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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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Studi ed articoli sui bambini

L’attualità della "Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro"

Nel giugno 1967 in un periodo in cui non era ancora diffusa l’odierna cultura dell’infanzia, il Comitato italiano per il gioco infantile ha emanato a Roma, a conclusione di un convegno nazionale, la “Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro” (cosiddetta Carta italiana), a molti ignota, che ha preceduto alcuni principi della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989 (cosiddetta Convenzione di New York) e della legge 28 agosto 1997 n. 285 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”.

Le depressioni infantili

La depressione è stata definita come il "male oscuro" del nostro secolo. Su di essa si sono spese grandi pagine di letteratura e studi scientifici, sono state sperimentate terapie farmacologiche e psicologiche. Propriamente definita come "caduta del tono dell'umore", da pochissimi anni la depressione è studiata nei bambini, tra i quali sembra essere in preoccupante aumento.

Bambini che navigano in rete: grandi dubbi, piccoli consigli

La moderna tecnologia informatica ha ormai raggiunto, nel nostro Paese, un livello di capillarità e diffusione davvero elevato: si calcola che tra il 2004 e il 2005 saranno almeno 20 i milioni di italiani collegati in rete dalla propria abitazione. Ciò significa che la famiglia italiana, finora raccolta - o dispersa? - davanti alla tv, cambia strumento ma, probabilmente, non prospettiva ed approccio. Queste stesse righe che state leggendo sono la testimonianza del potere di Internet: alla ricerca di informazioni su un certo argomento siede approdati a questo articolo, comodamente seduti alla scrivania di casa vostra. Qualsiasi individuo nel mondo, con un PC connesso in rete a disposizione, potrebbe arrivare al medesimo articolo da voi selezionato passando per infiniti percorsi ipertestuali differenti: l’estrema VARIABILITÀ è una delle caratteristiche strutturali (e, quindi, ineliminabili) di Internet. Qualsiasi tipo di informazione è raggiungibile da qualsiasi utente. Il che, se ci pensiamo, ha una doppia valenza: è certamente eccezionale, una vera rivoluzione copernicana della gestione dell’informazione nell’unità di spazio-tempo; ma ciò significa anche che la Rete si pone come fonte multiforme (...sfuggente?) di ogni tipo di informazione, dalla più educativa alla più condannabile.

Occuparsi oggi di bambini significa constatare come il computer ed Internet costituiscano ormai parte integrante della loro vita: le ricerche per la scuola, i giochi interattivi, i siti a loro dedicati, a volte perfino l’account personale di posta elettronica sono pane quotidiano per le loro giovani menti. Come fare per contribuire a rendere la loro navigazione on line un’esperienza educativa e non un susseguirsi di "incontri" sgraditi, quando non traumatici e violenti? Come per ogni questione di un certo spessore le posizioni estremizzate ci sono e sono, ovviamente, contrapposte: esistono, per così dire, i "no digital" e i "no problem" (felice definizione del massmediologo Giuseppe Romano). I "no digital" eliminano il "problema-Internet" alla radice: basta impedire ai bambini l’accesso al Web ed ecco risolto ogni dubbio ed evitato ogni "brutto incontro virtuale". In tutta sincerità non riesco proprio a pensare che un tale accorgimento possa considerarsi una soluzione... e per più di un motivo! Innanzi tutto non possiamo davvero pensare di riuscire ad evitare completamente l’accesso dei bambini al Web: basterà il computer di un amichetto con genitori più assenti, più lassisti, più distratti... a vanificare tutti i nostri sforzi pregressi. Ma la motivazione fondamentale che mi porta a dubitare di questa "soluzione" riguarda l’assoluta a-pedagogicità di un tale provvedimento. Se voglio evitare che mio figlio possa annegare gli devo permettere di imparare a nuotare, non impedirgli di mettere piede in acqua (cosa che, in ogni caso, accadrà prima o poi... e non mi riferisco solo alle acque marine o a quelle del Web, bensì a quelle ben più vaste della Vita!). Allo steso modo in cui si impara a nuotare per gradi (all’inizio dove si tocca, con i braccioli, con la tavoletta e poi sempre più in autonomia), si dovrebbe poter imparare a navigare in Internet. All’inizio in siti protetti e dal contenuto esclusivamente dedicato ai bambini - sempre con un adulto a fianco che possa aiutare il bambino ad interpretare e capire cosa accade - poi con ricerche a tema su siti di più ampio respiro, magari per programmare una bella gita in famiglia o per scrivere una tesina per la scuola, via via con sempre crescente autonomia (MENTALE in primis, per allenare e fortificare la capacità di giudizio ed il pensiero critico).

Restano, all’angolo opposto del "ring", i sostenitori del "no problem", quelli che pensano che il problema non sussista e ritengono si possa permettere ai minori l’accesso al Web senza particolari restrizioni e con un controllo minimo: ma ci sono o ci fanno?! Per le ragioni che qualsiasi adulto di buon senso sa cogliere benissimo da solo, anche questa posizione appare assolutamente a-pedagogica, nonché incosciente e pericolosa. Già gli antichi avevano capito che "in media stat virtus", principio di buon senso ed equilibrio che andrebbe ricordato ed applicato molto più di quanto non sia. Certo è che la questione della sicurezza dei minori in Internet è di pressante importanza ed attualità, "faccenda da grandi" che esiste e persiste al di là di ogni tentativo "tecnico" (e, quindi, limitato!) di soluzione. Perché l’unico provvedimento utile e sensato da prendere riguarda l’educazione all’uso di Internet, non la protezione intesa come divieto!

I bambini e l'amicizia

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un rinnovato interesse della ricerca psicopedagogica italiana ed internazionale per le relazioni tra bambini. Tra le relazioni indagate quella di amicizia è stata quella più nuova e più ricca di prospettive. Molti sono stati gli articoli pubblicati sulle riviste del settore ed anche alcuni testi hanno arricchito l'indagine sulle relazioni amicali tra coetanei.

Il senso della morte durante l'infanzia

In modi diversi, bambini, ragazzi ed adolescenti si interrogano circa la morte. Essa colpisce perché è sentita come mistero e si impara presto che può essere via d'accesso ad un mondo dove un Dio aspetta, liberando da ogni pena. Talvolta la morte può essere immaginata come un tornare allo stato primitivo, alla polvere, un andare nel vuoto, nello spazio, un perdersi.

Per un effettivo puerocentrismo

Il richiamo alla centralità della persona, ed in particolare quella del bambino, ricorre in vari ambiti della letteratura, da quella pedagogica fino ai testi giuridici.
Nell’azione educativa, così come in ogni tipo di intervento (amministrativo, politico, sociale), si dovrebbe tener conto della singolarità e complessità di ogni bambino, della sua articolata identità in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, etici, spirituali, religiosi. Centrali devono essere anche le sue aspirazioni e capacità, ma anche le fragilità nelle varie fasi di sviluppo e di formazione, rispetto alle quali occorre un aiuto che non sia meramente compiacente o sostitutivo, ma che lo conduca gradualmente alla ricerca di orizzonti di significato (mutuando la terminologia del secondo paragrafo delle Indicazioni per il curricolo del 2007 del Ministero della Pubblica Istruzione).

Bambini e pubblicità: il bambino consumatore

Il rapporto tra bambini e televisione è un tema che, ormai già da diversi decenni, richiama l'attenzione di molti studiosi intenti a esaminare e comprendere le dinamiche di fruizione del piccolo schermo e gli effetti che questo può comportare sui piccoli telespettatori. Eppure, il rapporto bambini-Tv rappresenta ancora oggi un tema tanto delicato quanto attuale; la vasta letteratura esistente a riguardo ne ha senza dubbio messo a fuoco i temi cruciali, ma molto ancora vi è da dire, soprattutto andando oltre posizioni legate a logiche interpretative ormai obsolete.

Il disegno, una finestra sul mondo interno del bambino

Una delle poche cose che (probabilmente) tutti noi abbiamo fatto da piccoli, è stato scarabocchiare con passione ed impegno qualcosa di estremamente prezioso: poco importa se si trattasse del documento che papà aveva portato a casa dall’ufficio o dello stucco veneziano sulle pareti del salotto, quello che conta è che il primo adulto ad accorgersi della cosa ci abbia guardato come si guarderebbe Attila l’Unno dopo un’invasione.

Attenti al lupo! Prevenire gli abusi sui minori

La frequenza con cui, a partire da pochi anni fa, si sono registrati fatti di cronaca più o meno tragici riguardanti bambini abusati, hanno gettato nella costernazione l’opinione pubblica. Probabilmente per una gran parte di genitori lo stupore doloroso si è trasformato in pesante angoscia, originata anche da una coinvolgente empatia: e se accadesse a mio figlio?

La "solitudine" dei bambini

In questo articolo vogliamo focalizzare l’attenzione su una questione importante e troppo spesso "invisibile" per gli adulti. Il problema è subito posto: cosa fanno i nostri figli quando non sono a scuola? Quali possibilità hanno di relazioni libere e spontanee con coetanei? Come possono maturare quelle competenze sociali che sono il requisito di tutte le relazioni interpersonali?

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prolegomeni_pedagogiaGiuseppe Gagliano

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pag. 108, 10 ... vedi

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