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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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Scuola: esperienze e progetti

Un'esperienza di gruppi Balint nella scuola

L'applicazione della tecnica dei gruppi Balint, con approccio psico-pedagogico, e la rivisitazione e adattamento agli obiettivi ai contesti scolastici per un innovativo aggiornamento dei docenti, prende spunto dall'intento di Balint di realizzare l'auspicio di Freud manifestato nel Congresso di Budapest del 1918 (S. Freud "Vie della terapia analitica" in Bollati Boringhieri, 1989 voI. IX) circa la possibilità che in futuro la psicoanalisi potesse estendersi molto al di là della pratica clinica classica.

L'intento è stato raccolto, proposto e sperimentato già da qualche anno in alcuni Istituti Comprensivi di Vicenza e provincia, rendendo possibile la presa in carico di un numero maggiore di persone, che probabilmente non avrebbero avuto accesso a percorsi classici di terapia, mediante approcci e tecniche pscio-pedagogiche e di counseling.

Dalle parole al cuore

Ritrovarmi in una classe di scalmanati, assolutamente ignari dell'esistenza di regole e buon senso, e niente affatto interessati ad alcun tipo di apprendimento, non lo avevo messo in conto nel partecipare a quella "selezione esperti" per un PON dal titolo "Dalla parola alle parole". Ho sempre fatto formazione con adulti ma ero stata attratta dall'idea di poter fare lezioni di italiano; mi piace molto, scrivere, leggere e tutto ciò che ha a che fare con la nostra meravigliosa lingua. L'idea era quella di un laboratorio di scrittura creativa e lettura espressiva. La mia idea ...

L'applicazione pedagogica della teoria sull'intelligenza emotiva nella scuola dell'infanzia

L'intelligenza emotiva comprende varie competenze relazionali, tra cui, ad esempio, l'empatia. Il filo conduttore? L'autoconsapevolezza: una persona "veramente" aperta è autoconsapevole, comprende l'aspetto emotivo nella ricezione di un messaggio, verbale e non, a parole e nei fatti, sa leggere i sentimenti propri e altrui.
Queste capacità entrano in gioco in tutti i campi della vita, privata, pubblica, sentimentale, lavorativa. Quando l'essere umano ne è privo, ecco che possono presentarsi comportamenti devianti dannosi per gli altri.

Il periodo della speranza: attività di sostegno con minori antisociali nella scuola

Le esperienze maturate all’interno della scuola con il mio gruppo di lavoro (www.cosmosociale.it) hanno permesso di identificare alcuni elementi di particolare importanza nell’intervento a favore di minori definiti come “antisociali”, che vengono presentati in questo articolo con la speranza di poter contribuire all’approfondimento di un ambito di particolare interesse per l’educazione.

I progetti educativi a cui mi riferisco hanno per protagonisti alunni considerati dall’istituzione scolastica come “indisciplinati, incontenibili, senza alcun limite, senza rispetto per sé e per gli altri. Con loro in classe – dicono gli insegnanti - è impossibile svolgere una lezione”.

Appunti sulla funzione educativa dell'archeologia

E’ importante dunque acquistare degli occhi nuovi, cioè un modo di guardare che sia mosso dall’interesse. L’abitudine ad un certo ambiente, la vita frettolosa ci portano a guardare sempre meno la natura… Cercare come i bambini, in loro compagnia, senza timore di apparire ignoranti ma godendo con loro della scoperta comune…Più che il nostro sapere ciò che conta è il nostro atteggiamento.
M. Montessori

Ogni professione dovrebbe essere svolta innanzi tutto per il suo valore sociale, e non dovrebbe ritenere per sé più di quanto non possa dare agli altri; nel caso dell’archeologia, che si è mutata da disciplina esclusivamente umanistica in contenitore multidisciplinare, sussiste ancora l’abitudine reiterata al lavoro in solitudine ed una tendenza costante nel considerare ancillari le altre scienze, con cui si dovrebbe professare invece a stretto contatto.

Educare alla salute: un'esperienza nelle scuola

Educare alla salute nelle scuole è un'impresa bellissima, ma per farlo al meglio richiede idee chiare, tanta passione e voglia di andare allo sbaraglio.

Innanzitutto idee chiare, ovvero grande partecipazione e dimestichezza con gli argomenti da trattare. Siamo parte di una società ad alto tasso di medicalizzazione, i consumi di antibiotici e antipiretici non accennano a diminuire da livelli altissimi (vedi rapporto OSMED 2011), le mamme e i papà ricorrono ai medicinali appena il bambino mostra qualche segno di "discostamento dalla media", i medici non si sottraggono a questo trend e la TV lo cavalca (pubblicità, informazione sponsorizzata e trasmissioni dedicate), proponendo un modello di benessere assoluto. Non possiamo pensare che i bambini subiscano questi "maltrattamenti" senza sviluppare essi stessi un atteggiamento di grande familiarità con le scatolette di farmaci, assunti già a 10-11 anni senza il confronto con i genitori. Disinnescare l'automatismo malattia+farmaco=salute sempre è un lavoro duro ma necessario, che va affrontato alle basi. Nel senso anagrafico, perché da piccoli è più facile cambiare idea; nel senso concettuale, perché è il rapporto tra salute e malattia che va ridisegnato.

L'organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce dal 1946 la salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia, senza tuttavia comprendere il concetto di equilibrio. Personalmente lo ritengo necessario, in quanto passiamo da "avere la salute" a "essere in salute", come essere in ballo, in barca, in piedi: ovvero un essere dinamico, un equilibrio appunto. Nel nostro corpo sono in atto in ogni istante migliaia di processi volti a mantenere l'omeostasi (stabilità interna), contrastando tutte le minacce (infezioni, squilibri etc.) che potrebbero portare alla malattia. Solo quando questi ultimi processi hanno la meglio si diventa malati, ma nella maggior parte dei casi basta dare al corpo la possibilità di "difendersi" al meglio per recuperare l'equilibrio perduto. I farmaci sono utili per alleviare i sintomi mentre si aspetta di guarire, ma quasi mai sono necessari alla guarigione.

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Questi sono i concetti che i bambini devo tenere vicini a sé: fermati e riposa, starai meglio. Credere nelle proprie capacità di guarire e nella possibilità di rompere con i ritmi quotidiani, ovvero disinnescare il pensiero di efficienza continua, alla base dell'ideologia che va per la maggiore, secondo cui l'uomo è una macchina che rende solo se non si ferma.

Il secondo cardine dell'educazione alla salute nelle scuole è la passione, da parte di chi si mette alla cattedra. Questo accomuna tutti gli interventi educativi: dal momento in cui ci mettiamo davanti ai ragazzi, diventiamo dei modelli, ovvero delle persone che vengono guardate, squadrate e studiate. Loro decideranno se seguirci o meno, ma se non "viviamo" quello che diciamo, sarà tanto più difficile comunicarlo e farlo diventare quella fusione di sguardi, parole, gesti, pensieri che conquista, ammalia e ti trascina con sè.

Infine, è necessario andare allo sbaraglio, ovvero entrare in una classe e saper mollare la palla al momento giusto. Dare qualche informazione e poi lasciare che la rimettano in campo in altri modi, per vedere come è stata digerita. Qui in noi nasce e cresce la paura di perdere il controllo, di sentirsi in balia di una classe schiamazzante o di qualche personalità dominante, ma perché l'educazione sia un grande momento di insegnamento per chi la fa, quale migliore occasione?

SALUTE – immagini in movimento

Abbiamo provato a sintetizzare questa visione di educazione alla salute in un laboratorio didattico che si chiama "SALUTE – immagini in movimento". Per scriverlo, abbiamo dovuto prima sciogliere due nodi. Il primo è come tradurre in parole semplici concetti difficili come la definizione di salute e malattia, il rapporto equilibrato coi farmaci, l'indipendenza di giudizio rispetto alle informazioni sponsorizzate che ci circondano. Il secondo è come rendere la loro comprensione un'esperienza coinvolgente, aprendo nei ragazzi porte su domande mai fatte, proponendo un altro punto di vista ma contemporaneamente incoraggiandoli a cercare le risposte in territori diversi da quelli consueti (passaparola, pubblicità, televisione).

La nostra ricetta è partita da questo mondo, per loro familiare ed affidabile, mettendo in luce gli interessi che stanno dietro la pubblicità dei farmaci, i mille stratagemmi che usano le aziende per convincerti ad aver necessità dei loro prodotti e trovando assieme un altro modo di affrontare una malattia. Così, scrivendo una storia che parli di salute ma NON di farmaci, dividendosi i ruoli per interpretarla, recitandola e filmandola per farne un cortometraggio, si pensa e ci si fa un'idea su "cose" nuove. E le ore trascorrono veloci, si vive un'esperienza intensa che col tempo lascia un piacevole ricordo, qualche dubbio in più e uno sguardo diverso sul mondo che sta attorno e la sua medicalizzazione.

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Abbiamo riassunto la nostra esperienza nel sito www.saluteducazione.it, per presentarci attraverso parole (la descrizione dei laboratori didattici), immagini (le foto scattate durante l'attività in classe), i filmati (i video realizzati in classe, quelli di presentazione dei laboratori, i bloopers). Un altro modo di parlare di salute, che parte e arriva ai ragazzi e alle ragazze, passando per il mondo che ci sta attorno.

 


Autore: Sergio Cattani, farmacista, autore e docente di laboratori didattici nelle scuole medie ed elementari


copyright © Educare.it - Anno XII, N. 12, Novembre 2012

Far disegnare i bambini in modo spontaneo

L'Uovo dell'Arcobaleno è stato deposto il 15 maggio del 2010 praticamente al termine dell'anno scolastico che vedeva la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Sepulveda, al centro del percorso educativo-didattico. Un anno, sin dall'inizio, attraversato da un uovo, quello di Kengah, mamma gabbiana morente, affidato alle cure del gatto Zorba a condizione di rispettare tre promesse: la prima di non mangiare l'uovo; la seconda di averne cura fino alla schiusa e la terza di insegnare al piccolo a volare.
Un po' sulla falsa riga del cappello non cappello de Il Piccolo Principe e di come la visione adulta banalizzi ciò che nei bambini e nelle bambine è invece espressione profonda di vissuti, Martina, 5 anni, ha rappresentato, con l'Uovo dell'Arcobaleno, l'esperienza corporea, relazionale, cognitiva e affettiva di ciò che ha dato vita ad una piena e autentica ricerca di senso.

Per una certificazione delle competenze nella scuola primaria

All’inizio dell’anno scolastico 2008-2009, la legge 169/2008 ha profondamente rinnovato il processo di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni. La legge all’art. 4 non solo ha previsto che la certificazione va rilasciata al termine della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado, ma che va effettuata mediante l'attribuzione di voti espressi in decimi [1].

Con la circolare ministeriale n. 50 del 20 maggio 2009, il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha rimandato ad ogni singola istituzione scolastica il compito di elaborare un modello per la certificazione delle competenze ("le istituzioni scolastiche dispongono in modo autonomo forme e modalità della certificazione"). Nella circolare successiva (n. 51) a tal proposito si afferma che "le istituzioni scolastiche potranno procedere alla sperimentazione di propri modelli sulla base delle esperienze condotte negli anni precedenti". Ogni singola scuola, ormai alla fine dell’anno scolastico, ha dovuto pertanto attrezzarsi per definire e approvare in collegio dei docenti forme e modalità di certificazione.

Un’esperienza di “philosophy for children” per un nuovo modo di fare scuola

La scuola insegna risposte spesso a domande che non ci siamo mai posti,
ma è la domanda e non la risposta il vero motore della ricerca e della costruzione del sapere.
Amiche della domanda sono sia la curiosità infantile sia la condotta filosofica.
E se l’infanzia genera l’interrogazione nella sua radicalità,
la filosofia insegna a mantenersi nell’interrogazione,
per non seppellire il cervello tra le opinioni diffuse,
che rispondono non tanto alle nostre domande,
quanto al desiderio di evitare il più possibile la fatica del pensiero.

Umberto Galimberti


I bambini pensano e si interrogano, forse più di quanto un adulto possa immaginare.
Essi si approcciano inconsapevolmente a discorsi e si pongono domande, che gli adulti definiscono filosofiche.

E se a fare il bullo ora fosse proprio Elir? La vulnerabilità negata

“È consapevole del proprio svantaggio rispetto agli altri ragazzi, e dunque si sente inadeguato ed è molto insicuro. Per questo la sua saccenza, talvolta vera e propria arroganza, verso tutti. Quando eccede nel fare ‘il saputello’ non bisogna stopparlo, ma lasciarlo fare, perché deve acquistare sicurezza. Stopparlo per metterlo davanti all’insensatezza della ‘sapienza’ che sfoggia, infatti, non farebbe altro che aumentare la sua insicurezza e il suo senso di inadeguatezza, non farebbe che rafforzare, dunque, il movente di quei comportamenti che si vorrebbero stemperare”.

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prolegomeni_pedagogiaGiuseppe Gagliano

PROLEGOMENI ALLA PEDAGOGIA ANTAGONISTA DEL NOVECENTO

Aracne, Roma, 2013
pag. 108, 10 ... vedi

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