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ICF-Dipendenze: per una riabilitazione basata sulle evidenze

logoIl Piano d’indirizzo per la riabilitazione, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 10/02/2011, rappresenta ad oggi il più recente riferimento ufficiale in tema di riabilitazione. In questo articolo si mostra come il documento possa essere applicato nella riabilitazione delle dipendenze patologiche; in particolare si presenta in modo sintetico il set di strumenti, denominato ICF-Dipendenze, che permette di definire programmi riabilitativi secondo un approccio basato sulle evidenze.

Introduzione

Nell’ambito della cura delle dipendenze patologiche l’obiettivo della piena guarigione, intesa come completa astinenza dall’uso di sostanze, non è sempre completamente realizzabile. Con crescente frequenza si registrano condizioni in cui il perdurare dell’assunzione di sostanze e di alcol, specie se in presenza di altri disturbi mentali (Saccon et al., 2013), si correla alla perdita della capacità di “funzionare” in modo sufficientemente buono nella vita quotidiana. In questo scenario i Servizi pubblici e privati della rete delle dipendenze sono chiamati ad interrogarsi rispetto a quale debba essere oggi il loro mandato; in discussione vi sono non solo i criteri per la valutazione di efficacia dei percorsi terapeutici ma anche un modello di cura ancora troppo centrato sulla disintossicazione secondo un approccio prettamente clinico.
In particolare cresce l’esigenza di riconsiderare il peso della riabilitazione psicosociale nel processo di cura, identificando gli interventi di integrazione sociale e lavorativa come obiettivi del programma di trattamento fin dalle sue fasi iniziali. Tale istanza, già raccomandata nel 2012 dall’Osservatorio Europeo sulle Droghe (EMCDDA), necessita oggi di essere implementata nei percorsi di cura con approcci strutturati e fondati sulle evidenze.

Quale riabilitazione?

Il Piano d’indirizzo per la riabilitazione, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 10/02/2011 (vedasi Ministero della Salute, 2011), rappresenta ad oggi il più recente riferimento ufficiale sul tema. Il documento è centrato sulle disabilità propriamente intese ma non ci sembra affatto scorretto riferirlo al Disturbo da Uso di Sostanze (DUS) in quanto anch’esso si manifesta come disabilità psico-sociale. Lo conferma anche l’ultima revisione del Manuale dell’American Psychiatric Association (DSM V, 2013), che individua una serie di criteri diagnostici relativi alle implicazioni personali e sociali della dipendenza.

 


Autori: Luciano Pasqualotto (Università di Verona), Alessio Cazzin, Emanuele Perrelli, Mauro Cibin (Dipartimento delle Dipendenze Azienda ULSS 13, Dolo-Mirano (VE).

copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 11, novembre 2016

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