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Voglio la mamma!

Mio figlio Mauro è figlio unico, ha 2 anni e 10 mesi, il mio lavoro si svolge all'interno dello stesso edificio in cui abitiamo, quindi fino ad ora è stato a casa con una baby-sitter dalle 09.00 alle 13.00 ed ero sempre io ad occuparmi della sua pappa e delle cure personali. Ora abbiamo deciso di mandarlo all'asilo, si tratta di una scuola privata religiosa molto attrezzata e di provata esperienza ed affidabilità. Lo staff insegnante è molto efficiente ed affettuoso. Mauro però non fa che piangere, al punto che ogni mattina strilla al punto di vomitare tutta la colazione, non si stacca dalla sediolina su cui rimane ore, non mangia e non gioca con gli altri bambini.

Tornato a casa è tutto normale tranne che il suo già morboso attaccamento nei miei confronti si è notevolmente acuito, non vuole stare neanche più con i nonni che adorava e che vivono nel nostro palazzo. Cosa devo fare, ha pensato di desistere e richiamare di nuovo la sua baby-sitter, alla quale oltre tutto non si è mai affezionato e anche con la quale piangeva e l'unico modo per farlo stare con lei era andare via di casa prima che si svegliasse poiché se mi vedeva non mi lasciava più scendere; oppure come mi dicono le suore devo insistere; e questa situazione non potrà danneggiare il suo equilibro psicologico, creare danni in futuro, paure o frustrazioni?
Vi prego di aiutarmi.

 

Gentile mamma,
nel leggere la sua lettera mi sono chiesta se la situazione di disagio a scuola del piccolo dura da molto tempo, oppure se il disagio è di pochi giorni perché da poco è stato inserito al nido. Inoltre mi sono chiesta come è avvenuto il processo di inserimento all'interno della scuola: è stato accompagnato dalla mamma o dal papà in un percorso di graduale distacco, cosa è successo in questo percorso, oppure vi è stato un inserimento "veloce"? Come è stato "interrotto" il rapporto con la baby-sitter? Per quanto sembra che il bambino non abbia avuto grossi legami con questa, comunque, per un certo periodo ha fatto parte del suo mondo relazionale e soprattutto è stata colei che ha visto la mattina al risveglio, per molti giorni, al posto della mamma.

Comprendo molto profondamente il disagio e la paura che come mamma sta provando in questo momento. E le sue domande non sono solo legittime ma anche pertinenti con il ruolo educativo che svolge.

Una delle domande, infatti, penso possa essere così formulata: "quant'è il costo che posso accettare che mio figlio paghi per imparare a stare in un contesto nuovo, con altre persone, con altri bambini; quanto è elevato il costo rispetto all'importanza dell'apprendimento? E' così importante che impari ad accettare l'asilo adesso, con certi costi in termini di sofferenza, oppure può essere rimandato l'apprendimento ad un momento in cui il bimbo sarà più forte e preparato? Quali importanti apprendimenti questa situazione offre sia a me che a mio figlio?"

Se la sofferenza è "troppo" alta, sia in termini di malessere fisico che in termini di malessere relazionale e affettivo, allora va certamente considerata la possibilità di sospendere (magari nei modi più opportuni) questa prima parte dell'esperienza. Magari per preparare il terreno ad un'esperienza simile in un momento successivo dove si è fatto un percorso con il bambino di preparazione a tale evento.

Le suggerirei alcune ipotesi per affrontare questa situazione:

1. Verifichi il livello di sofferenza del bambino: da quanto tempo sta male, quali comportamenti assume, come sono evoluti questi comportamenti nel tempo, come la scuola e la famiglia ha gestito e gestisce il suo malessere, come la scuola e la famiglia rinforza gli atteggiamenti di dipendenza/autonomia del bambino.

2. Se il bambino sta troppo male potrebbe percorrere due strade:

  • ritirarlo dal nido e lavorare non per un distacco dalla mamma ma per un diverso attaccamento alla stessa in funzione, anche, di un inserimento futuro alla scuola materna.
  • oppure concordare con la scuola un nuovo percorso di inserimento del bimbo capace di tenere conto dei bisogni specifici. Sicuramente le insegnanti potranno esserle di grande aiuto nel trovare strade nuove per aiutare il bambino a elaborare il rifiuto dell'esperienza.

3. Se decide di ritornare alla baby-sitter le suggerisco di provare a modificare il modo con il quale "saluta" il suo piccolo la mattina. La soluzione di andarsene prima che si svegli sicuramente pone il vantaggio di non dover lasciare il bimbo in lacrime con lo sconforto del piccolo e della madre, tuttavia lo svantaggio meno evidente ma molto più consistente riguarda il fatto che il bambino può ricavare, dal chiudere gli occhi, la sera, con la mamma e svegliarsi con qualcuno che non lo è la, mattina, una significativa dose di insicurezza e paura. Addormentarsi magari con la paura di non ritrovare più il proprio oggetto d'amore al risveglio può essere molto difficile da gestire. Meglio allora svegliarsi insieme, coccolarsi, e salutarsi, anche nelle lacrime per scoprire che ad ogni lasciarsi la sera corrisponde un ritrovarsi la mattina e ad ogni lasciarsi la mattina corrisponde un ritrovarsi più tardi, il tutto con modalità ripetute e stimolanti.

4. Provi ad utilizzare "distrattori", strumenti cioè che colpiscono l'attenzione del bambino nel momento della separazione e nel momento del ritrovarsi. La semplice caramella (molte sono le variazioni sul tema), magari quella preferita, a volte può facilitare il distacco perché opera come " distrattore" piacevole appunto.

Bene, gentile mamma le auguro di poter affrontare serenamente questo momento difficile. Sperando di averle dato qualche suggerimento utile la saluto cordialmente.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 1, dicembre 2002.

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