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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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Monografie su temi pedagogici e psicologici

I diritti educativi nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia

Per far fronte alla cosiddetta "sfida educativa" ci si sforza di dare nuovi contenuti all'educazione parlando, fra le ultime, di educazione alla gentilezza, educazione alla cittadinanza economica. L'educazione è innanzitutto un diritto che si sostanzia in diritti educativi. È interessante fare una lettura, in tale direzione, della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia sottoscritta a New York il 20 novembre 1989.

Il lifelong learner tra rischi e sfide della contemporaneità

I cambiamenti storici, con particolare riferimento alla “svolta antropologica” del '68, che hanno portato ad una società complessa e pluralistica, hanno reso necessario un ripensamento dell’idea di educazione1. Essa, oltre al suo ruolo specifico di attualizzazione delle potenzialità personali, è chiamata ad affrontare le sfide di un contesto sociale sempre più incerto, problematico, aperto a possibilità e, insieme, a rischi inediti, che lo rende non più “pensabile” secondo il vecchio modello di impostazione funzionalista e integrazionista dell’educazione rispetto a un presunto ordine sociale2.

La formazione permanente: questioni psicologiche

La necessità di riflettere sulla formazione permanente delle persone scaturisce da considerazioni di carattere psicologico, sociale, culturale, politico ed economico. Queste si collocano nel contesto contemporaneo e producono un «cambiamento di prospettive» in relazione al tema della formazione. In ordine alle prime considerazioni, una particolare rilevanza è rivestita dal recente passaggio, avvenuto in seguito ai risultati degli studi compiuti negli ultimi decenni, dalla psicologia dell’età evolutiva alla psicologia dello sviluppo [1].

Pedagogia del desiderio, quando la ricerca di senso va oltre il bisogno

Comunicazione, desiderio e immaginazione sono modalità attraverso le quali l'uomo agisce nelle dinamiche sociali, manifestando il suo modo particolare di esserci. A spingerlo nelle sue azioni non è il bisogno ma il desiderio: questa può essere una interessante chiave interpretativa della differenza fra uomo e animale. L'animale, infatti, agisce per raggiungere un bisogno, è lo stato di carenza che lo spinge all'azione. Anche l'uomo ha i suoi bisogni ma non agisce (o almeno non dovrebbe) sulla spinta delle necessità o degli “appetiti”. Il concetto di “desiderio”, che riferiamo alla cupiditas dei latini, ha insito la ricerca di senso, l'amore come leva di tutte le cose.

La personalità non violenta secondo l'interpretazione di Giuliano Pontara

Giuliano Pontara -oltre a essere stato uno dei primi studiosi a introdurre in Italia la Peace Research e soprattutto lo studio sistematico della riflessione etico-politico di Gandhi- è stato uno dei fondatori della International University of Peoples' Institutions for Peace (IUPIP). Uno degli aspetti maggiormente sottolineati nella sua riflessione metaetica è stato indubbiamente lo studio- e le implicazioni anche in sede educativa- della personalità non violenta, studio condotto anche a partire dalla riflessione gandhiana sulla dimensione psicologica della non violenza. Scopo di questo breve articolo è proprio quello di mettere a fuoco le principali caratteristiche della personalità non violenta.

Manifesto per la motricità dell’infanzia

I nostri bambini si muovono poco, troppo poco. Due studi, realizzati sotto l'egida del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di sanità e del Ministero dell'Istruzione, ci fanno notare quanto il problema sia sottovalutato. Circa 1 madre su 2, di bambini fisicamente non attivi, ritiene che il proprio figlio svolga un'attività motoria sufficiente (fonte: Okkio alla Salute – Guadagnare Salute); il 56,1 % dei bambini non ha tempo per giocare all'aria aperta. (Zoom8).

Riguardo al primo dato, è necessario chiarire quali sono i parametri di riferimento e chi li ha emanati.

Cronopedagogia: tempo e spazio, dimensioni educative

Nel nostra società, che rivendica con orgoglio il primato della civiltà, si vanno intensificando le richieste da parte di genitori e docenti di interventi specialistici per i ragazzi che, pur non avendo alcun tipo di patologia, né fisica né psichica, soffrono di evidenti disagi: manifestano infatti, comportamenti aggressivi, difficoltà di relazione con i compagni e con i docenti, difficoltà ad accettare le regole, disinteresse verso l'apprendimento scolastico, consumo eccessivo di fumo, alcol, droga, cibo, internet gioco d'azzardo. Tutto questo, si riscontra quotidianamente nella scuola e nella famiglia che, nonostante l'impegno di progettazione e di accompagnamento, possono perdere efficacia nel loro ruolo educativo.

Aspetti della riflessione pedagogica di Aldo Capitini

Uno degli aspetti che emergono con maggiore frequenza dalla saggistica relativa al pensiero di Capitini è certamente quello relativo al continuo confronto egli instaurò con i principali protagonisti della pedagogia europea e non solo. Può essere interessante focalizzare alcuni nuclei tutt’ora attuali del pensiero del pedagogista perugino, ricercandone le suggestioni e le influenze che egli ricavò da Montessori, Codignola, Don Milani e Gandhi.
Nella riflessione di Capitini, la scuola rappresenta il luogo eletto della formazione dell’uomo e del cittadino che si identifica per capacità critica ed impegno sociale. Tra i banchi si dovrebbero imparare non solo i saperi strumentali e quelli disciplinari, ma anche la pratica della non violenza attraverso un’educazione aperta ai valori universali ed alla dimensione religiosa, meta-empirica, seppur mai confessionale e dogmatica.

Bambini a lavoro: uno sguardo d’insieme al fenomeno dello sfruttamento lavorativo minorile

Il secolo appena trascorso è stato definito non a caso il Secolo dell’infanzia. Numerose infatti le prospettive psicopedagogiche ad appannaggio del bambino, così come altrettanto significative le varie normative e Convenzioni per l’infanzia caratterizzanti soprattutto il secondo Novecento. Nonostante l’impegno delle varie ONG e degli stati contraenti la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia (ONU 1989) sono ancora milioni i bambini nel mondo costretti a subire quelle che ILO nella Convenzione n. 182 ha definito come “Le peggiori forme di sfruttamento all’infanzia”(1).

Riconoscersi nell'altro: corpo e alterità

«Guardo le foto del mio album alla ricerca di indizi utili, non per sapere che faccia avevo quarant’anni fa, né come mi vestivo o mi pettinavo, né per scoprire un’inquietudine, un’ansia, una paura. Guardo le foto, per cercare  quella che ero negli occhi di chi mi stava fotografando. Cerco me, ma è qualcun altro che voglio vedere […] La fotografia mi rivela questa attitudine del corpo, che non sa stare chiuso ed è alla ricerca di sguardi che lo scoprano, lo conoscano, lo definiscano»(1).
Il corpo che ho, il corpo che sono, sono un corpo oppure ho un corpo: a partire da questa ambiguità costitutiva le scienze umane e sociali hanno riflettuto sulla complessa tematica della corporeità; un dilemma che ha attraversato anche la Pedagogia.

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prolegomeni_pedagogiaGiuseppe Gagliano

PROLEGOMENI ALLA PEDAGOGIA ANTAGONISTA DEL NOVECENTO

Aracne, Roma, 2013
pag. 108, 10 ... vedi

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