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Adolescenza e dipendenze comportamentali

dipendenzeAccanto alla classica forma di dipendenza da sostanze, negli ultimi anni sono proliferate nuove forme di dipendenza in cui non è presente l’intervento di alcuna sostanza psicoattiva e per le quali è stato coniato il termine New Addictions. L’oggetto della dipendenza è in questo caso un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata. Le dipendenze comportamentali, se compaiono durante l'adolescenza, devono essere analizzate da una prospettiva multifattoriale e necessitano di un adeguato approccio sia sul piano pedagogico che psicologico. 
L’articolo delinea un quadro introduttivo a questa rilevante problematica sociale e sanitaria.

 

Introduzione

L’adolescenza è notoriamente uno dei periodi più costruttivi in termini identitari e di personalità, ma al contempo critico per lo sviluppo di dipendenze patologiche o comportamentali. L’innata disposizione adolescenziale a comportamenti poco normati e allo stesso tempo fortemente sperimentativi, li rende vulnerabili a sviluppare diverse forme di dipendenza, con costi sociali elevatissimi. Basti pensare agli incidenti causati dall’alcol che, secondo statistiche europee, sono la prima causa di morte nella popolazione adolescente (Baiocco et al. 2005). Secondo recenti ricerche già intorno ai 13 anni emergerebbero i primi comportamenti problematici, che a partire dai 17 anni assumono le caratteristiche di una vera e propria sindrome di astinenza (Baiocco et al. 2004).

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Dipendenza comportamentale: un processo evolutivo e relazionale

In letteratura è ampiamente condivisa l’ipotesi che il contesto familiare abbia una fondamentale importanza nello sviluppo delle dipendenze patologiche. Sembra che gli individui che hanno avuto genitori a loro volta “dipendenti” siano maggiormente vulnerabili per lo sviluppo della medesima dipendenza. Un caso emblematico riportato da diversi autori è quello dei giocatori d’azzardo patologici che hanno un’alta percentuale di genitori o familiari prossimi con la medesima dipendenza da gioco d’azzardo (Cancrini, 2003).

A fronte di questa evidenza, alcuni studiosi hanno osservato che durante il processo di socializzazione, i giovani apprendono attraverso le interazioni con persone a loro significative una vasta gamma di comportamenti sociali tra i quali quelli patologici e disfunzionali. Tale processo avviene in una prima fase nel contesto familiare e successivamente nel gruppo dei pari (Barnes et al. 1997). I meccanismi sottostanti l’influenza dei pari, sempre rispetto a quanto riportato da questi studi, non producono pressioni dirette rispetto ai comportamenti a rischio, ma li fanno percepire come normativi e prevalenti, ne forniscono le opportunità e costituiscono un mezzo per mantenere i legami all’interno del gruppo dei pari.

A tal riguardo, scrivono Caretti-La Barbera (2009, p. 91): «attraverso la dipendenza l’adolescente può esperire spazi regressivi contrapposti alle pressioni che lo spingono verso la crescita e l’acquisizione di elementi propri dell’età adulta. Inoltre, molto frequentemente, la scelta del comportamento additivo finisce con il veicolare tutta la conflittualità del giovane nei confronti del mondo degli adulti e dei genitori in particolare, finendo per caratterizzarsi come fittizio percorso di autonomizzazione e di differenziazione».

In tal modo, le dipendenze si insinuano in quella particolare fase della crescita che è l’adolescenza, durante la quale i ragazzi sono posti di fronte a inedite e nuove sfide, devono far fronte a nuove richieste ambientali, costruirsi nuove capacità relazionali e sperimentare nuove indipendenze identitarie.

 

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autore: Giusi Antonia Toto, laureata in Psicologia e dottore di ricerca in “Educazione, Comunicazione e Formazione” con una tesi in “Psicologia e Musica”. Docente di scuola secondaria di secondo grado di discipline umanistiche, oggi Docente di sostegno presso la scuola secondaria di primo grado, ha pubblicato diverse monografie e articoli su prassi didattica, psicologia musicale e educazione speciale.

copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 8, agosto 2017

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