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Rispetta tuo figlio, rispetta i bambini

Una chiave di volta che aiuta molto il rapporto tra adulti e bambini è l'idea di dare il rispetto. Non voglio centrare questo argomento in chiave moralistica, non servirebbe a niente ed io, in primis, non potrei certamente farlo.
Dare il rispetto non è un etichetta né un formalismo; è un pensiero d'amore. L'importante è pensarci.

Questo sfugge e questo succede non certo per un fatto di cattiveria. Immersi in una società che si muove "a razzo" e poi inciampa, tante piccole cose se ne vanno con questo forte vento. Tuttavia nessuno ci toglie l'opportunità, ogni tanto, di dare un bel colpo di freno al nostro stancante "movimento". 
Il rispetto è tutto e con esso ottieni quasi tutto. Anche con i bambini. Il rispetto non si studia né si impara completamente: si cerca in noi poiché trovandolo, c'è. Se viviamo con bambini, con i nostri figli, attuare questa dinamica vitale può essere più facile che nel rapporto con l'adulto.
Come papà ho dovuto tener conto di alcuni dettagli: il mio punto di partenza è iniziato osservando mia figlia attaccata al seno della sua mamma e poi chiedermi "Tu, di chi sei? Sei totalmente mia? Sei nostra?". Mi veniva di rispondermi con "sì" ma non mi sentivo soddisfatto. Tu sei la vita, una vita; e questa vita di chi è? E' mia? Potevo esserne così sicuro? No. Ed allora ho iniziato a rapportarmi a mia figlia come ad una persona che proveniva dalla nostra voglia che esistesse. Jessica è di Jessica. E' anche nostra figlia e noi la sua guida, non i suoi padroni. Ed allora come potevo rendere pratica questa idea? Attraverso un modo gentile di vivere con lei, attraverso una comunicazione serena, attraverso l'amore che sentivo per lei e che mi ha aiutato tantissimo in questo processo di cambiamento. 

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Ho cominciato ad amarla osservando le sue minuscole manine ed allora ho provato a parlarle con gentilezza, con la voce bassa e mi sono abituato. L'uomo è l'essere più adattabile al cambiamento… basta porsi il problema ed averne sincero bisogno: allora non è così difficile… Poi il tempo andava avanti e le sue manine ingrandivano e poi e i suoi piedi si muovevano e crescendo guardava sempre in alto, osservava interessata tutto ciò che la circondava: sembrava volesse conoscere queste nuove immagini… Occupava, anzi, conquistava un "suo" spazio; quello spazio di chi era? suo o mio? Mia moglie ed io decidemmo che la sua camera fosse il luogo dove avrebbe potuto fare anche un po' di confusione… per darle la possibilità di sentire vivo qualcosa di "suo". Questo è un dettaglio abbastanza interessante perché inizia un bambino all'idea dell'autonomia, primo passo verso la "responsabilità". 
Dopo sei anni trascorsi insieme mi sono accorto che nel "concedere" questa opportunità, anche se a volte la camera era in disordine, contemporaneamente ho potuto chiederle ciò che gli avevo in precedenza dato… Non vi era in lei quel senso di ribellione né ci arrivavo attraverso un secca disciplina. Altresì, dopo i due anni abbiamo notato che aveva acquisito un alto grado di indipendenza (che è sempre aumentato) mostrata nel compiere le solite cose di tutti i giorni: lavarsi, vestirsi, nutrirsi. D'altro canto, per diverse volte, ho dovuto "chiudere un occhio" per non guardare la sua camera ma poi, confrontando altri importanti aspetti che ho qui sopra accennato, ero felice di constatare un certo grado di responsabilità verso il mondo che la circondava… delle volte Jessica mi chiama e mi chiede un aiuto per mettere a posto le sue cose. Questo è un buon segnale.

Ci sono dei giorni in cui Jessica non vuole fare il compito della scuola… rispetto questo suo problema. Così le spiego a cosa serve questo suo nuovo lavoro ed anche le conseguenze che si verificano se non lo fa. Non glielo impongo senza motivo: così facendo otterrei il suo totale rifiuto. Le parlo dei miei sei anni e di quando anch'io non ne avevo voglia… cerco una complicità… cerco una sintonia per comunicare… ed allora mi guarda un po' meravigliata e dentro i suoi occhi blu vedo diminuire il suo dissenso… Allora le sussurro: "dai amore… facciamo questi disegni, ti aiuterò… scriviamo i numeri insieme" e lei prende la sua matita…
Forse, anche in questo caso rispetto la mia bambina. Jessica va volentieri alla sua scuola, disegna le sue bambole e i suoi campi di fiori… inizia a scrivere le prime parole… 
Le mie più belle le ho scritte amandola come riesco.

"Se ti rispetto, rispetterò me
Se mi rispetti, rispetterai il mondo".

 


Autore: Mi chiamo Roberto Baroni ed all'inizio di tutto sono diventato padre.
Quando è successo mi sono chiesto: "Io papà? Come sarò? Ce la farò?".
Anche se non ho titoli nel settore ho voluto trovare un modo dolce di rapportarmi alla mia bambina e sembra che tutto stia andando bene. Mi ritengo un uomo pratico che fa di un'idea una realtà... (OPPURE... che cerca nell'idea una realtà...).
Prima c’era solo Marina che conosceva i bambini: è pedagogista. Poi tra noi è arrivata Jessica ed in quel momento sono rinato anch’io. Con lei, ho imparato a mettermi in discussione ed a guardare il mondo in modo nuovo. Con gli occhi di un papà vi racconto la gioia, la fatica, l’amore di crescere insieme. Come capita, probabilmente, a ciascuno di voi.


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 12, novembre 2003

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