Educare.it 2000-2012 Rivista on line ISSN 2039-943X
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Disabilità: esperienze e progetti
Descrizione di un'esperienza: Martina
21 Settembre 2007
Scritto da Gianluca Giunchiglia
Da un po’ di tempo rimando un’idea che nasce dal bisogno di fermare alcune cose, vissuti di un’esperienza. Sono momenti in cui sento di descrivere i passi del mio lavoro educativo con i bambini. Mi rifugio nella scrittura per cercare una comprensione dentro di me. Come se di fronte ad un foglio bianco rispecchiassi il mio mondo interiore e a poco a poco immettessi delle lettere e degli spazi per riflettermi dentro con maggior nitidezza. Per comprendere come sono diventato, quello che sono ora. Comincio dal foglio bianco come dal mio primo vissuto, che è andato via via riempiendosi di parole “tinte” di pensieri e di affetti. Parlo delle coloriture affettive nate dalla relazione con una bambina di sette anni, Martina, affetta da autismo. La seguo in un gruppetto di altri tre bambini della stessa età, con problemi diversi dai suoi.
L'autismo è un mostro che si mangia tuo figlio un pezzetto alla volta ... se lo abbandoni, ma se combatti puoi dargli una vita serena, per moltissimi versi normale Andrew Wakefield
Entro nella stanza dove una ventina di piccoletti – alternativamente - ridono giocano, piangono. Sono colpita particolarmente da un bambino con grandi occhi chiari di circa tre anni; se ne sta in disparte e dondola un piccolo clown, di stoffa multicolore, davanti a se, con un movimento monotono, ripetitivo. Lo osservo: ha uno sguardo “acquoso” a tratti trasparente e ricolmo di tesori preziosi e scintillanti, in altri momenti torbido ed offuscato come un mare in tempesta.
Questo progetto nasce all’interno di un Centro Socio-Educativo dove la tipologia degli utenti disabili è molto diversa per gravità, età e percorsi fatti. Dopo anni passati a proporre attività di tipo occupazionale e prelavorative abbiamo sentito l’esigenza di un cambiamento che portasse a “nuovi concetti educativi”. Questi ci hanno indotti a promuovere attività che potessero soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive degli utenti e quindi migliorare le loro competenze quotidiane, allo scopo di evolvere la “qualità della vita”.
Presso il Centro di Formazione Professionale del Comune di Vigevano (PV), è attivo un corso per disabili finalizzato alla formazioni di operatori nel settore meccano-calzaturiero. Tale corso è attivo dalla scorsa stagione, ed i ragazzi che stanno attualmente frequentandolo risultano iscritti al secondo anno, tra le materie previste una certa attenzione viene data a quelle che rientrano nell’area delle competenze specifiche, di cui fanno parte Storia e sviluppo dell’industria calzaturiera e Tecnica meccano-calzaturiera.
Le esperienze spirituali si devono vivere per avvicinarsi alla loro comprensione. I momenti trascorsi con una persona “diversa” debbono essere vissuti interiormente per comprenderla, almeno in parte. Questo racconto è una delle mie esperienze con un bambino di 7 anni che si chiama Carlo, un bambino autistico che ho incontrato in più occasioni durante il mio lavoro nella riabilitazione neuropsichiatrica infantile.
Un modo per descrivere la disabilità è quello di fermare sulla carta momenti del proprio vissuto con l’ “Altro”. Scrivere, raccontare di quei momenti per attivare un processo di cambiamento su di Sé, sulla propria vita. La scrittura vista come mezzo di comunicazione, ma soprattutto come strumento capace di cambiare qualcosa di se stessi, per trasformare il mondo nel quale si vive, muovendo dall’interno verso l’esterno, per designare un percorso dell’esistenza. Vivendo se stessi, ascoltando con cura ciò che l’ “Altro” ci muove dentro: il senso di vuoto, di impotenza, di solitudine, la paura, l’angoscia, la rabbia, l’ansia, e poi la leggerezza, lo stupore, il cambiamento, il desiderio di esistere, la gioia di vivere.
Luca è un ragazzo di 22 anni, figlio unico di una famiglia mononucleare congiunta. La madre è insegnante di scuola secondaria superiore, il padre è impiegato. Frequenta l’ultimo anno del Liceo. Un anno fa inizia un percorso educativo presso il mio studio di pedagogia clinica. E’ presentato dalla madre come un ragazzo normale che negli ultimi due anni ha sofferto di forti crisi depressive, perciò è stato sottoposto ad un trattamento psicofarmacologico con colloqui a cadenza settimanale per circa un anno presso l’U.O. di Psichiatria del Territorio.
L'esperienza si è svolta in un Istituto di Riabilitazione Neuropsichica degli Adolescenti (IRCCS). Il ragazzo in oggetto vive da due mesi in uno degli appartamenti di tale Istituto, denominato "appartamento - gruppo azzurro", all'interno del quale vi sono altri quattro coetanei con cui egli condivide le giornate, in un regime di internato di 24 ore.
L'esperienza ha, come protagonista, un ragazzino di quattordici anni, Matteo, la cui diagnosi parla di sindrome di Gilles de la Tourette, con un ritardo mentale ascrivibile al grado medio-lieve. Matteo non è il suo vero nome, ma è giusto evitare di pubblicizzare l'identità del nostro ragazzo che occupa un posto importante nel mio lavoro.