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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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Devianze e carcere

Per una pedagogia della devianza

La necessità di uno specifico paradigma pedagogico per affrontare il tema della devianza, e di quella minorile in particolare, si evince a partire dal Novecento, quando si realizzano fondamentali sviluppi legislativi e nuove modalità di intervento sociale. Tale evoluzione è frutto della rottura esercitata dalle nuove teorie pedagogiche che hanno portato ad uno “svecchiamento” dell’educazione, liberandola di quei contenuti ideologici e moralistici che per secoli ne hanno segnato la storia.

E' grazie a tutto ciò se oggi, nell’ambito della devianza, non si sostiene più un pedagogia correttiva ma piuttosto un approccio in grado di promuovere e valorizzare il soggetto-persona nella sua interezza.

Educazione e devianza: contraddizioni e prospettive dell’intervento rieducativo dei detenuti

La pedagogia ha indubbiamente una funzione sociale; non è possibile educare, cioè sostenere il processo di autorealizzazione, di apertura alla libertà, di conseguimento della felicità, senza tener conto degli altri e del contesto sociale di cui il soggetto fa parte. In questa ottica, educare è operare per l’integrazione e l’inclusione sociale, favorire l’assunzione di responsabilità anche in ordine alla dimensione sociale dell’esistenza individuale. L’uomo-cittadino è l’elemento base della società democratica, che si basa, a sua volta, sul riconoscimento del valore imprescindibile dell’individuo, dei suoi diritti fondamentali e universali.

Educare dentro il carcere: analisi di una particolare richiesta educativa

Quando la figura professionale dell’educatore agisce dentro strutture chiuse, vincolate da rigidi sistemi di controllo dei comportamenti umani, determinate da schemi sovra individuali, ove la persona si trova costretta, contro il suo volere, a motivo di azioni eterodirette che hanno il carattere della impositività e della improrogabilità, si determina una crisi di ruolo che rischia di compromettere gli spazi vitali del lavoro educativo, privato di quelli che da sempre sono considerati i suoi elementi caratterizzanti: la libertà del rapporto, della scelta tra offerte educative diverse, la presentazione di proposte diverse, possibili ed esperibili.

Rieducare il mostro

La tristissima vicenda criminale di cui è protagonista Angelo Izzo pone interrogativi inquietanti. Siamo di fronte a una storia, umana prima ancora che giudiziaria, che proprio nel suo carattere estremo diviene esemplare. Colpisce, infatti, un aspetto che stride con la comune concezione del vivere come sedimentarsi di esperienze che, proprio connettendosi le une alle altre, producono cambiamenti in chi le vive e nei contesti in cui accadono.

Ruolo e competenze dello psicologo nell'area penale minorile

Nella mia tesi di licenza ho avuto modo di analizzare concretamente il ruolo dello psicologo nelle diverse strutture dell’area penale minorile, intervistando dieci psicologi che operano nel settore penale: nel Centro di Prima Accoglienza, nell’Ufficio Servizi Sociali Minorenni, nelle comunità e nell’Istituto Penale Minorile.
Il numero limitato non mi permette di estrapolare dati quantitativamente validi, ma mi ha aiutato a comprendere meglio sfumature che non sempre emergono nei testi dove le parole tendono a limitare o a ridurre il peso di problemi che invece nella pratica sono difficile da risolvere.
Emerge, prima fra tutte, la difficoltà di non riuscire a trattare disturbi psicopatologici gravi.

La crisi del significato nel rapporto educativo

Ma cosa c’è di male a tirare pietre contro un gruppo di poliziotti?
Cosa c’è di male se eravamo in tanti a farlo? Un gioco da ragazzi. Un gioco finito male.
Questa era la domanda, non provocatoria, ma precisa e convinta, ingenua (ma così ingenua da sembrare davvero provocatoria) di X, minorenne di anni 14 (quindici ancora da compiere nel corso del 2007), arrestato per i fatti accaduti a Catania la notte del 2 febbraio 2007.
Con questa domanda, più volte ripetuta durante le due giornate della sua permanenza al Centro di Prima Accoglienza, prima dell’Udienza di Convalida che ha disposto per lui la misura cautelare dell’Istituto Penale per i Minorenni, il nostro minore ha cercato di dare (e darsi) spiegazione, ha richiesto al suo interlocutore adulto il significato per quello che era accaduto in piazza, dentro e fuori lo stadio di Catania, per quello che era capitato, e a lui stava capitando con l’arresto e l’avvio della procedura penale.

Scrivere di educazione

Il prodotto formale e “visibile” del lavoro dell’Operatore Sociale è il testo scritto della relazione. Ad essa si fa riferimento nelle comunicazioni tra i diversi Servizi Sociali (e tra i Servizi Sociali ed i loro Committenti Istituzionali) e rappresenta, sia per il singolo Operatore che la scrive (o i diversi operatori che insieme la stilano) che per il referente che la legge, il quadro sintetico di una storia e, di una serie di interventi che sono stati messi in atto per cercare di “modificare” questa storia.

Gli operatori sociali scrivono molto, ma si scrive forse troppo poco sul modo di scrivere degli operatori sociali.

Piccoli criminali. Una riflessione sulla devianza minorile

Chi non terrorizza
si ammala di terrore
Fabrizio De Andrè, Il Bombarolo

Generalmente per "devianza" si intende l’allontanamento da una norma, ove il concetto di norma è definito dall’analisi del comportamento umano; è una norma determinata dall’uomo e denota un margine o una classe di comportamenti entro i quali rientra la normalità, che confina con la devianza. La devianza, come la normalità, è soggetta a slittamenti semantici, a mutamenti dovuti ai mutamenti del costume, delle società, dei contesti politico e territoriale all’interno dei quali ci troviamo a dover distinguere ciò che è deviante da ciò che invece si conforma alla norma. È evidente che ci siano dei territori di confine, ambigui, ove norma e devianza si confondono e si sovrappongono.
La devianza può coincidere (e in passato alcune coincidenze sono state forzate) con la patologia (fisica o mentale: il malato o il folle) e con la criminalità (il ladro, l’assassino), ove l’allontanamento dalla normalità implica l’allontanamento dalla salute o dal rispetto della legalità.

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pag. 108, 10 ... vedi

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