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Non sta senza la mamma

Mia figlia ha 3 anni e mezzo, vivace, ma molto paurosa, soprattutto le spaventa stare senza di me. E' molto legata a me, anche morbosamente: il padre lavora fuori dal lunedì al giovedì. In settimana vivo da mia madre dove c'è, al ritorno dall'asilo, anche mia nipote di solo 3 mesi più grande di lei e il giovedì torno a casa con la mia famiglia.

E' molto in simbiosi con la cuginetta anche se quest'ultima è completamente diversa da lei. Mia figlia è molto testarda e permalosa, non possiamo sgridarla che ne fa una tragedia, ma comunque non ci facciamo impressionare.

E' andata all'asilo a 18 mesi, perché io lavoro e anche per farla socializzare visto che è un tipo molto solitario. Quindi questo è il terzo anno di asilo. Ho scelto un asilo privato cattolico, con le suore come insegnanti. Ha quasi sempre pianto la mattina quando la portavo all'asilo, ma dopo un inizio traumatico si era abituata. Poi, dopo una assenza piuttosto lunga per motivi di salute, lo scorso gennaio è precipitato tutto. Abbiamo ricominciato l'inserimento con pazienza e dolcezza, ma nulla. Intanto sono arrivate le vacanze estive.

A settembre scorso le cose sono andate meglio, con grandi discorsi e dolcezza non piangeva più. Però, purtroppo, odiando i rimproveri dell'insegnante è di nuovo precipitato tutto. Piange, non vuole più andare all'asilo, si rifiuta di colorare, cantare, mangiare da sola (vuole essere imboccata e non mangia fin quando non la aiutano). E' avversa e contraria a tutto ciò che le propone la suora. Quest'ultima è un po’ duretta, cioè dopo un approccio dolce ha deciso di cambiare atteggiamento e essere più drastica. Se non vuole disegnare fa finta di non sentirla, se non vuole mangiare non la imbocca più, la lascia libera di scegliere se farlo o no. Poi quando vado a riprenderla è tranquilla e dice che si è divertita.

Non so cosa fare... A casa è uguale: a ogni rimprovero piange. Dopo la strategia del discorso, della dolcezza, della comprensione ho deciso di essere più dura anche con le punizioni, ciò per renderla più autonoma, a mangiare da sola, a vestirsi da sola che poi lo sa fare ma è pigra. E' molto testarda, resta in punizione senza muoversi, ma non cede. Dopo ore devo essere io a parlare di ciò che è successo e a provare di farla ragionare. Datemi qualche consiglio. Grazie mille

 

Cara signora Lucia

comprendo la sua preoccupazione e la sua fatica. Leggendo la sua lettera, la prima immagine che mi si è presentata è quella di una bimba disorientata e poco compresa. Vorrei iniziare la mia risposta proprio da qui.

Ciò che risalta nella sua particolare storia è l’instabilità dei riferimenti: il papà che è presente alcuni giorni sì ed altri no, la casa che cambia ogni lunedì ed ogni giovedì e con essa la famiglia: non è certo la stessa cosa avere per sé mamma e papà o condividere tempi, spazi ed attenzioni con la cuginetta e con la nonna. Eppure questo succede, da anni, con un ritmo che a mio parere è davvero disorientante per la sua bambina.

Sarei curioso di sapere anche come avviene l’accompagnamento ed il ritiro dalla scuola dell’infanzia: se anche qui vi fosse un’alternanza di persone (lei, la nonna, la zia …), questo completerebbe il quadro che mi si è offerto. Non mi meraviglierei se anche il momento del sonno fosse problematico, se ad es. la bimba chiedesse di dormire con lei.

In questo “mondo-che-cambia-continuamente”, la sua bambina mostra i segni del suo disagio, un disagio che si è chetato di fronte alle sue rassicurazioni di settembre. Questo ci mostra la strada: questa bimba ha bisogno di tenerezza e di comprensione, perché i suoi non sono capricci. Soprattutto ha bisogno di ritmi che la rassicurino, che diano stabilità al suo mondo.

E’ per queste strade che occorre aiutarla. Innanzitutto proverei ad introdurre tutti gli elementi di continuità possibili nella sua situazione. Ad. esempio: va sempre alla scuola con la mamma (o con la nonna), viene sempre ritirata dalla stessa persona; quando rientra, che sia a casa sua o in quella della nonna, fa sempre un piccolo rituale (come fare sempre merenda con quello che lei ama, sempre con la sua tazza, che la segue nel cambio di casa). I ritmi, la scansione sempre uguale del tempo e degli avvenimenti, le abitudini hanno il grande potere di abbassare l’ansia e di rassicurare, sia per i piccoli che per i grandi. Per i piccoli, è un elemento fondamentale dell’equilibrio psicologico, come ben sanno alla scuola dell’infanzia nella programmazione delle attività e delle routine.

Al ritmo costante delle giornate, per quanto possibile, occorre accompagnare anche alcune ritualità nelle relazioni. Gentile Chiara, provi ad individuare quali momenti ad alto contenuto relazionale le è possibile garantire ogni giorno alla sua bambina. Può essere, ad esempio, il momento del bagnetto serale, che va fatto sempre alla stessa ora e nello stesso modo, senza fretta e con il piacere reciproco di incontrarsi. Una cosa analoga dovrebbe trovarla il papà, quando rientra dalla settimana di lavoro: la sua però sarà una ritualità settimanale, perché non può garantire quella quotidiana.

Questo mi pare un po’ il tema centrale della sua situazione. Altri elementi, come i tratti del carattere che descrive (molto testarda e permalosa, un tipo solitario) o la difficoltà di separazione al momento dell’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia mi sembrano comuni a tante altre esperienze.

Se la mia lettura è corretta, introducendo queste attenzioni, il comportamento della sua bambina dovrebbe mutare anche in modo rapido. Attenui anche le richieste di autonomia: il vestirsi potrebbe essere un momento di incontro e di complicità, avrà tempo per fare da sola.

Mi faccia sapere come evolve la situazione, se crede.

 


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 3, marzo 2013

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