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Il problem posing come metodologia innovativa per lo studio delle Scienze della Terra

problemL’articolo presenta un’esperienza didattica, nell’ambito delle Scienze della Terra, che consente di comprendere come possa essere utilizzato il metodo del Problem posing a scuola. Si tratta di un approccio basato sui principi del costruttivismo che permette di adottare una efficace applicazione del metodo scientifico nell’insegnamento.

Introduzione

L’insegnamento ha risentito per lungo tempo dell’influenza di un modello di apprendimento secondo il quale la conoscenza poteva essere semplicemente trasferita da un soggetto (docente) ad un altro (allievo). Ad esempio, nella lezione ex cathedra, tradizionale dell’insegnamento universitario, il docente fornisce informazioni da ap-prendere e lo studente è coinvolto soprattutto nello sforzo di seguire la spiegazione e di prendere appunti.
Ricerche condotte sulla sua efficacia smentiscono che la lezione sia un modo efficiente di trasmettere informazioni in modo accurato. Di circa 5000 parole ascoltate in 50 minuti di lezione, gli studenti ne appuntano circa 500 e in media trascrivono circa il 90% delle informazioni scritte dal docente sulla lavagna (Johnstone & Su, 1994).
Negli ultimi decenni questo modello è stato superato da teorie d’apprendimento diverse e da ricerche nel campo dell’intelligenza artificiale. In particolare si è fatto riferimento alla teoria costruttivista. Il costruttivismo, che secondo Von Glasersfeld (1989) fonda le proprie radici nel trattato De antiquissima Italorum sapientia di Giambattista Vico e nella teoria della cognizione di Piaget, propone una costruzione radicale della conoscenza. Ciò deriva dalla convinzione dell’impossibilità dell’individuo di conoscere la realtà oggettiva; la conoscenza viene vista come qualcosa che il singolo costruisce nel tentativo di ordinare le proprie esperienze (Von Glasersfeld, 1984).
Altri autori propongono una costruzione sociale dell’apprendimento scientifico; la conoscenza scientifica viene realizzata quando gli studenti sono attivamente impegnati in dibattiti e attività riguardanti problemi scientifici (Driver et alii, 1994). Questa nuova concezione epistemologica della scienza è stata accompagnata da (e forse ha prodotto) una nuova concezione sulla natura dell’apprendimento. La visione della psicologia del comportamento, centrale alla quale era la struttura stimolo-risposta, è rimpiazzata dalla psicologia cognitiva: lo studente è attivamente coinvolto nella co-struzione della conoscenza.
Il modello costruttivistico può essere sintetizzato in una singola frase: «La conoscenza è costruita nella mente di colui che impara» (Bodner, 1986). La costruzione di una nuova conoscenza avviene mediante l’osservazione ragionata di eventi, interpretata e mediata attraverso concetti che già possediamo. Secondo Ausubel (1978), il fattore singolarmente più importante che influenza l’apprendimento è ciò che lo studente già conosce. Accerta questo e insegna in accordo.
La costruzione della conoscenza può essere perciò vista come un processo dinamico aperto alla competizione intellettuale; un insieme di progressive transizioni tra modelli aventi un differente grado di capacità esplicativa che incoraggiano la ristrutturazione concettuale attraverso conflitti cognitivi (Smith et alii, 1981). Il costruttivismo non è soltanto una teoria della conoscenza, ma propone una propria concezione della verità e della relazione tra conoscenza e realtà (Von Glasersfeld, 1995).

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Autore: Roberto Franco è laureato in Scienze Geologiche, esperto in Sistemazione bacini montani e difesa del suolo. Membro della Società Italiana di Geologia Ambientale e presidente del Centro Studi Francescani e Medievali, è docente di Scuola Superiore di Secondo grado.

copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 7, luglio 2017

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