia il bambino ad avvicinarsi agli altri e ad inserirsi spontaneamente nei giochi. Io però sono un po' preoccupata perché lo vedo infelice (come se fosse rassegnato) quando al mattino lo porto a scuola. A casa poi si scatena e gioca tutto il giorno (in parte con me, in parte da solo) e sembra cambiare completamente umore.

Credo che abbia qualche problema di socializzazione e vorrei poter fare qualcosa e soprattutto mi piacerebbe sapere se esiste un atteggiamento più opportuno da adottare da parte mia. Per completare il quadro aggiungo che mi occupo praticamente solo io di mio figlio fin dalla nascita (non avendo nonni disponibili e avendo mio marito un lavoro che lo impegna per parecchie ore al giorno sabato compreso) e che, vivendo in un posto isolato, il bimbo non ha avuto l'opportunità di avere molti contatti con coetanei a parte un cuginetto per cui stravede. Il motivo della mia apprensione è legato anche al fatto che sono in attesa di un secondo figlio che nascerà tra breve e so che sicuramente questo non migliorerà le cose.

 

Benvenuto nel mondo a questo piccolo solitario ed osservatore: è venuto proprio il momento che il suo universo si allarghi!

E' vero, probabilmente, come osserva la sua gentile mamma, che questo bambino è rassegnato, come dà a vedere: forse si sente un po' "arrugginito", come poco allenato a stare non solo nel mondo sociale, ma anche a fare esperienze nuove e diverse.
Proviamo per un momento a vedere il mondo con i suoi occhi : si siede sulla seggiolina e guarda gli altri agitarsi a fare; probabilmente, a suo modo, li invidia e un pizzico ne ha paura, lui così abituato alla tranquillità e al silenzio. Probabilmente sente le sue difficoltà ad "ingranare", a proporsi.
L'importante è però che quello che gli accade attorno a scuola lo affascini e ne carpisca l'attenzione, che non ci sia un rifiuto, insomma, ed un continuo richiamare il ritorno della mamma. Verifichi questo, cara mamma, con le maestre.
Gli "altri" non sono un patibolo, anzi, possono essere una fonte di soddisfazione e divertimento; sono però, sicuramente, un "pubblico", un polo di raffronto impegnativo ed esigente.

Come fare allora per aiutarlo? Quale può essere l'atteggiamento giusto?
Innanzitutto la pazienza, la dolcezza, adottare propriamente un senso di "accompagnamento" ed appoggio nei confronti del piccolo, creare dei ponti di interessamento con lui chiedendogli, senza mai forzarlo però, le novità giornalmente accadute a scuola; ed assumere anche, come mamma, degli atteggiamenti "socializzanti" e socievoli con gli altri, come le maestre, il personale ausiliario, gli altri bambini e le loro mamme, ma anche fuori, col panettiere o il postino: insomma fare da modello ed esempio del piacere di incontrare gli altri.

In secondo luogo, un principio importantissimo: la GRADUALITA'. Provi, cara mamma, ad allargare gradualmente il mondo del suo bambino anche a casa, uscendo più spesso e facendo notare al piccolo gli altri affaccendati nelle loro occupazioni, o magari invitando più spesso amici a casa. Ma soprattutto, introduca piano piano, un amichetto alla volta nella vita del piccino, cercando di capire quali sono i compagni che gli piacciono di più e invitandoli a giocare da voi. Se il suo bambino dovesse apparire a disagio, si avvalga anche della presenza del cuginetto adorato che, inizialmente, potrebbe fargli da "filtro" sociale.
Il giorno dopo, a scuola, il piccolo ritroverà l'amichetto conosciuto meglio e si sgancerà della sua seggiolina !
Potrebbe chiedere anche alle maestre quali sono le attività fatte abitualmente a scuola (pasticcio coi colori, manipolazioni, canzoncine e quant'altro) e proporle al bambino di modo che non gli sembrino cose totalmente nuove. In modo che non si senta totalmente inesperto, insomma !

Infine, ricordi di lasciare a suo figlio un grosso margine di libertà di realizzazione. Intendo dire che, personalmente sono convinta che questo bimbo non resterà per sempre a guardare, ma sono consapevole che potrebbe non rivelarsi un "trascinapopoli", un leader insomma, uno che ama la confusione e la compagnia di molti. Potrebbe cioè evolvere ma rimanere sempre riservato e selettivo, con un temperamento misurato rispetto gli altri. E questo sarà accettabilissimo se costituirà il suo autentico punto di arrivo.

Quindi lo accompagni, signora, e attenda fiduciosa lo sbocciare di questo piccolo "fiorellino sociale", che ha esattamente bisogno di cure ed acqua tutti i giorni. Lei ha intuito a perfezione questo importante momento per il suo bambino.
E la prego, non parli dell'inserimento e della socializzazione come di problemi, o della nascita del fratellino come di qualcosa che sicuramente non migliorerà le cose: si tratta di esperienze, accadimenti, cose della vita, che ci spingono a cambiare, crescere, adattarci e vivere !

"Non sarete mai più la persona che eravate prima, ma questo non è necessariamente un fatto negativo. Come un inutile pezzo di argilla può trasformarsi, con l'aiuto di uno stampo e del fuoco, in un'utile tazza, le difficoltà possono, se lo vogliamo, fare di noi delle persone più forti, migliori . " D. Kimpton

Le Consiglio: di Aceti e Fignelli, PRONTI ? SI PARTE! Affettività intelligenza e socialità del Bambino dal concepimento alla preadolescenza, ed. Città Nuova.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001

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