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Consulenza pedagogica: ambiti operativi e valutazione

consulenza pedagogicaL’articolo propone un inquadramento di quella particolare declinazione del lavoro educativo che viene definito come consulenza pedagogica. Nonostante molti esperti del settore abbiano cercato di definirne caratteristiche e peculiarità, vi sono ancora alcuni aspetti che risultano poco definiti, in particolare quali siano gli ambiti d’azione e come si possa valutare la consulenza.  E’ proprio su di essi che l’articolo offre un approfondimento. 

Introduzione

La consulenza pedagogica è un servizio specialistico sui temi educativi che trova la sua legittimazione proprio in virtù dell’emergere di un bisogno educativo da parte di un individuo o di un gruppo di individui.

L’intento principale del servizio di consulenza pedagogica è quello di indirizzare il soggetto verso la realizzazione di un progetto educativo che prenda in considerazione sia le sue necessità sia il contesto di riferimento (Regoliosi, Scaratti, 2002). Durante questo cammino, il ruolo del consulente non è quello di offrire soluzioni preconfezionate, ma quello di promuovere la rielaborazione di significato della situazione percepita come problematica. Il consulente, infatti, cerca di fornire un’esplicitazione condivisa del bisogno/problema del cliente, a prescindere dalla richiesta posta dallo stesso. In particolare, aiuta il soggetto ad esaminare le proprie criticità al fine di pervenire ad ipotesi risolutive.

Gli interventi di consulenza pedagogica non sottintendono solo un consulente capace di assumere il ruolo di facilitatore, ma presuppongono anche la capacità dello stesso di offrire suggerimenti e/o informazioni, proporre soluzioni celeri e tempestive e promuovere l’acquisizione di conoscenze e/o abilità. Ciò perché, a volte, il soggetto potrebbe non essere in grado di capire che ha bisogno di aiuto, di esplicitarlo, di cercare qualcuno che sia in grado offrirglielo, ecc.

Inoltre, è necessario che il cliente manifesti la volontà sia di individuare ed esaminare la situazione problematica sia di co-costruire un significato comune della stessa. Ovvero, il consulente deve trasformare la richiesta di aiuto del soggetto in un progetto che tenga conto dei bisogni latenti, dei benefici attesi, delle eventuali ricadute e che, soprattutto, coinvolga il cliente nell’implementazione dello stesso (Negri, Zezza, 2011).

Obiettivo empowerment

La consulenza pedagogica sembra sposare bene la dimensione personale del costrutto d’empowerment poiché entrambi condividono l’idea secondo la quale i soggetti si sviluppano mediante un percorso che ha inizio con l’individuazione di un desiderio di crescita personale. Si tratta, quindi, di fare proprie quelle risorse funzionali alla realizzazione di tale desiderio.

Finalità del processo di empowerment non è solo il cambiamento, ma anche la possibilità di cambiare: infatti, il soggetto potrebbe anche scegliere di non modificare la propria situazione e di continuare a viverla, ma con una più adeguata immagine di sé, con maggiore autostima e con convinzioni più positive circa le proprie possibilità (Gheno, 2002).

Il costrutto di empowerment denota, quindi, un processo di crescita basato sul potenziamento dell’autostima, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione al fine di far affiorare risorse latenti e accompagnare l’individuo verso l’appropriazione del suo potenziale. È bene, dunque, implementare azioni che non evidenzino le criticità del cliente (interventi centrati sul problema), ma che si focalizzino sulle sue risorse e sul suo contesto di riferimento (interventi centrati sulla persona). Solo così, si riuscirà a favorire nei soggetti la fiducia nelle proprie possibilità, la percezione di poter controllare gli eventi e la capacità di gestire il cambiamento e di prendere decisioni costruttive (Zimmerman, 1990).

Gli ambiti d’azione della consulenza pedagogica

Non esiste un criterio univoco di classificazione degli ambiti d’azione del consulente pedagogico. Gli interventi possono essere distinti sulla base di numerosi parametri, spesso anche molto differenti tra loro. Uno di questi fa riferimento all’oggetto della consulenza pedagogica e anche se i servizi in quest’ambito possono esplicitarsi in molteplici contesti educativi e formativi, è possibile individuare 4 macro categorie all’interno delle quali collocare interventi specifici.


L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autrice: Karin Bagnato, ricercatrice in Pedagogia Generale e Sociale presso il Dipartimento di Scienze Cognitive, Pedagogiche, Psicologiche e degli Studi Culturali - Università degli Studi di Messina.

copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 9, settembre 2017

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