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La gestione delle attività didattiche nei luoghi della cultura: l’educatore museale

operatore museale

 

 

Fra le innumerevoli figure legate all’educazione, o più in generale ai mestieri che hanno una forte attinenza al mondo della cultura e della sua divulgazione, si affaccia formalmente nel panorama dell’UE la professione dell’Educatore Museale. L’occasione arriva con il bando pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 18 giugno del 2015 che, oltre a rappresentare una preziosa opportunità di lavoro per diverse professionalità legate all’arte, definisce ulteriormente i requisiti di base per accedere alla suddetta professione e le funzioni che l’educatore sarà poi chiamato a svolgere.

I requisiti richiesti dal bando prevedvano un ciclo di studi universitario di almeno 4 anni in didattica museale, storia, museologia o in un ambito analogo correlato; esperienza professionale di almeno 6 anni in un settore attinente il profilo. Per la valutazione dei titoli la commissione giudicatrice avrebbe tenuto conto dell’esperienza professionale acquisita in numerosi settori specialistici, dalla pianificazione museale, alla redazione di materiale didattico per le mostre, passando dalle procedure in materia di aggiudicazioni di appalti pubblici, fino alla redazione di testi in inglese, francese o tedesco.

Inoltre, il bando prevedeva un elenco dettagliato delle funzioni che l’educatore avrebbe svolto all’interno dell’istituto, tra le quali: l’organizzazione e l’attuazione di programmi didattici, la gestione dei rapporti con le scuole, con gli insegnanti, con i colleghi e i fornitori di servizi.
In precedenza l’ICOM (International Council of Museums) nella Carta nazionale delle professioni museali, approvata dalla II conferenza dei musei italiani, aveva individuato responsabilità, ambiti e compiti dell’educatore museale, indicando la professione come prioritaria, quindi indispensabile al buon funzionamento del museo. Oltre a realizzare interventi educativi programmati dall’istituto museale, adeguati alle caratteristiche e alle esigenze dei destinatari, secondo il documento redatto dall’ICOM, l’educatore museale predispone i percorsi e le attività relativi alle collezioni e collabora alla progettazione delle iniziative e alla realizzazione dei materiali specifici per l’ambito di sua competenza. I requisiti di accesso, tenuto conto di quelle competenze acquisibili solo attraverso l’esperienza, prevedono il possesso della laurea triennale in discipline attinenti al museo, corsi di formazione o master sulla pedagogia del patrimonio culturale e la conoscenza della lingua inglese. L’incarico deve essere formalizzato con atto che ne specifichi le funzioni e le responsabilità.
All’educatore museale, l’ICOM affianca il Responsabile dei servizi educativi, altra figura specialistica che elabora e coordina i progetti educativi, cura i rapporti con il mondo della scuola e con gli istituti di ricerca preposti all’aggiornamento e alla formazione negli ambiti di sua competenza. In particolare, il responsabile dei servizi educativi analizza i bisogni e le aspettative dell’utenza, promuove l’accessibilità fisica, sensoriale, economica e culturale del museo, garantisce le attività di formazione e aggiornamento per gli operatori impegnati nelle attività educative e per gli insegnanti.

Dall’analisi e dal confronto dei due documenti si evince che quella dell’educatore museale è una figura ormai riconosciuta a livello internazionale, che richiede competenze specifiche e studi umanistici di livello universitario. Tuttavia, l’enfasi data all’esperienza acquisita sul campo e l’apertura ad una vasta platea di corsi di laurea per l’acceso ad eventuali selezioni, è probabilmente dovuta alla mancanza di un percorso ad hoc in grado di garantire, almeno come principale sbocco professionale, lo svolgimento delle attività didattiche in ambito museale. A questo proposito l’ICOM, nel documento già citato, auspica un maggiore riconoscimento a livello universitario agli studi in museologia, disciplina che si occupa della scienza e della storia del museo, in modo da creare curricula caratterizzati dal giusto equilibrio tra materie teorico-metodologiche e attività pratiche.
Scorrendo le figure professionali previste in seno al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, fra il personale di ruolo nella terza area non dirigenziale, nessuna prevede specifici studi pedagogici nel campo dei beni culturali.
Le funzioni affini all’educatore museale, così scrupolosamente elencate sia dal bando europeo che dal documento ICOM, nei luoghi della cultura statali vengono in genere affidate a personale esterno professionalmente qualificato. Tali funzioni possono essere convenzionalmente riassunte nella cosiddetta Didattica Museale, intesa come l'insieme delle metodologie e degli strumenti per rendere accessibili ad un vasto pubblico ogni tipo di esposizione culturale.


La didattica museale

Le visite didattiche richiedono dunque la capacità progettare situazioni educative strutturate, in grado di soddisfare la domanda culturale delle varie categorie di pubblico che si recano nei luoghi della cultura. Lo studio delle caratteristiche delle varie tipologie di visitatori rappresenta un elemento di riflessione fondamentale per la impostazione della visita guidata. In tal senso, il pubblico scolastico rappresenta soltanto un’ulteriore categoria che può essere più proficuamente avvicinata attraverso una stretta collaborazione con gli insegnanti. A questa prima fase di pianificazione si aggiunge la scelta di una terminologia appropriata al target della visita, la definizione degli obiettivi didattici e la selezione delle opere in grado di fornire una panoramica mirata alle finalità generali della visita stessa. Infine è sempre opportuno concludere ogni esperienza didattica con la somministrazione di adeguati strumenti di valutazione coerenti con le attività educative svolte.
Data l’alta specializzazione di cui devono valersi le figure professionali coinvolte nelle sezioni didattiche dei luoghi della cultura, oltre all’ormai acquisito riconoscimento del lavoro specialistico e continuativo svolto, sarebbe forse legittimo anche un adeguato inquadramento contrattuale che ne identifichi l’importanza, sul modello del già citato bando europeo. Nel nostro paese, infatti, appare ormai consolidato e non eludibile lo stretto rapporto fra la conoscenza e la piena fruizione del patrimonio artistico e lo sviluppo dell’identità culturale degli individui.

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Riferimenti bibliografici
Bando europeo: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.CA.2015.201.01.0001.01.ITA&toc=OJ:C:2015:201A:TOC
Carta ICOM delle professioni museali: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/UfficioStudi/documents/1261134207917_ICOMcarta_nazionale_versione_definitiva_2008%5B1%5D.pdf


Autore: Angelo Ragusa, Laureato in Scienze dell’educazione è dipendente del MIBACT ed è incaricato della gestione dei gruppi del turismo scolastico e dei servizi educativi al museo Nazionale di Villa Guinigi.


copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 5, maggio 2017

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