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Straniero, frontiere, alterità: un progetto con i giovani nel Cantone Ticino

cittadinanzaL’articolo offre un’esemplificazione concreta delle riflessioni approfondite nell’articolo dal titolo “Profughi, rifugiati, alterità: è ancora proponibile una pedagogia interculturale?” pubblicato su Educare.it n. 2/2019. Nello specifico si tratta di un Progetto pluriennale realizzato nel Cantone Ticino (Svizzera) che ha visto protagonisti una cinquantina di ragazzi per annata, dai 15 ai 20 anni, con origini e appartenenze culturali assai diverse.

 

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Profughi, rifugiati, alterità: è ancora proponibile una pedagogia interculturale?

interculturaNon passa giorno senza che i media non riportino qualche episodio di “caccia al negro”, annunci xenofobi o di insofferenza verso chi “non è come noi”, di violenze e vessazioni nei confronti di chi è “straniero” o “diverso” per provenienza od origine, su cui riversare la frustrazione e la rabbia di vite stressanti, difficili o mancate, oppure semplicemente per riempire ampi vuoti di noia e di non-senso. Sono fatti spesso liquidati come banali e marginali, quasi non fossero intenzionali, ma sfuggiti “per caso” e pertanto non meritevoli di essere raccolti, notati, raccontati, sviscerati. Proprio per questa apparente e supposta banalità giova invece chinarvici, in quanto ritengo che appartengano a una microfisica di vita quotidiana sempre più disturbata, per non dire “malata”, a livello di convivenza mal riuscita, la quale, se non affrontata convenientemente, potrebbe sfociare in un’allarmante “banalità del male” (Hannah Arendt), dove queste cose potrebbero finire per non essere nemmeno più recepite perché ritenute ormai “normali”, alla stregua di “piccoli effetti collaterali” di un presente storico “difficile” e affollato di mille (altri) problemi.

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La scelta interculturale della scuola italiana

interculturaIl fenomeno migratorio in Italia, sviluppatosi già a partire dagli anni '80 e fattosi sempre più pressante nell'ultimo decennio, rappresenta una sfida aperta non solo dal punto di vista politico, ma anche sotto il profilo educativo, didattico e culturale.
L'articolo, dopo un breve prospetto sulla presenza straniera in Italia, deli-nea e analizza le maggiori criticità della nuova educazione interculturale sotto il profilo didattico, con particolare riferimento alle difficoltà linguistiche. Propone quindi una fotografia delle scelte interculturali della scuola italiana, suggerendo al contempo una visione positiva dell'intercultura intesa come valore ormai irrinunciabile.

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Bambini e pregiudizio etnico. Ipotesi di lavoro per educare a superare le barriere

Lavorare sulla nozione di pregiudizio e stereotipo in relazione a bambini e bambine del Terzo millennio assume oggi un valore ed un'importanza ineludibili. Non parliamo naturalmente solo di pregiudizio etnico, che è quello che sembra balzare più agli occhi in una società sempre più "colorata", ma di tutti quegli stereotipi con cui insegniamo ai bambini e alle bambine a non problematizzare e a non problematizzarsi: le bimbe vestono in rosa e i maschietti in azzurro, le donne amano spendere, i maschi sono più risparmiosi, i bambini di paese sanno meno cose di quelli di città, esistono lavori umili e lavori importanti… e così via.

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Modelli familiari e percorsi migratori differenti

Le migrazioni non avvengono tutte allo stesso modo. "La ristrutturazione politica ed economica globale ha generato diversi, mutevoli tipi di migrazione e di immigrati. Spesso le varie forme di migrazione possono trasformarsi come risultato delle politiche governative per fermare o ridurre la migrazione. Ad esempio: uno può entrare come turista, studente o visitatore e poi rimanere illegalmente, chiedere asilo o cercare una sistemazione permanente" (1).

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