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Ma a che serve quell’ora di Religione a scuola?

religione scuolaSono in sala professori e ascolto colleghi scagliarsi con una certa aggressività contro l'"inutile ora di religione": "Sarebbe molto più opportuna e utile un'ora di matematica o di grammatica in più!", “E poi resta che, comunque, l’insegnamento della religione cattolica a scuola è qualcosa di fortemente discriminatorio nei confronti dei sempre più numerosi alunni musulmani e di altre religioni”.
Mi pare stupido e assolutamente miope quello che stanno affermando, ma non rispondo. C’è nell’aria troppo pregiudizio e troppa concitazione, perché si possa dialogare serenamente e ci si possa confrontare con serietà.
Prendo, quindi, il mio registro in silenzio, mi defilo da lì ed entro nella mia classe, una seconda media.

Prima ora: Letteratura. Inizio a spiegare Dante e introduco la Divina Commedia, "il viaggio immaginario che Dante compie attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso". Alza la mano un alunno musulmano: "Prof, so cosa sono Paradiso e Inferno, perché anche noi ce li abbiamo nella nostra religione, ma cos'è il Purgatorio?". Mi arrampico sugli specchi per tentare di dare una spiegazione minimamente adeguata a una domanda teologica di questo livello. Dopo mezz’ora di incalzanti “Ma come?”, “Ma perché?” del mio alunno e i miei goffi e annaspanti tentativi di risposta, torno a Dante.

Non faccio in tempo a riprendere che, subito, mi interrompe un alunno indiano di religione Sic: "Ma prof, noi non abbiamo nemmeno il Paradiso e l’Inferno... Ma che sono? Io non capisco...". Di nuovo, sono costretta a improntarmi teologa senza esserlo, e dunque spero di riuscire a dare risposte il meno approssimative possibile.
Seconda ora: Storia. Si cambia libro. In seconda media si studia la storia moderna; siamo arrivati alla Riforma Luterana: “Dunque, ragazzi, Lutero abolisce ben cinque dei sette Sacramenti...”. “Prof, ma che sono i Sacramenti? Noi non ce li abbiamo nella nostra religione...”.
Ecco, tutto questo è successo in un’unica giornata scolastica, nell’arco di sole due ore.

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Non credo che occorra commentare. Mi pare che i fatti da soli possano essere sufficienti per rispondere a chi sostiene che l’ora di religione sia inutile. Chi è insegnante sa bene che situazioni analoghe a quella raccontata avvengono quotidianamente e in tutte le materie: da Arte, a Musica; da Storia, segnata un evento che ha una portata di tale rilievo da spartirla in due, prima e dopo, a Letteratura italiana; per la Letteratura, ogni anno mi tocca spiegare (e necessariamente banalizzare nella semplificazione) alti concetti teologici che meriterebbero, ciascuno, un corso monografico all’Univeristà Gregoriana: dal concetto di “Provvidenza”, quando si leggono i Promessi Sposi a quello di “Trinità” (!) quando si illustra il simbolismo dei numeri nella Divina Commedia.

Ma non si può prescindere da un minimo di conoscenza religiosa nemmeno per la comprensione del più banale quotidiano: dal calendario alle festività di Natale e Pasqua, dai campanili che svettano sopra i profili di ogni cittadina alle espressioni linguistiche più comuni (“sfruttare i talenti”, “portare una croce”, “occhio per occhio”, “fare come Pilato”, “per un piatto di lenticchie”, “sepolcro imbiancato”, lavarsene le mani”, “vita come un calvario”, “essere un Giuda”, “lungo come una Quaresma”, “felice come una Pasqua”, “da Natale a S.Stefano”, “partire da Adamo ed Eva”, “vecchio come Matusalemme”, “la pazienza di Giobbe”, “essere una manna dal cielo”, “nascondersi dietro una foglia di fico”, “la carne è debole”, “nessuno è profeta in patria”, “dare le perle ai porci” ecc.)
Un’ora utile, quindi, quella di religione, per tutti gli alunni, ma assolutamente necessaria, del tutto indispensabile -per evitare, appunto, un discriminante analfabetismo culturale che determinerebbe una situazione di svantaggio- proprio per quegli alunni non cattolici che, forse confondendola con un’ora di catechismo o di culto, scelgono di non avvalersene.

Mi chiedo se le segreterie scolastiche aiutino i genitori, nel periodo delle iscrizioni scolastiche, ad uscire da questo equivoco o se diano per scontato che chi cattolico non è non debba usufruire dell’ora di religione; mi chiedo se si spieghi loro che nell’ora di religione non si fa catechismo né si propongono atti di culto, bensì si offrono agli alunni quelle conoscenze base per poter leggere e comprendere la realtà culturale e sociale in cui vivono. Mi chiedo se, al momento dell’iscrizione, non si tenda ad avallare l’equazione “musulmano/sic/non cattolico = no all’ora di religione”, un’equazione -questa sì!- che avrebbe conseguenze davvero discriminatorie per i non cristiani, ai quali si precluderebbe un’adeguata alfabetizzazione culturale di base per poter leggere realtà e per poter comprendere contenuti scolastici.

 


Autrice: Patrizia Marchegiani, Insegnante di Italiano e Storia nella scuola secondaria di primo grado


copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 1, Gennaio 2015

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