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Scrivere con gli occhi e scoprire un mondo nuovo

caso DLa tecnologia rappresenta, forse, il successo più grande dell’uomo nella società attuale, con innovazioni e progressi mai visti e non immaginabili fino a pochi anni fa. Oggi viviamo nell’epoca della tecnologica interconnessa e della globalizzazione: globalizzazione, per fortuna anche dei Diritti fondamentali della dignità umana, della conoscenza, dello sviluppo delle potenzialità e dell’educazione per tutti. E’ in questa ampia visione di riconoscimento dei diritti, di accettazione e valorizzazione delle differenze che manifestiamo il nostro senso di civiltà e rispetto per tutti.
In questo articolo si vuole evidenziare l’esperienza con una persona con gravissima disabilità motoria, incapace di esprimere pensieri, sentimenti e sogni fino a quando la tecnologia ha fornito la chiave per la libertà della sua comunicazione e nuove opportunità di sviluppo personale.

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Descrizione di un'esperienza: Martina

Da un po’ di tempo rimando un’idea che nasce dal bisogno di fermare alcune cose, vissuti di un’esperienza. Sono momenti in cui sento di descrivere i passi del mio lavoro educativo con i bambini. Mi rifugio nella scrittura per cercare una comprensione dentro di me. Come se di fronte ad un foglio bianco rispecchiassi il mio mondo interiore e a poco a poco immettessi delle lettere e degli spazi per riflettermi dentro con maggior nitidezza. Per comprendere come sono diventato, quello che sono ora. Comincio dal foglio bianco come dal mio primo vissuto, che è andato via via riempiendosi di parole “tinte” di pensieri e di affetti. Parlo delle coloriture affettive nate dalla relazione con una bambina di sette anni, Martina, affetta da autismo. La seguo in un gruppetto di altri tre bambini della stessa età, con problemi diversi dai suoi.

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Sasha e i suoi occhi di cristallo

L'autismo è un mostro che si mangia
tuo figlio un pezzetto alla volta ...
se lo abbandoni, ma se combatti puoi dargli
una vita serena, per moltissimi versi normale
Andrew Wakefield

Entro nella stanza dove una ventina di piccoletti – alternativamente - ridono giocano, piangono.
Sono colpita particolarmente da un bambino con grandi occhi chiari di circa tre anni; se ne sta in disparte e dondola un piccolo clown, di stoffa multicolore, davanti a se, con un movimento monotono, ripetitivo.
Lo osservo: ha uno sguardo “acquoso” a tratti trasparente e ricolmo di tesori preziosi e scintillanti, in altri momenti torbido ed offuscato come un mare in tempesta.

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Un bambino (autistico) visto da vicino

Un modo per descrivere la disabilità è quello di fermare sulla carta momenti del proprio vissuto con l’ “Altro”. Scrivere, raccontare di quei momenti per attivare un processo di cambiamento su di Sé, sulla propria vita. La scrittura vista come mezzo di comunicazione, ma soprattutto come strumento capace di cambiare qualcosa di se stessi, per trasformare il mondo nel quale si vive, muovendo dall’interno verso l’esterno, per designare un percorso dell’esistenza. Vivendo se stessi, ascoltando con cura ciò che l’ “Altro” ci muove dentro: il senso di vuoto, di impotenza, di solitudine, la paura, l’angoscia, la rabbia, l’ansia, e poi la leggerezza, lo stupore, il cambiamento, il desiderio di esistere, la gioia di vivere.

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Comunicare DIVERSAMENTE un ABILE linguaggio

Questo progetto nasce all’interno di un Centro Socio-Educativo dove la tipologia degli utenti disabili è molto diversa per gravità, età e percorsi fatti.
Dopo anni passati a proporre attività di tipo occupazionale e prelavorative abbiamo sentito l’esigenza di un cambiamento che portasse a “nuovi concetti educativi”. Questi ci hanno indotti a promuovere attività che potessero soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive degli utenti e quindi migliorare le loro competenze quotidiane, allo scopo di evolvere la “qualità della vita”.

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