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Capire il mio bambino

Buongiorno,
vi sto contattando per porvi una domanda inerente al comportamento di mio figlio durante una specifica situazione: premettendo che il bambino sta per compiere il suo terzo anno di vita, ha un carattere esuberante e sa di preciso ogni volta ciò che vuole, quindi ha un'intelligenza abbastanza spiccata per la sua età, l'atteggiamento che mi incuriosisce si nota nel momento in cui io ed il bambino facciamo un disegno insieme e quest'ultimo subito dopo averlo iniziato, ovviamente partendo dalla testa del personaggio, mi richiede di disegnargli i piedi senza aspettare di aver disegnato il busto, le mani e tutto il resto. Anche nei disegni che non raffigurano un essere dotato di piedi o zampe, il bimbo mi domanda se quest'ultimo li ha o no.

Ho provato molte volte a cercare di tradurre questo suo comportamento con una logica espressione del suo carattere ma non sono mai riuscito ad averne una sicura risposta, quindi mi rivolgo a voi sperando che le mie curiosità vengano esaudite. Spero che la mia richiesta non sia fuori luogo, posso immaginare che non sarà nulla di preoccupante, però penso che nella psicologia di un bambino sia meglio cercare di capire tutti o quasi tutti i suoi comportamenti per avere un approccio migliore con lui.

Ringraziandovi in anticipo per qualsiasi risposta mi verrà inviata appena possibile, vi invio cordiali saluti e i miei complimenti per il vostro sito.

 

Gentile signor Flavio,
la ringrazio tantissimo per avermi posto questa richiesta di consulenza che mi permette, ancora una volta, di riflettere su una questione tanto importante: per essere dei buoni genitori è necessario capire la psicologia dei nostri figli, è necessario capire tutti o quasi tutti i suoi comportamenti per avere un approccio migliore? Quante volte nella mia vita come madre, mi sono chiesta quale mai dovesse essere il mio bagaglio di conoscenze per entrare in contatto con tutti i bisogni di mia figlia, per essere consapevole del suo sviluppo e della sua crescita. Quando ancora aveva meno di un anno comperavo un libro dopo l'altro, come se quelli dell'Università, non fossero bastati, per comprendere il significato dei suoi gesti, dei suoi sguardi. Ricordo che, quando aveva pochi mesi, non sopportavo di non sapere come funzionava la sua mente, se lei poteva vedere, ricordare, riconoscere, ...

Poi ad un certo punto ho compreso che dovevo fermarmi. Non dovevo assolutamente mescolare il mio essere madre che ama la propria figlia, con uno sguardo tecnico da esperta della materia che interpreta e controlla e si rassicura. L'essere genitore, madre o padre, significa vivere, minuto dopo minuto, un profondo e grandissimo coinvolgimento emotivo nell'essere accanto al proprio figlio, significa costruire ogni giorno un legame fortissimo che durerà tutta la vita. L'essere genitori, richiede quindi una grande voglia di mettersi in gioco, di rinunciare a molte delle nostre abitudini per mettere al centro del nostro tempo nostro figlio. Ogni volta, invece, che noi ci mettiamo in una posizione interpretativa, ci perdiamo un pochino della gioia dello stare insieme con i nostri bambini, per dare più ascolto al nostro al nostro bisogno di essere rassicurati, di controllo del livello di crescita e di sviluppo. In altre parole, quando dislochiamo il nostro sguardo fuori da quel magico momento di complicità che c'è nel gioco insieme o nello stare insieme, diamo più attenzione alle nostre paure che ai bisogni dei nostri bambini. E se questo può avere senso quando i bambini hanno dei problemi diagnosticati, non ha alcun senso quando i bambini dimostrano una viva intelligenza ed un carattere esuberante.

Va detto comunque, che ogni genitore che si pone il problema che lei si è posto, signor Flavio, dichiara proprio nel momento del porsi il problema, tutta l'attenzione e la sensibilità che ha come genitore. Ben vengano quindi i momenti in cui ci si ferma ad interrogarsi! Lei è certamente un buon genitore che gioca con il suo bambino e lo guarda con attenzione. Stia, dunque, tranquillo signor Flavio innanzitutto perché non riuscirà mai a capire tutti i comportamenti del suo bambino, poi perché il suo bambino sta semplicemente attraversando una fase dello sviluppo in cui il disegno della figura umana viene fatto solo con una grande testa ed i piedi e le mani. Ci vorrà tempo e soprattutto esperienza, vita vissuta, perché anche il suo bambino interiorizzi, cioè porti dentro la propria mente, e rappresenti, cioè disegni, il corpo con il busto e tutto il resto. Tre anni sono ancora pochi per scoprire tutto il corpo che abbiamo! A tre anni si incontrano occhi, bocche, nasi e piedi che servono per correre, ma per il resto è ancora presto.

Spero di esserle stata utile. Le auguro ogni gioia a lei e al suo piccole eroe.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 1, Dicembre 2000

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