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Disturbi del sonno

Ho una bimba di due anni che da quando va all'asilo nido mostra un attaccamento molto forte alla mamma pur non mostrando nessun segno di problema legato all'asilo stesso; spesso parlo con le educatrici e dicono che non mostra nessun problema particolare.

Io lavoro e prima dello scorso settembre la bimba stava con i nonni. Vuole stare in braccio e desidera essere coccolata; devo farla addormentare sdraiandomi vicino a lei, di notte si sveglia urlando mamma e se va il papa' a consolarla piange istericamente finche' non mi vede. A questo punto viene nel lettone, ho provato a mettermi affianco a lei sul lettino, ma come faccio per alzarmi si sveglia.

E' molto legata al suo papa', con cui sta volentieri se io non ci sono, ma ora non vuole neanche farsi cambiare il pannolino.

Noi abbiamo un altro bimbo di cinque anni e mezzo che sta soffrendo terribilmente perche' gia' fatica ad accettare la sorellina, in piu' gli porta via la mamma soprattutto all'ora della nanna.
Del resto anche la bimba soffre di gelosia verso il fratellino e lo mostra molto chiaramente.
Come gestire il problema nel miglior modo possibile?

 

Gentile signora Laura,
conosco sulla mia pelle parte della sua fatica e capisco il senso di smarrimento, oltre che di impotenza, che i bambini ci fanno vivere attraverso il loro sonno delicato e fastidioso.
Immagino anche la sua stanchezza, madre che deve correre da mattina a sera prima al nido, poi alla scuola materna poi al lavoro e di ritorno. Una stanchezza fatta di sonni spezzettati e di giornate piene di mille incastri tra figli lavoro e casa e poi, forse in fondo quando c'è, un tempo di grazia, donna e moglie.

Sono anni questi che le richiedono molta energia e molta disponibilità verso gli altri e qualche volta, quando al mattino uno dei figli non sta bene, lei si sentirà crollare. Mi creda, cara Laura, non c'è una soluzione per i disturbi del sonno se non qualche buon rimedio omeopatico che il suo pediatra le può consigliare.

La notte è per i bimbi, come per i grandi, il tempo in cui si attiva il nostro grande e ricco mondo inconscio, è il tempo in cui ci è dato di vivere ciò che è accaduto di giorno in modo più profondo, con delle immagini o delle simbologie che a volte, come le maschere a teatro, ci possono fare paura o spaventare fino a quando non interviene la voce della mente che ci rassicura e ci dice che poi la soluzione esiste e noi ne usciremo vittoriosi. Le sarà capitato mille volte che una paura quasi inascoltata che aveva in fondo alla sua mente si è fatta di notte forte e aggressiva e solo svegliandosi lei ha potuto calmarla e vincerla. Il nostro inconscio mette in scena ogni notte delle commedie vivacissime che ci permettono di crescere, di maturare, di comprendere il senso di quello che ci accade di giorno. Così anche la sua piccola bimba che di giorno sta vivendo un periodo così denso e pieno di esperienze e di cose nuove, nella notte rivive in modo smisurato alcune delle sue paure o semplicemente sedimenta molte delle esperienze fatte durante la giornata.

Lei, cara Laura, deve avere molta moltissima pazienza, deve rassicurarla (e rassicurarsi) con la sua voce e sorriderle. Le faccia un bel bagnetto caldo e rilassante prima di andare a letto, le offra una buona tisana prima di dormire: vedrà che andrà meglio.

Per quanto riguarda il suo piccolo ometto... eh già! il nostro ragazzo! Doveva ancora scendere dalle braccia della mamma che ormai quasi non riesce più a risalirci perchè sono sempre occupate dalla sorellina!! Anche lui ha le sue buone ragioni, dobbiamo ammetterlo! Per fortuna c'è il papà che, comprendendo profondamente le ragioni delle sue arrabbiature e delle sue sofferenze, può farlo sentire il suo "gigante" ed offrirgli molta attenzione. La vita, per il resto, è data dalla capacità di conciliare i nostri desideri con i limiti che incontriamo. Verbalizzi a lui il suo dispiacere di non poter sempre dargli tutta l'attenzione che vorrebbe; si impegni a fare con lui cose dove assolutamente non ci sia anche la sorellina; crei delle situazioni esclusive e lo renda suo complice nella "battaglia" quotidiana senza continuargli a ripetere che lui è grande e deve capire.
Mi racconti come va.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001

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