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ISSN 2039-943X

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Gigi Bici

Ieri sono stato da Gigi a mettere il toppino alla mia bici perché si era forata.
Gigi è un signore che accomoda le biciclette di tutti i tipi, per le mamme, i babbi, e i bimbi come me.
Io e la mamma siamo usciti presto di casa, il sole era già alto nel cielo e bruciava forte. Abbiamo fatto a piedi un bel pezzo di strada. Io camminavo tenendo dritto il manubrio della mia bici e stando attento a non darmi i pedali sugli stinchi, perché quando mi distraggo, anche per un attimo, ci sbatto forte e vedo le stelle! La mia mamma pedalava piano davanti e mi aspettava sulle strisce per attraversare.

Dammi la mano, - mi dice sempre.
Come faccio? Non lo vedi che c’ho la bici! - le dico io.
Non lo sopporto di dare la mano per attraversare. E poi, ormai sono grande, ho la mia bicicletta e ci vado senza le rotelle. Tra un po’ ci andrò pure senza mani, come mio cugino, che è più grande di me e fa tanto il furbo: mi passa davanti sulla bici con il manubrio che gira da solo.
Insomma, io e la mamma, ieri, siamo arrivati da Gigi che eravamo sudati fradici. Lui era dentro la sua officina che stava riparando una bicicletta tutta smontata.

- Bello Canarino! Come stai? - mi ha detto Gigi quando sono arrivato.
- Bene! - gli ho risposto.
Non so perché lui mi chiami così, forse perché sono biondo e piccolino, e gli sembro un canarino, di quelli col pelo giallo.
La mamma mi ha salutato per andare a far spesa e io sono rimasto lì. Carla appena mi ha visto mi ha detto: - Ciao Filippo bello! Cos’hai la bici rotta?
- Sì, è forata.
- Vieni, ci penso io.
Poi Gigi mi ha detto: - Vieni Canarino, ti racconto la barzelletta di Pierino…

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La maestra dà il tema in classe: DI MAMMA CE N’E’ UNA SOLA.

Pierino scrive:
IERI SONO STATO IN CUCINA. VOLEVO UNA MELA E HO DETTO ALLA MAMMA: DI’ MAMMA! CE N’E’ UNA SOLA?

Lì per lì non l’avevo capita, ma c’ho riso lo stesso. Gigi mi fa ridere solo a guardarlo. Poi quando sono rientrato in casa, gliel’ho raccontata alla mamma; me l’ha spiegata, ed è corsa dal babbo ridendoci.

Con Gigi ci lavora pure la moglie, Carla, e a me sembra che lavori più di lui. Perché Gigi parla tanto, scherza, fa le battute, racconta barzellette, e tra una parola e l’altra lavora. Carla, invece, è di poche parole, lavora e basta. Sta seduta su un panchetto di fronte alle bici, con le mani nere d’olio, la sigaretta che non stacca mai di bocca, e gli occhi che tira su solo se la chiami. E’ sempre arrabbiata, non ride mai, ma i suoi occhi sono buoni, come quelli di mia nonna, che quando mi parla luccicano e sembra che pianga.
A me Gigi e Carla stanno simpatici, e tutte le volte che mi si rompe la bici, non vedo l’ora di portargliela, così vado da loro e mi diverto, anche se i miei amici intanto giocano a pallone e credono di divertirsi più di me. Ma non è vero. Io glielo dico sempre a quei fissati del calcio, che mi vado a divertire anch’io. E in più, imparo tante cose. Carla mi spiega quello che fa e mi dice sempre che un giorno prenderò il suo posto. Si vede che le piace il suo lavoro, ma a volte la vedo tanto stanca.
Insomma, ci sto bene con loro. La mamma lo sa, e anche se non ho la bicicletta rotta, mi lascia lì mentre lei va a fare la spesa alla Coop davanti.

Gigi è troppo forte. Spero un giorno di diventare come lui, che ha sempre voglia di scherzare e di far star bene la gente e i bambini come me.

 

 


copyright © Educare.it - Anno IX, Numero 2, Gennaio 2009

 

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Articolo scritto da Gianluca Giunchiglia.
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