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Paura dell'abbandono

Sono un papà separato di fatto da pochi mesi. Essendo in pieno accordo con mia moglie, vedo la bimba, Elisa di 28 mesi, almeno tre volte alla settimana dalle 14 sino alle 20/21.30. Due volte la settimana la bimba dorme a casa mia e sin dall'inizio non ha mai avuto problemi di adattamento. Ora, quando è malata, io vado a casa di sua madre a trovarla e stare un po' con lei per giocare, però quando è l'ora di andarmene inizia a piangere chiedendomi di non lasciarla e accarezzandomi mi abbraccia teneramente. Soffre il distacco. Ora vorrei sapere se andare a trovarla a casa di sua madre, dove la bimba ha vissuto sin dalla nascita, diventa più nocivo per la sua tranquillità in quanto vive il distacco in modo più drammatico? Che cosa mi conviene fare? Magari sentirla solo per telefono?
Vi ringrazio per l'attenzione che vorrete dedicarmi.

 

Gentile papà,
innanzitutto mi congratulo con lei, nonché con la sua ex moglie, per il modo molto civile con cui state conducendo la vostra separazione. Questo gioverà sicuramente alla vostra bambina, nonostante il normale iter di sofferenza che la crisi familiare provocherà in lei. Si tratta di un momento molto delicato per l'intero nucleo familiare, dal momento che l'allontanamento del padre dalla casa coniugale, soprattutto per una bimba di 28 mesi, può rappresentare un vero e proprio trauma. Nei bambini piccoli esiste sempre la fantasia di essere abbandonati da uno dei due punti di riferimento primordiali, rappresentati appunto dalla mamma e dal papà.

La letteratura di carattere psicoanalitico ha messo bene in evidenza questa paura inconscia di essere abbandonati... esiste in tutti i bambini, e la separazione normalmente agisce da agente catalizzatore di questo timore, che può essere vissuto dai bambini, ripeto soprattutto se molto piccoli, sotto forma di vera e propria angoscia. Nel caso della sua bimba, questa si manifesta in pianti, suppliche di non lasciarla e in un esagerato bisogno di coccole e carezze.

In generale l'opinione degli esperti è quella di cercare di fare di tutto per mantenere il più possibile le abitudini che i bambini avevano prima della separazione dei loro genitori: per questo motivo le sentenze dei giudici tendono a mantenere la residenza della prole nella casa coniugale. Perché questo rappresenta per loro un ancoraggio alla situazione di stabilità e sicurezza precedente la crisi.

Io non credo che la sofferenza e la paura della sua bambina dipendano dal luogo in cui avvengono i vostri incontri. Anzi, il fatto che lei la vada a trovare nella casa che un tempo condividevate potrebbe anche rappresentare un beneficio. Il fatto è che sua figlia ha bisogno di abituarsi alla nuova situazione, e questo richiede tempo.

Lei e sua moglie dovreste rassicurarla più del solito, assicurarle il vostro amore, senza tuttavia stimolare nella sua fantasia illusioni di riconciliazione, molto frequenti nei bambini piccoli.

Parlatele con chiarezza, per quanto è possibile, facendole capire che la vostra vita è di fronte ad un cambiamento, che i cambiamenti sono normali, che fanno parte della vita, cercate di focalizzare la sua attenzione sui lati positivi del nuovo equilibrio che si verrà a creare.

Fatele capire che ogni vostro incontro sarà seguito da tanti altri, e progressivamente cerchi di condividere con sua figlia anche la sua nuova abitazione.

L'importante per sua figlia è essere rassicurata sul fatto che la separazione per lei non significa aver perso suo padre.
Le faccio i miei più calorosi auguri.

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 4, marzo 2003

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