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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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Rudolf dai grandi occhi

Una segnalazione anonima ci aveva spinto ad indagare su quel nucleo familiare. La casa era distante dal centro del paese, piuttosto isolata, ed avemmo difficoltà a raggiungerla nonostante fossimo scortate dalla polizia municipale. Non so dire quanto tempo ci volle per arrivare ma mi parve un tempo lunghissimo.

Giovanni, in viaggio tra "testa" e "pancia"

Giovanni è giovane, ha poco più di vent'anni. Ha una sorella - più grande di dodici anni che lavora come educatrice in una comunità per minori - e due bravi genitori: lui dirigente in un ente pubblico, lei dipendente comunale. E’ una famiglia di sani e solidi principi, famiglia che tiene molto alla correttezza nei comportamenti e al successo scolastico, una famiglia impegnata e di buon nome nel paese. Giovanni ricorda che, lui ancora piccolo, il padre ammoniva con queste parole la sorella, quando doveva scegliere cosa fare durante un momento di crisi alle superiori: “Devi completare gli studi ed andare all’Università, non vorrai fare la parrucchiera!”.

Il segno del tuo passaggio

Adolescenza inquieta, isola spesso dimenticata dagli adulti, alberi che si piegano a venti improvvisi e impetuosi. Calma apparente e inaspettata, breve come lo sguardo che non si sofferma e vaga alla ricerca di stimoli esterni per scariche di adrenalina in un corpo inconsapevole di essere una crisalide dalla pelle rugosa e accartocciata su se stessa. 

Quando la notte

Quando la notte viene,
arriva l’ora di uscire
le forme non sono più marcate
e tutto si colora di uguale.
Quando la notte viene,
anche le dimensioni appaiono espanse
non sai dove iniziano
e non sai dove finiscono.

Rivelazioni

Non doveva succedere,
questo solo continuo a ripetermi.
Non la dovevo vedere.
Non doveva arrivare quel maledetto mattino.
Ieri… ieri e sembra non so quanto tempo,
perché, se poco o tanto,
non la si comprende più la cognizione del tempo quando si impatta in certi avvenimenti!
Ieri, nella stanza di mio figlio,
ho aperto il cassetto
- stavo riordinando, pulendo, spolverando… come fanno tutte le mamme –
ho aperto il cassetto e “lei” era lì.

Da puma a koala

Elisa è una ragazza di 28 anni quando, nel mese di luglio, arriva al Servizio per le Tossicodipendenze per una esotossicosi alcolica; quindici giorni prima le era stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza.
Dall’anamnesi medica stilata al momento dell’accoglienza emerge che Elisa è stata in carico alla Neuropsichiatria Infantile per deficit intellettivo, a causa del quale aveva avuto l’insegnante di sostegno sia alle scuole elementari che alle medie; verso i 15 anni ha iniziato ad abusare pesantemente di alcol nei weekend, con una predilezione per i superalcolici, conducendo comunque un’esistenza abbastanza regolare, dove non erano mancate varie esperienze di lavoro.

Chi cambia chi?

“Sai, io ti vedo di più come un uomo d’azione …”.
Ecco, è lì che mi è scattato come un “clic” in testa, come se quello che mi aveva  appena detto Marco mi avesse sbloccato. E’ stato quasi un riflesso automatico, a quel punto, rispondergli: “Allora non ha senso che ce ne stiamo seduti a parlare dentro questa stanza, la prossima volta che ci vediamo vieni in bici, che ce ne andiamo a fare un giro assieme.”
Era già la terza o quarta volta che incontravo Marco, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso una sensazione mista tra l’impotenza e l’impressione di girare a vuoto, senza alcuna meta o un qualche tipo di utilità.

Aspettare

Non hai mai avuto per un attimo, per un solo attimo,
la sensazione di avere tutto il dolore del mondo addosso?
Tutto il dolore in un solo momento?
A me capita, talvolta, di sentirlo quel momento,
e quando succede – cerca di capire –
non riesco sempre comprendere se è solo un attimo, al quale poi ne segue un altro,
o se ogni cosa viene risucchiata in quell’istante.

"La mia storia"

A volte penso di essere nato
per scontare la vita di chi mi ha preceduto.
Non mi interessa
cosa sia di mio padre.
E allora?
Quando alla sera lui tornava a casa ubriaco
veniva sempre a prendermi a letto
- non te l’avevo mai detto? –
non ho mai saputo di cosa mi doveva punire,
ormai mi ero convinto di portare dentro
un peccato originale
che ogni sera dovevo scontare.

Fratelli

Volevo salvarlo …
penso che era questo ciò che volevo fare.
Io e mio fratello,
figli maschi di una madre rimasta vedova troppo presto.
Io, figlio maggiore, lo dovevo fare.
Mamma no, lei poteva solo guardarci crescere,
e questo suo sguardo che si posava su di noi
poteva rimanere lì, fisso, anche per ore.
Io non l’ho mai vista piangere,
ma ho sempre saputo che lei piangeva;
non lo si vedeva solo perché oramai lei lo aveva imparato:
lei piangeva solamente dentro!

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