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C’era una volta una scuola materna…

C’era una scuola e c’era un papà che era molto triste perché in quel luogo i bambini erano trattati con modi molto duri.
Una mattina quel papà, accompagnando la sua bambina, con il preventivo consenso delle maestre portò il loro gattino per farlo vedere a tutti i piccoli alunni.

Aprendo la porta di scuola si entrava in uno spazio grande dove al centro c’era buca quadrata. Tutte le mattine fino alle 9,30 i bambini dovevano sedere allineati per cantare "guidati" dalle maestre. Ma quel giorno, appena videro il gattino nella gabbia, i bambini accorsero alla porta entusiasti.
Solamente un momento prima, una maestra si indaffarava per costringere i bambini a star seduti, prendendoli sotto le braccia e spostandoli di peso in quella buca quadrata, mentre urlava "sedetevi!!!".

Quella mattina in particolare, i bambini sembravano non accettare proprio questi sistemi e si rialzavano immediatamente e scappavano: alcuni impauriti, altri arrabbiati.
Allora il papà propose con tono pacato e gentile di mettersi seduti tutti insieme a vedere il gattino. In un baleno tutti i bambini erano seduti e sorridenti.
Dopo qualche minuto, uno di loro si alzò. Emanuel era un bambino particolarmente sensibile agli urli a alla "durezza" che tutti giorni c’erano in quella scuola. Egli reagiva esternando aggressività e un’esagerata vivacità.

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Una maestra si rivolse a quel papà in tono critico e con un po’ di cinismo: "non ce la farai a farli rimanere seduti". In effetti egli pensava che, durante la prima ora di scuola materna, si potesse anche ridere scherzare e, perché no, muoversi! Ma accettò la sfida. Parlò ai bambini, a voce bassa e con un tono d’entusiasmo: "ehi bambini… mi fate un grande piacere? Dite a Emanuel di restare seduto così possiamo osservare insieme il gattino e fare il gioco dei numeri insieme… Che ne pensate??".
In men che non si dica tutti bambini si rivolsero al suo compagno urlandogli di mettersi a sedere!!!
Emanuel rimase così meravigliato nel sentirsi arrivare quella richiesta dai suoi compagni che rimase seduto venticinque minuti, immobile a sorridere insieme con gli altri.
Quel papà faceva il gioco dei numeri e loro ridevano … Era "perso" dentro agli occhi dei bambini che lo guardavano felici. Gli piaceva pensare di aver ottenuto tutto questo per aver parlato serenamente, chiedendo la loro collaborazione.

Le maestre sembravano esterrefatte, forse perché non abituate a quei momenti di pace.
Passata una mezz’ora, quel papà si alzò per lasciar iniziare le lezioni. Si congedò sottovoce: "bravi bambini… Siete stati molto bravi! Voglio bene a tutti. Continuate così".
Lui ed il suo gattino salirono nell’auto parcheggiata davanti alla scuola.
Dalle grandi porte a vetro, i bambini lo salutavano gesticolando un ciao con le loro manine: erano lì, stupendi, grandi, forti, tutti insieme.
Quell’immagine commosse il papà ed ancora una volta pensò: com’è semplice avere l’affetto e l’attenzione dei bambini…
C’era una scuola e c’erano alcune maestre sempre arrabbiate con i bambini.
Quel papà si è battuto e si è scontrato affinché quei bambini fossero trattati con più dolcezza.

 


Autore: Mi chiamo Roberto Baroni ed all'inizio di tutto sono diventato padre.
Quando è successo mi sono chiesto: "Io papà? Come sarò? Ce la farò?".
Anche se non ho titoli nel settore ho voluto trovare un modo dolce di rapportarmi alla mia bambina e sembra che tutto stia andando bene. Mi ritengo un uomo pratico che fa di un'idea una realtà... (OPPURE... che cerca nell'idea una realtà...).
Prima c’era solo Marina che conosceva i bambini: è pedagogista. Poi tra noi è arrivata Jessica ed in quel momento sono rinato anch’io. Con lei, ho imparato a mettermi in discussione ed a guardare il mondo in modo nuovo. Con gli occhi di un papà vi racconto la gioia, la fatica, l’amore di crescere insieme. Come capita, probabilmente, a ciascuno di voi.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 4, marzo 2004

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