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La didattica della matematica secondo Dienes

Zoltan Paul DienesIl matematico Zoltan Paul Dienes è da lunghi decenni impegnato in maniera significativa nel rinnovamento continuo della metodologia e della didattica della matematica.
Ispiratosi inizialmente all’opera di Piaget, egli se ne discosta per un punto qualificante della sua "pedagogia matematica": il principio di costruttività (1).

Nella soluzione di un problema da parte del ragazzo è implicita l’acquisizione di tutte le possibili relazioni logiche, così che i concetti siano formulati esplicitamente prima di essere adoperati, oppure i concetti sono costruiti senza che il bambino abbia necessariamente acquisito preventivamente tutte le possibili relazioni?
Per il Dienes i bambini sanno pensare in modo costruttivo, prima ancora che si sviluppi il pensiero analitico.

Per quanto l’Autore si soffermi a chiarire che questi non sono necessariamente i soli tipi di pensiero e che non si escludono reciprocamente, che anzi negli studi matematici e scientifici entrambi sono necessari, egli sottolinea che le situazioni da sottoporre all’attenzione dei bambini devono condurre alla comprensione costruttiva piuttosto che a quella analitica.

Egli stesso - come già la Montessori - ha escogitato una quantità notevole di materiale. Un bell’esempio del materiale Dienes sono i notissimi MAB (blocchi aritmetici multibase) utili per avviare i ragazzi, tra l’altro, ai diversi sistemi di numerazione: essi fanno parte del cosiddetto materiale strutturato (2) che dovrebbe ineludibilmente continuare ad arricchire ogni laboratorio di matematica della scuola primaria, e non solo.

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Il "circle time": insegnare la condivisione a scuola

circle time shadowLa complessità sociale ha portato grandi cambiamenti anche nella scuola. A mutare non sono solo i contenuti e la didattica, ma anche il ruolo che come istituzione essa riveste nella società: alla scuola si chiede oggi un’educazione a 360° gradi, per una crescita globale della personalità degli alunni e la prevenzione primaria del disagio.

Per rispondere a questo mandato, gli insegnanti hanno dovuto far propri di concetti, metodi e tecniche di natura non strettamente didattica e di derivazione più psicologica e sociologica. Ha questa origine il “counseling scolastico”, cioè quella particolare relazione d’aiuto fondata sull’ascolto non direttivo, sull’empatia, finalizzata a favorire interazioni positive tra studenti, insegnanti, genitori ed eventuali altri educatori.
In questo articolo si intende analizzare il “circle time”, che si inscrive tra le modalità con cui può essere realizzato il counseling a scuola.

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I saperi disciplinari nella società attuale

In questi ultimi anni si assiste ad una profonda trasformazione della società che impone un ripensamento ed una riprogettazione dei suoi sistemi di vita, di lavoro e di conoscenza. Il passaggio da una economia basata sulla produzione e lo scambio di beni materiali ad una il cui oggetto sono i servizi, le informazioni e le idee ha assegnato alla conoscenza un ruolo fondamentale nella creazione di valore.

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I bambini e il computer: quando il PC aiuta ad apprendere

Secondo i dati presentati da Eurispes e Telefono Azzurro nel corso del Sesto Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2005), la stragrande maggioranza dei bambini di oggi (82,1%) utilizza il computer, e sono più le femmine (83,3%) rispetto ai maschi (81,6%) ad usarlo.
Nel 30,7% dei casi i bambini hanno imparato ad utilizzare il PC grazie all’aiuto dei propri genitori, mentre nel 30,4% l’apprendimento è avvenuto a scuola; ben il 24,4%, un quarto del campione, si dichiara autodidatta.

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Programmare per “sfondi integratori”: una strategia didattica sempre valida

sfondo integratoreNelle programmazioni didattiche per la scuola dell’infanzia, con la comparsa e l’avvicendarsi di sempre nuovi modelli, sembra cadere in disuso l’impiego dello “sfondo integratore”. Dopo aver tanti anni programmato “per sfondi”, vorrei però richiamare e porre in evidenza alcuni dei vantaggi di tale modalità di lavoro, una modalità sempre valida ed attuale, nonché in conformità con le indicazioni della riforma.

Credo che purtroppo contribuisca alla tendenza ad abbandonarne l’utilizzo la maggior quantità di lavoro che esso comporta all’insegnante, sia per quanto riguarda l’‘elaborazione teorica’ della programmazione (richiedente una maggiore riflessione per ricercare ed inventare le attività più adeguate tenendo sempre in mano il fil rouge scelto, richiedente, ancora, una ‘visone panoramica di insieme’ sulle possibili connessioni e relazioni tra le varie esperienze da proporre, ecc.), sia, più praticamente, nella preparazione concreta delle attività: organizzazione di esperienze ‘a tema’, preparazione di schede operative ad hoc, allestimento degli spazi scolastici, realizzazione di eventuali lavoretti e poesie per le feste, tutto in linea con il leitmotiv, ecc. A questo si aggiunga anche il maggiore impegno di accordo e comunicazione tra gli insegnanti, imposto da una programmazione a carattere unitario.

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