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La Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura

Il 3 marzo 2011 è stata presentata a Bologna la Carta dei diritti dei bambini all'arte e alla cultura, nata da un'idea de "La Baracca - Testoni Ragazzi" (un gruppo che si occupa di teatro per l'infanzia e la gioventù) e sostenuta da privati ed istituzioni. La Carta, che consta di 18 articoli (o, meglio, principi), tradotta in 26 lingue e destinata a tutti i bambini di ogni parte del mondo, è ispirata al seguente principio di base: "I bambini hanno diritto a partecipare all'arte in tutte le sue forme ed espressioni, a poterne fruire, praticare esperienze culturali e condividerle con la famiglia, le strutture educative, la comunità, al di là delle condizioni economiche e sociali di appartenenza".

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I diritti educativi nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia

Per far fronte alla cosiddetta "sfida educativa" ci si sforza di dare nuovi contenuti all'educazione parlando, fra le ultime, di educazione alla gentilezza, educazione alla cittadinanza economica. L'educazione è innanzitutto un diritto che si sostanzia in diritti educativi. È interessante fare una lettura, in tale direzione, della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia sottoscritta a New York il 20 novembre 1989.

Il primo articolo in cui si parla di educazione è l'art. 20, relativo all'ambiente del fanciullo, in cui si legge la formula "necessità di garantire una certa continuità nell'educazione del fanciullo". La locuzione "continuità nell'educazione" è usata, a livello nazionale, solitamente nell'ambito scolastico, invece dovrebbe ispirare ogni intervento educativo e soprattutto la coppia genitoriale. Per continuità s'intende azioni costanti e coerenti, che diano radici e che tengano conto che "un figlio è una persona e la vita di una persona è un continuum dall'attimo in cui viene concepita al momento in cui muore" (la scrittrice Oriana Fallaci ). "Cultura ed educazione sanciscono la continuità della storia che si incarna nei pensieri e nelle azioni quotidiane. Il destino dell'umanità futura dipende dalle scelte del nostro presente" (lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro).

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Manifesto per la motricità dell’infanzia

I nostri bambini si muovono poco, troppo poco. Due studi, realizzati sotto l'egida del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di sanità e del Ministero dell'Istruzione, ci fanno notare quanto il problema sia sottovalutato. Circa 1 madre su 2, di bambini fisicamente non attivi, ritiene che il proprio figlio svolga un'attività motoria sufficiente (fonte: Okkio alla Salute – Guadagnare Salute); il 56,1 % dei bambini non ha tempo per giocare all'aria aperta (Zoom8).

Riguardo al primo dato, è necessario chiarire quali sono i parametri di riferimento e chi li ha emanati.

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L’attualità della "Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro"

Nel giugno 1967 in un periodo in cui non era ancora diffusa l’odierna cultura dell’infanzia, il Comitato italiano per il gioco infantile ha emanato a Roma, a conclusione di un convegno nazionale, la “Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro” (cosiddetta Carta italiana), a molti ignota, che ha preceduto alcuni principi della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989 (cosiddetta Convenzione di New York) e della legge 28 agosto 1997 n. 285 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”.

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Per un effettivo puerocentrismo

Il richiamo alla centralità della persona, ed in particolare quella del bambino, ricorre in vari ambiti della letteratura, da quella pedagogica fino ai testi giuridici.
Nell’azione educativa, così come in ogni tipo di intervento (amministrativo, politico, sociale), si dovrebbe tener conto della singolarità e complessità di ogni bambino, della sua articolata identità in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, etici, spirituali, religiosi. Centrali devono essere anche le sue aspirazioni e capacità, ma anche le fragilità nelle varie fasi di sviluppo e di formazione, rispetto alle quali occorre un aiuto che non sia meramente compiacente o sostitutivo, ma che lo conduca gradualmente alla ricerca di orizzonti di significato (mutuando la terminologia del secondo paragrafo delle Indicazioni per il curricolo del 2007 del Ministero della Pubblica Istruzione).

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