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Una ragazza madre con relazioni sentimentali difficili

mamma tristeSono una giovane mamma di 26 anni e ho un figlio stupendo di 5 anni. Sono ragazza madre e tante volte questo è stato un impedimento per avere una storia con dei ragazzi, che scappano a gambe levate appena sanno che ho un figlio; oppure le mamme di questi mi vedono come una minaccia e mi fanno la guerra ... E che dire degli amici dei ragazzi. Tempo fa ho avuto una storia con un ragazzo che è durata ben 4 anni; con lui mi sono confidata e ho detto fin dall'inizio della storia che ero ragazza madre. Lui ha detto gentilmente che questo non era un impedimento per lui ed ha detto di volermi bene e che mi ammirava per il mio coraggio. Dopo alcune delusioni credevo di aver trovato quello giusto e mi sentivo al settimo cielo. Dopo 1 anno e mezzo insieme l'ho fatto conoscere al mio bimbo e subito e scattata un'amicizia molto bella. 

A casa mia non erano d'accordo con la storia, mi dicevano di stare attenta, che meritavo di meglio, che dovevo cercare uno come me e non un "semplice operaio", che era meglio si mi concentravo di più sull'università. Io ero indignata per queste parole e difendevo lui contro tutti i pronostici. Alla fine c'è l'ho fatta e dopo 2 anni lui ha avuto il permesso di venire a casa, ha conosciuto i miei e ha detto che ci voleva bene (me e mio figlio).

Il rapporto con mio figlio era stupendo ed io vedendolo così affettuoso e premuroso me ne sono innamorata e sognavo con una famiglia insieme a lui. Egli faceva tante promesse, sembrava quasi che anche volesse lo stesso, mi aiutava con le spese dell'università ed alcune cose per il bimbo. Quando veniva a trovarci portava sempre regali, ci abbracciava dicendo che ci voleva bene che sempre ci sarebbe per noi etc. Ha detto addirittura di amarmi; ma non mi portava mai a conoscere i suoi genitori, nemmeno gli amici, si inventava un sacco di scuse, finché mio figlio un giorno gli disse che voleva che lui fosse il suo papà. Sentita quella frase mi disse che i suoi genitori non mi volevano, che avevano dei pregiudizi nei miei confronti, lo stesso gli amici e che era meglio finire la storia. Io subito ho detto "addio" ma lui diceva che non voleva lasciarci, che ci voleva bene etc. L'avevo perdonato per una infedeltà ma questo era troppo: dopo 3 anni di rapporto si scusa dicendo che i suoi genitori non mi vogliono?

Dopo questa scoperta lui continuava a scrivermi come si niente fosse accaduto ed io con la speranza che riflettesse rispondevo e gli chiedevo di fare una scelta. Abbiamo fatto tira e molla 1 anno in più e così siamo arrivati a 4 anni di storia. Lui continuava con le solite scuse, ma poi piangeva dicendo che ci voleva bene che ci voleva aiutare in tutto e che erano i suoi genitori, con gli amici, a riempire la sua testa di tanti pensieri negativi.

Un giorno mentre eravamo a fare un weekend al mare ho scoperto che lui era iscritto ad un sito d'incontri e che si scambiava messaggi d'amore con una "sua amica": sapevo già che aveva in mente un'altra ma non le cose che ho scoperto.

Ho avuto il piacere di conoscere i suoi genitori che mi hanno detto che era lui che si lamentava di me e che diceva che non se la sentiva di stare con me. Insomma tutta un'altra versione rispetto a ciò che lui mi diceva!

Posso però dire che lo sguardo della mamma è stato molto chiaro: io dovevo togliermi della vita del suo figlio. Ma ecco che ci risiamo con le solite frasi: "io vi voglio bene e vi voglio aiutare", "i miei mi vietano perfino di scriverti ma io non riesco a non farlo", "io miei amici mi controllano", "io non ho nessuna altra donna", "io vi penso sempre e voglio il meglio per voi"... Tutte belle parole ma nei fatti niente.

Io mi sono innamorata e posso dire che è la prima volta che amo qualcuno, poi c'è anche il fatto che mio figlio è molto affezionato e legato a lui, ma io ho capito che non fa per me e voglio allontanarmi ma poi ho paura di restare da sola dato che, da quando sono diventata mamma, le amicizie si sono allontanate ed i ragazzi, appena sanno che ho un figlio, stanno alla larga.

Cosa devo fare con lui e la sua famiglia? Che atteggiamento devo avere in generale? Perché questa cosa mi sta veramente distruggendo moralmente, già che vengo giudicata per la scelta d'avere un figlio senza padre e non per ciò che realmente valgo come persona.  

 

Gentile Mariella,
mi hanno colpito molte cose che lei ha scritto riguardo, prevalentemente, questo legame lungo e tormentato.

La prima domanda che vorrei farle è: che cosa ha capito di se stessa da questa esperienza così faticosa e complessa?
Che cosa ha capito di se stessa riguardo i suoi bisogni, le sue aspettative da un uomo, le sue modalità di stare in relazione? Provi, innanzitutto, a chiarirsi le idee su questo.
Quando, infatti, nella vita di tutti i giorni, abbiamo le più svariate esperienze, il primo passo per percorrere la strada della maturità, della responsabilità è avere coscienza di se stessi, del proprio modo di essere, di fare, di stare con gli altri, delle proprie risorse e dei limiti.
Dopo un'esperienza come la sua, ritengo fondamentale una presa di distanza da questa confusione, ambiguità che si respira - dall'analisi che lei ha fatto - da molti punti di vista e riappropriarsi, finalmente, di calma e serenità.

Le pongo una seconda domanda cui le chiedo di rispondere dopo un'accurata riflessione: che cosa ritengo importante per gettare le basi di un sano rapporto di coppia?
È stata esplicita quando ha scritto "ho paura di restare da sola", ma credo sappia già che questo sentimento di paura non può essere sufficiente per legarsi ad una persona ed impostare un rapporto duraturo.
Tra gli indicatori più rilevanti affinché una coppia si formi e cresca in modo equilibrato, possiamo individuare: una buona comunicazione, un buon livello di autonomia/indipendenza, una giusta distanza dalle famiglie d'origine, la condivisione di progetti/valori essenziali, la capacità di gestire e superare i conflitti normali della vita quotidiana, una buona intimità di coppia, oltre, naturalmente, all'ABC di ogni rapporto che rimane il rispetto (che mi pare non sia stato un punto di forza nella storia da lei riferita).

Intenzionalmente, gentile Carolina, solo ora le propongo una terza riflessione che riguarda il suo bambino.
Si intuisce che per lei è assolutamente indispensabile che il suo compagno di vita abbia un buon rapporto con suo figlio, ed è giusto che sia così! Non riesco invece a cogliere per quali motivi o pregiudizi "tutti si allontanino": cerchi di essere lei la prima ad essere orgogliosa del suo bambino, a non viverlo come un impedimento, ad accettare di essere una mamma single che si è assunta le sue responsabilità, che non cerca disperatamente un padre per lui, ma innanzitutto un buon compagno per la vita. Toccherà poi a lei mediare tra loro due (il suo compagno e suo figlio) perché possano instaurare un bel legame. Prima riuscirà ad essere più sicura di se stessa, a rendersi autonoma dalla sua famiglia e dai giudizi della gente, prima riuscirà a costruire la sua bella famiglia. Le auguro un felice cammino di vita!

 


copyright © Educare.it - Anno XV, N. 12, Dicembre 2015

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