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Difficoltà di separazione dalla mamma

Sono la mamma di una bimba di 5 anni e 3 mesi ed un bimbo di 3 anni e mezzo.
Sono diventata mamma (super felice) a 37 anni (avrei tanto voluto fare tutto prima, ma ho conosciuto mio marito tardi) ed all'arrivo della prima bimba ho praticamente fermato il mio mondo per lei: ho preso una lunga aspettativa dal lavoro, ho cambiato stile di vita ecc. per assicurare alla amatissima e desideratissima nuova arrivata tutto l'amore di cui una mamma può essere capace. Non mi sono mai sottratta ad alcuna sua richiesta di attenzione, sia che fosse un pianto notturno o soddisfacimento di qualsivoglia bisogno. Quando la bimba aveva 19 mesi è arrivato il suo fratellino e per "tamponare" la mancanza inevitabile di tutte le attenzioni fino a quel momento rivolte solo a lei ho chiamato una baby-sitter che eccellentemente ha supplito ad alcune mie abitudini (portarla al parco, farla giocare in casa ecc.). La bimba quindi non mi sembra abbia vissuto negativamente in alcuna maniera l'arrivo del fratello, che ora è il suo compagno di giochi (e litigi!) ...e non so cosa farebbe senza la sua compagnia!
Per quanto mi riguarda, volendo fare dell'autocritica, posso dire che il mio grande amore si è tradotto a volte in un po' di gelosia e forse di iperprotettività. Aggiungo però che mi sono sempre concentrata per far prevalere il raziocinio sui sentimenti, quando questi ultimi potevano indirizzare ad atteggiamenti negativi (es. anche se gelosa, quando mi chiedevano di prendere in braccio la bimba piccola stringevo i denti in un finto sorriso e la cedevo; quando un bimbo le faceva qualche torto al parco, ho sempre cercato di far sì che si difendesse da sola, senza il mio intervento ecc.)
La bimba sin dalla nascita ha manifestato un carattere sensibile e un po' particolare. Non è stata mai una bimba con la paura dell'estraneo (andava in braccio a tutti, purchè giocassero con lei) ma alcune situazioni la spaventavano. Ad esempio all'età di due anni circa bastava che un bimbo la urtasse con un po' di forza che subito iniziava a piangere per lo spavento. Poi magari non aveva alcuna paura di tante altre cose che in genere spaventano i bimbi.
All'età di tre anni e mezzo c'è stato il suo ingresso alla scuola materna, ma prima ancora di ciò ha superato la "paura dei bimbi" grazie ai contatti che le abbiamo fatto sempre avere nei parchi ed altrove o semplicemente perchè ha maturato la consapevolezza che non c'è niente da temere dai bimbi.
Alla scuola materna nella fase iniziale la maestra lamentava il fatto che lei giocasse esclusivamente per conto suo, ignorando i giochi di gruppo o tirandosene fuori per seguire i suoi giochi di fantasia. Partecipava attivamente, con entusiasmo e pertinenza, invece ad ogni attività didattica, portando a termine con precisione ed attenzione ogni compito affidatole.
Al secondo anno ha superato la prima difficoltà sopra descritta, partecipando ai giochi di gruppo serenamente e con gioia, interagendo con bimbi grandi e piccoli e di ogni sezione. Permaneva solo una tendenza a non fare parte fissa di un gruppo, ma a preferire il gioco con un singolo bimbo/a (non necessariamente sempre lo stesso) ed a fare un po' da farfallina tra i gruppi, non disdegnando anche di tornare con piacere a volte al gioco solitario. Per questo la maestra la dipinta semplicemente come una bimba riservata, non per questo non partecipe al gioco o timida (spesso si proponeva lei stessa ai bimbi, senza problemi).
Mi scuso per questo lungo preambolo, ma credo che descrivere il carattere della bimba sia necessario per cercare di spiegare ciò che andrò a descrivere ora.
Alla fine del secondo anno di materna la maestra mi ha riferito che da un po' di tempo la bimba piangeva per ogni sciocchezza (mai fatto prima, neanche nel primo inserimento che è stato liscio come l'olio). Ho attribuito questo alla stanchezza perché negli ultimi mesi andavo a riprenderla alle 16.00 (avendo modificato il mio orario di lavoro) ed in più ha cominciato a saltare il sonnellino pomeridiano, tendendo comunque a far tardi la sera per addormentarsi.
Ma poi la faccenda si è complicata. Ha cominciato a dirmi di non voler più andare a scuola, con lacrimoni annessi. Ho provato a chiederle cos'è che all'improvviso non le piacesse più della scuola, ma sembrava non in grado di darmi una risposta, di inquadrare il suo problema; sapeva solo dirmi che voleva stare con la mamma. La maestra dal canto suo assicura che non c'è stato alcun episodio traumatico (es. un litigio con un bimbo) ma che ha cominciato a manifestare un crescente disagio dimostrato anche con pianti sommessi. A casa è tutto come sempre, non ci sono state novità di alcun genere.
Per fortuna la scuola nel frattempo si è chiusa ed io ho preso un periodo di ferie per "osservare" mia figlia e per starle vicino.
Ho cercato di rassicurarla, di farla dormire al mattino fin quando a voluto, di farla divertire, siamo andate insieme al mare, nei parchi, alle feste di compleanno e lei si dimostra ora molto più serena. Ma della scuola non vuole sentire neanche parlare. E quando si trova nei parchi, nelle feste ecc. pur partecipando a tutte le attività di gioco mi vuole avere "a vista", mi impone una posizione, anche distante, purchè alla sua vista. Non accetta più di essere lasciata nei baby-club dei grandi centri commerciali, dove prima invece correva senza neanche voltarsi a guardarmi, non appena fatto ingresso nel supermercato. In particolare un giorno, mentre eravamo in macchina per recarci in un centro commerciale munito di "galattico" baby-club(prima adorato da lei) lei stessa mi ha chiesto di poterci stare mentre noi provvedevamo alla spesa. Io, felicissima, l'ho accompagnata, lei è entrata mi ha salutata ma.. neanche 30 secondi dopo mi ha chiamato disperata chiedendomi di farla uscire in lacrime, quasi presa dal panico. Come se suo malgrado, non riusciva a stare in quel contesto "simil-asilo". E lì mi sono molto preoccupata. Ho chiamato a casa la maestra che continua ad assicurarmi che a scuola non c'è stato nessun evento particolare. Quando chiedo alla bimba perché si comporta così, lei mi risponde semplicemente che vuole stare con la mamma. L'ho portata in piscina per una lezione-prova di nuoto. All'inizio sembrava felicissima (mi voleva comunque a vista) ma quando ha chiesto di poter uscire all'insegnante e questa le ha riposto che si poteve uscire solo al termine della lezione, è schizzata via dall'acqua piangendo nella mia direzione. Voleva tornare poi in acqua ma non per seguire la lezione, per stare alle regole della maestra di nuoto. Ieri era a saltare sul tappeto elastico di un parco giochi (cosa che adora) ed all'improvviso si è diretta verso la rete di protezione piangendo, senza motivo. Mi sono avvicinata chiedendole il perché:" Voglio uscire", mi ha risposto.
Non so che pensare. Non so cosa le sia successo. Non capisco il perché di questa sua involuzione. Non so come affrontare l'ingresso all'ultimo anno di materna che andrà a frequentare a settembre. Sono davvero preoccupata ed ho assoluta necessità di sapere che azioni intraprendere per farla tornare serena a scuola, come lo era prima. E non solo a scuola: in piscina, nel parco e dovunque!
Posso solo aggiungere un evento a cui io però non riesco ad attribuire la causa di tutto questo: ha partecipato a maggio ad un breve corso di ginnastica psicomotoria tenuto all'interno del mio luogo di lavoro per i figli dei dipendenti ed io al termine della lezione sono giunta con qualche minuto di ritardo a prenderla e l'ho trovata che piangeva al collo dell'insegnante (aveva visto tutti i genitori tranne me). La volta successiva si è fatta promettere che sarei stata puntuale ma (disdetta, sventura) un inconveniente mi ha fatto arrivare di nuovo giusto con qualche minuto di ritardo, sufficiente per trovarla di nuovo a piangere al collo dell'insegnate. La lezione successiva la accompagnata la nonna (io con febbre), alle altre non è voluta più andare. Ma possono questi due episodi spiegare tutto quanto sopra descritto? Mi sembra insufficiente!
Aiutatemi! Grazie

Gentile sig.ra Susanna
ho letto con attenzione e partecipazione la descrizione della sua bambina e della situazione che la preoccupa. Mi complimento con lei per la precisione e l'analisi con cui mette a fuoco gli elementi che ritiene significativi. Se ci trovassimo vis a vis le chiederei però qualche altra cosa: come si comporta la sua bambina con gli altri adulti di riferimento (papà, nonni)? In quali situazioni la sua bimba accetta di separarsi serenamente da lei? Come avviene l'addormentamento serale? Avere queste informazioni mi permetterebbe di cercare una spiegazione più precisa per il cambiamento di comportamento che tanto la preoccupa.
Maria Montessori, ne Il segreto dell'infanzia, ha scritto che "i capricci e le disobbedienze di un bambino non sono altro che aspetti di un conflitto vitale fra l'impulso creatore (del bambino) e l'amore verso l'adulto": in altre parole, tra i bisogni profondi e fondamentali e il desiderio di compiacere mamma e papà, la maestra, l'istruttrice di nuoto etc. Se accreditiamo questa lettura, dobbiamo chiederci quali bisogni possono essere stati frustrati in questi mesi. I ritardi con cui si lei è presentata alla ginnastica psicomotoria potrebbero aver "tradito" un bisogno di regolarità, di custodia, di sicurezza che probabilmente lei stessa, cara signora, ha coltivato nella sua bambina attraverso sentimenti ed atteggiamenti di protezione. Infatti sempre la Montessori ha spiegato che "il bambino è estremamente sensibile di fronte all'adulto, fino a permettere che l'adulto viva ed agisca in lui".
Se così fosse, non si tratterebbe di un rifiuto della scuola, ma di una difficoltà riferibile alla relazione con la mamma: con alcune risposte alle domande che ho posto sopra, il quadro si farebbe più chiaro.
Ad ogni modo, queste difficoltà vanno senza dubbio superate! Innanzitutto le consiglio di mantenere alta l'attenzione rispetto ai bisogni della sua bambina, cercando poi di corrispondervi nel modo più funzionale per entrambe e per l'organizzazione di tutta la famiglia. Ad esempio, se risultasse forte un bisogno di vicinanza, lei potrebbe concordare con sua figlia dei tempi, preferibilmente di routine, in cui questo bisogno possa essere soddisfatto: al ritorno dal lavoro, al momento del bagno serale, prima di addormentarsi ... secondo le preferenze della sua bambina.
Poter contare su momenti stabili in cui ci si può incontrare, esprimere affetto, divertirsi insieme ha un forte potere rassicurante, a fronte del quale sua figlia può (e deve) accettare quella separazione necessaria che le consente di frequentare la scuola ed altre eventuali attività. Su queste ultime, mi permetta Susanna, sia misurata, non abbia fretta. A cinque anni o poco più, la scuola fino alle ore 16 comporta una fatica più che sufficiente: lasciamo il resto del tempo alla libertà del gioco e del riposo, all'incontro ed all'intimità, persino alla noia.
Infine le suggerisco di guardare alla sua bambina ed alle sue particolari caratteristiche con stupore e meraviglia piuttosto che con preoccupazione: probabilmente di fronte a lei vi è una personcina delicata, piena di sensibilità e ciò che oggi di lei non comprendiamo si farà più chiaro con il trascorrere del tempo.

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 11, ottobre 2011

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