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Inserimento di bambini stranieri nella scuola

Gentile Redazione,

il figlio di mia moglie, cubana, è appena giunto in Italia insieme alla mamma; ha 5 anni e mezzo e vorremmo iscriverlo all'asilo (che già aveva iniziato a frequentare a Cuba), ma ci troviamo davanti al problema della lingua: conosce infatti solo poche parole di italiano che sto via via insegnandogli e, pur essendo un bambino molto estroverso, avrà sicuramente difficoltà con i compagni e le maestre.

Esistono scuole a Roma in grado di facilitare l'inserimento di bambini stranieri, o addirittura specifiche per questo scopo? A chi potrei rivolgermi?

Grazie per l'attenzione.



Gentile Signore,

mi scrive che il bambino di sua moglie è cubano, che ha 5 anni , siamo quindi in una situazione molto favorevole, cercherò di spiegare il perché di questa affermazione.

Il bambino è cubano per cui i suoni della lingua italiana gli sono familiari, mentre ad un bambino arabo riesce molto difficile recepire e riprodurre molti suoni della lingua italiana. Aiuta molto la giovane età del bambino che potrà seguire il percorso di acquisizione della lingua come tutti gli altri bambini inseriti nelle classi prime, inoltre la madre è cubana e Lei italiano per cui il bambino potrà fare un percorso parallelo da una parte di conservazione della lingua madre, che non dovrete fargli abbandonare, perché è la lingua degli affetti, delle radici, della sua identità e quindi quel legame che gli permette di conservare le sue radici culturale e affettive, dall'altro di acquisizione dell'italiano come seconda lingua. Inoltre da vari studi sulla psicolinguistica è provato che i bambini bilingui sviluppano una flessibilità e facilità di pensiero che gli altri bambini non hanno e che mantenendo la lingua d'origine il bambino impara molto più facilmente un'altra lingua, mentre se si ostacola la lingua madre si ostacola anche l'acquisizione di altre lingue.

Mi chiede inoltre se ci sono scuole a Roma attrezzate per un percorso linguistico per gli stranieri, le consiglio di collegarsi con il sito www.comune.roma.it, ma per il bambino l'aspetto più importante da curare sarà il mantenere in sé le sue radici, infatti ci potrà essere un momento in cui egli sembrerà dimenticare le sue origini e volersi assimilare alla cultura del paese ospitante, io credo che è il pericolo che bisognerebbe evitare, potrete farlo attraverso un lavoro comune con le insegnanti di riferimento del bambino. Molto spesso ci si preoccupa della lingua che invece è uno strumento di comunicazione importantissimo, ma solo uno strumento, invece il momento di riassestamento dell'identità è un passaggio delicato e fondamentale in cui voi come coppia genitoriale avrete un ruolo primario affinché egli viva la sua cultura come una risorsa per sé e per gli altri. Io, come psicopedagogista, mi occupo da diversi anni di bambini stranieri e, mi creda, mi hanno aperto mondi e saperi che solo in viaggio tra le culture altre si attraversano.



copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, gennaio 2002.

Gentile Redazione,

il figlio di mia moglie, cubana, è appena giunto in Italia insieme alla mamma; ha 5 anni e mezzo e vorremmo iscriverlo all'asilo (che già aveva iniziato a frequentare a Cuba), ma ci troviamo davanti al problema della lingua: conosce infatti solo poche parole di italiano che sto via via insegnandogli e, pur essendo un bambino molto estroverso, avrà sicuramente difficoltà con i compagni e le maestre.

Esistono scuole a Roma in grado di facilitare l'inserimento di bambini stranieri, o addirittura specifiche per questo scopo? A chi potrei rivolgermi?

Grazie per l'attenzione.


 

Gentile Signore,

mi scrive che il bambino di sua moglie è cubano, che ha 5 anni , siamo quindi in una situazione molto favorevole, cercherò di spiegare il perché di questa affermazione.

Il bambino è cubano per cui i suoni della lingua italiana gli sono familiari, mentre ad un bambino arabo riesce molto difficile recepire e riprodurre molti suoni della lingua italiana. Aiuta molto la giovane età del bambino che potrà seguire il percorso di acquisizione della lingua come tutti gli altri bambini inseriti nelle classi prime, inoltre la madre è cubana e Lei italiano per cui il bambino potrà fare un percorso parallelo da una parte di conservazione della lingua madre, che non dovrete fargli abbandonare, perché è la lingua degli affetti, delle radici, della sua identità e quindi quel legame che gli permette di conservare le sue radici culturale e affettive, dall'altro di acquisizione dell'italiano come seconda lingua. Inoltre da vari studi sulla psicolinguistica è provato che i bambini bilingui sviluppano una flessibilità e facilità di pensiero che gli altri bambini non hanno e che mantenendo la lingua d'origine il bambino impara molto più facilmente un'altra lingua, mentre se si ostacola la lingua madre si ostacola anche l'acquisizione di altre lingue.

Mi chiede inoltre se ci sono scuole a Roma attrezzate per un percorso linguistico per gli stranieri, le consiglio di collegarsi con il sito www.comune.roma.it, ma per il bambino l'aspetto più importante da curare sarà il mantenere in sé le sue radici, infatti ci potrà essere un momento in cui egli sembrerà dimenticare le sue origini e volersi assimilare alla cultura del paese ospitante, io credo che è il pericolo che bisognerebbe evitare, potrete farlo attraverso un lavoro comune con le insegnanti di riferimento del bambino. Molto spesso ci si preoccupa della lingua che invece è uno strumento di comunicazione importantissimo, ma solo uno strumento, invece il momento di riassestamento dell'identità è un passaggio delicato e fondamentale in cui voi come coppia genitoriale avrete un ruolo primario affinché egli viva la sua cultura come una risorsa per sé e per gli altri. Io, come psicopedagogista, mi occupo da diversi anni di bambini stranieri e, mi creda, mi hanno aperto mondi e saperi che solo in viaggio tra le culture altre si attraversano.

dott. ssa Antonella Rossi

 

copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, gennaio 2002.
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