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Problemi all'asilo

Sono la mamma di un bimbo di 4 anni e mezzo, che frequenta il secondo anno di scuola materna. (anche se lo scorso anno ha fatto solo un mese di asilo, perchè continuava ad ammalarsi con febbre alta e di conseguenza crisi convulsive (2 volte in cinque mesi) allora la pediatra mi ha consigliato di tenerlo a casa.

La settimana scorsa ho parlato con le insegnanti e mi hanno detto che il bambino presenta delle difficoltà. Non presta attenzione, quando lo chiami non risponde, non obbedisce, quando gli viene chiesto di stare seduto a fare qualche attività ci sta per 5 minuti e poi si alza, quando mangia si alza spesso e non mostra interesse per le attività svolte in classe. Insomma non sta alle regole. Allo stesso tempo mi dicono che però hanno notato che è molto intelligente ed apprende molto facilmente. Ad esempio quando c'è l'ora della musica si siedono sul tappeto a cantare e ad imparare le canzoni nuove.

E' un bambino molto affettuoso tanto che ogni tanto abbraccia i suoi compagni e questi, a detta delle maestre, si infastidiscono tanto da evitarlo e non giocare con lui. Premetto che mio figlio presenta delle difficolta con una delle maestre. Mi dice "la maestra è brutta perchè mi sgrida", oppure "oggi ho pianto perchè la maestra mi ha messo in castigo". La stessa maestra, sempre durante il colloquio mi ha detto "signora sua figlio è sfiancante!". L'ho anche sentita dire a mio figlio " sei proprio antipatico!".

Adesso mi ha consigliato di fare frequentare a mio figlio un corso di psicomotricità per vedere se trovando un'altra persona che gli dà delle regole riesce a seguirle senza problemi. Tengo a precisare che a casa non presenta tutti problemi sopra elencati, una cosa che ho riscontrato è che quando lo chiamo sembra che non mi ascolti o quando gli dico di fare una cosa che non gli va non dice di no ma fa finta di niente, o se no dopo un po' mi risponde " mamma fallo tu". Certo non é un bambino calmissimo.

Preferische giocare a palla , con le macchinine , sfogliare libri o giornali, piuttosto che disegnare e fare giochi tipo puzzle o altro, anche se ho visto che sollecitato in modo giusto li fà. Ora non so cosa fare, non so se il suo comportamento è dovuto ai problemi che ha con la maestra o cos'altro.

Cosa posso fare?

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Gentile mamma,

la sua richiesta, pur essendo molto particolareggiata e attenta nella descrizione, lascia però diversi punti in sospeso sui quali proverò ad elaborare delle ipotesi di risposta.

La sua domanda finale è, sintetizzando un po', se suo figlio ha dei problemi oppure se è la maestra ad averli, e cosa può fare lei come mamma.
Lei ha già fatto qualcosa, cara mamma, cioè sta chiedendo aiuto dando una esposizione interpretata dei comportamenti del suo bambino, che, dopo una reintegrazione dei dati, risulta come segue: il bambino, di 4 anni e mezzo ma al suo primo anno di scuola materna per pregressi problemi di cagionevolezza in salute, a scuola sembra non mostrare interesse per il mondo che lo circonda (non risponde se chiamato, è incostante, non obbedisce) e non sta alle regole. Nello stesso tempo, però, è chiaramente intelligente e veloce nell' imparare, specialmente in talune attività (ad esempio, di tipo musicale). E' molto affettuoso ma forse un po' "materiale" nelle sue manifestazioni, tanto che alcuni bambini tendono a tenerlo lontano.

Il bambino lamenta rapporti difficoltosi con una delle maestre.
A casa, la mamma ammette che il bambino non è calmissimo, talvolta non risponde o delega ad altri le richieste ("mamma, fallo tu"), predilige i giochi di movimento anche se, sollecitato in modo giusto, partecipa anche ad attività di tipo diverso.

Dalla Scuola, rappresentata dalle maestre, e da una in particolare, il bambino viene descritto come qualcuno che presenta delle difficoltà, sfiancante e antipatico; una maestra, in particolare, viene descritta dal bambino stesso come brutta perché sgrida e mette in castigo. Dalla scuola, infine, è stata data l'indicazione di fare frequentare al bimbo un corso di psicomotricità per "vedere se, trovando un'altra persona che gli dà delle regole, riesce a seguirle senza problemi".

Sintetizzando ulteriormente e tantissimo, personalmente io vedo: un bambino un po' impegnativo ed una scuola un po' in difficoltà nel gestirlo, ma diversi punti leggermente contraddittori.
Innanzitutto, se devo individuare qualcosa di anormale in questo quadro, posso tranquillamente rispondere che no, io non vedo nulla di anormale. Anche se, se posso essere franca fino in fondo, come è mio tipico, io non ritengo la Scuola nella libertà di "esasperarsi", perché la vedo come luogo deputato ad elaborare delle strategie di risoluzione o aiuto in collaborazione con la famiglia. Cosa vuol dire infatti: fare frequentare al bimbo un corso di psicomotricità per "vedere se, trovando un'altra persona che gli dà delle regole, riesce a seguirle senza problemi"???

E' un tentativo per dimostrare che basta saper essere efficaci per farsi seguire da questo bambino o una dichiarazione di fallimento generale perché questo piccolo a 4 anni e mezzo non ha ancora incontrato un referente educativo che si faccia ascoltare?

Al di là del fatto che vanno benissimo tutte le occasioni che siano utili a far trovare al bambino occasioni di sfogo ed espressione di se' (psicomotricità o altro), io credo fermamente che, in questa situazione, QUESTO sia il bambino, QUESTA sia la famiglia e QUESTA sia la scuola, e solo potenziando QUESTE risorse si riuscirà a dare il via ad una nuova situazione di cambiamento.

Il problema maggiore, mi sembra di capire, sono le regole? A casa la mamma, con un po' di sano convincimento, riesce a far fare al bimbo più cose? Ebbene: qui c'è già un potenziale di risposta, che è stabilire delle regole e mettersi nell'ordine delle idee e nel comportamento atto a farle eseguire. Non basta, infatti, solo enucleare delle piccole leggi da rispettare; ci vuole anche la Persona, che è ferma, serena e coerente. E non si stanca, non rimbrotta il ragazzino, perché qui non si scappa, questi sono i mestieri: quello dei grandi è quello di ripetere e non cambiare, se convinti; quello del bambino è sia quello di obbedire, meglio rispettare, che quello di tentare di contravvenire.
La scuola, ovviamente, ha le sue regole; la famiglia ha le sue: i contesti infatti sono diversi, diversi i numeri, diverse le attenzioni, diverse le responsabilità. Ma alcune regole, però, potranno essere identiche: per esempio, quelle della Buona Educazione, salutare, chiedere "per favore", e via discorrendo.

Cosa facciamo, se no? Portiamo il bambino alla psicomotricità dove magari trova un Adulto efficacemente educante e gli facciamo mettere le tende lì, accettando che da altre parti (scuola e famiglia, poi) ascolti poco o niente?
Vogliamo rinunciare alle responsabilità educative degli Ambienti di Vita principali di questo bambino?

Infine, solo uno scrupolo nel tenere presente alcuni dati importanti per la vita di questo bambino: primo, che questo è il suo primo vero anno di ambientamento alla scuola materna; secondo, che 2 crisi convulsive in due mesi, recenti, non è esattamente come non averne avute.

Segnalo anche due semplicissimi testi che penso possano essere di aiuto in questa situazione, entrambi pubblicati dalle edizioni La Meridiana:

Stamer-Brandt, LA REGOLA VALE
Nussbaum, BOLLE DI RABBIA

In ultimissimo, mi siano concesse alcune riflessioni: in un momento in cui ci stiamo tanto interrogando su che cosa stia succedendo nelle nostra famiglie, io mi chiedo anche cosa stia succedendo nelle nostre scuole.
Sarà che ultimamente sto vedendo tanti insegnanti in crisi con i loro bambini più impegnativi. Fino a qualche tempo fa, si accettavano questi alunni forse anche come la propria croce, ma anche rimboccandosi le maniche e mettendosi al lavoro; ora invece, sempre più spesso, si grida allo scandalo, all'inefficacia della famiglia, arrivando anche sbrigativamente a puntare il dito contro ad imprecisati ma assai paventati disturbi della personalità o del comportamento.

Credo che la disputa sia quanto meno dispersiva di preziose energie: la famiglia, se sollecitata, può fare molto e anche la scuola, pure se è un peccato doverglielo ricordare, può fare grandi cose.
Per i NOSTRI BAMBINI.

 


Educare.it - Anno VI, Numero 7, Giugno 2006

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