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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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La dignità della pedagogia sul filo del dialogo

I cambiamenti epocali connessi con "la svolta antropologica" già preannunciata nella caduta delle grandi narrazioni [1], esigono un ripensamento del tradizionale modello scientifico-scientistico con cui l'ottimismo neopositivista ha finora interpretato, in maniera univoca e riduzionista, la realtà e con cui la pedagogia in particolare, a partire dagli anni '70, ha proposto modelli per la pratica.

Urge, cioè, quell'incontro tra pardigmi scientifici e spiritualistico-antropologici con i quali dare senso e direzione all'agire educativo, altrimenti ridotto a prassi.

Lo spazio magico della relazione

Ciò che porta una persona a scegliere di approcciarsi al mondo dell'infanzia e poi di occuparsi del complesso ambito dell'educazione ha a che fare con una 'storia', un processo profondo e continuo (perché continua sarà la necessità di operare scelte) fatto di innumerevoli variabili proprie e personali che - nel loro continuo divenire - l'insegnante porta con sé ogni giorno nella sua classe. Ciò che accade all'interno dell'aula scolastica, con i bambini, mette sempre in gioco ciò che siamo: la visione che abbiamo di noi, di ognuno di loro, del gruppo, dei reciproci ruoli, del rapporto che ci lega, delle regole e degli obiettivi della professione che pratichiamo.
Essere curiosi, attenti e consapevoli riguardo l'esistenza di questo consistente bagaglio di riferimenti è fondamentale per comprendere come tutto ciò ci guidi e informi nel procedere del nostro lavoro quotidiano, lasciandoci aperti, di volta in volta, all'incontro con specifiche realtà, sempre nuove.

Educazione alla salute: fondamenti e prospettive per la formazione

A partire dagli ultimi decenni dello scorso millennio si è registrato un crescente interesse, a livello mondiale, per il tema della salute, concepita non più in una dimensione di responsabilità individuale, ma come diritto-dovere che chiama in causa l'intera collettività. La promozione della salute infatti non richiede solo quel coinvolgimento consapevole del singolo, che si realizza attraverso la conoscenza, ma soprattutto interventi organici e coerenti, tesi a garantire le condizioni, indipendenti da scelte individuali, che della salute costituiscono presupposti indispensabili: situazioni di vita e di lavoro improntate alla stabilità e gratificanti, salvaguardia degli ambienti naturali e artificiali, preservazione delle risorse della Terra, monitoraggio costante degli effetti bilaterali che derivano dal rapporto uomo-ambiente e attuazione di interventi mirati a indurre cambiamenti nel singolo e nella collettività. La salute, così intesa, assume un significato ben più ampio che investe tutti gli aspetti, fisici e psichici della persona e indica, al di là dell'assenza di patologie, uno stato di ben-essere "globale". La promozione della salute viene perciò, in tal modo, ad identificarsi con la promozione del benessere e può realizzarsi solo attraverso politiche pubbliche coerenti e sinergiche (Linee Guida MPI Essere Benessere).

La cultura umanistica salverà il mondo?

Un articolo, pubblicato qualche mese fa sul sito dell’Ansas, si sofferma sull’ossessione, da parte delle ricerche internazionali, di misurare le competenze di lettura degli adolescenti1. Il valore da assegnare a queste indagini, che coinvolgono un numero sempre più elevato di studenti, appartenenti a vari paesi del mondo, non può essere considerato un dato assoluto e incontrovertibile, per misurare la qualità dell’insegnamento o le capacità di analisi, sintesi e di ragionamento astratto dei giovani che ne risultano coinvolti.

Clima di classe e insegnamento democratico

L’espressione «clima di classe» è stata elaborata da Lewin alla fine degli anni ’30. In essa convergono più matrici teoriche che fanno riferimento agli studi di Piaget, Bloom, Flanders, Rogers e che hanno ispirato ricerche osservative e di analisi del comportamento dell’insegnante [1]. In base a queste ricerche, è stato individuato nello stile democratico dell’insegnante il modo migliore di condurre una classe e di favorire i processi di apprendimento e di sviluppo.

L’attenzione al clima di classe implica la giusta considerazione degli elementi emotivi, affettivi e relazionali del processo di insegnamento-apprendimento, oltre a quelli organizzativi e di gestione della classe [2]. Il benessere dell’allievo, chiamato ad affrontare le fragilità emotive delle fasi di transizione evolutiva e di passaggio a ordini di scuola superiori, con nuove dinamiche di socializzazione e di adattamento a nuovi compiti e al contesto, assume in questa prospettiva la sua centralità in relazione ai processi di apprendimento, di socializzazione, di costruzione dell’identità personale e sociale e, quindi, di sviluppo dell’autonomia e della responsabilità, per l’assunzione di valori e di atteggiamenti democratici [3].

L’attenzione alle componenti affettive si riferisce alla soddisfazione dello studente in rapporto alle relazioni con compagni e insegnanti [4]. Un secondo fattore, inoltre, che rientra nella creazione di un determinato clima di classe è dato dagli elementi organizzativi e di gestione della classe [5], i quali risultano strettamente dipendenti da quelli di gestione generale dell’istituzione in cui la classe è inserita. La classe è stata infatti concettualizzata da Moos come sistema ambientale organizzato in quattro ambiti: struttura e organizzazione, processi cognitivi, caratteristiche di insegnanti e studenti [6].

La convergenza di vari approcci teorici classici (che fanno riferimento alla teoria di campo di Lewin, alla teoria del rinforzo e del reciproco condizionamento di Bandura, alla teoria del modellamento di Bronfenbrenner) in ricerche compiute nella prima metà degli anni ‘80, hanno portato infatti ad affermare l’interdipendenza tra persona, comportamento e ambiente.

Per quanto riguarda l’aspetto della struttura e dell’organizzazione, buoni livelli di struttura, ordine ed organizzazione, producono i migliori risultati per gli studenti [7]. Le forme più aperte di funzionamento della classe sono state associate a risultati affettivi più positivi, come è stato pure dimostrato che un cambiamento nella disposizione dei banchi produce un miglioramento della socialità della classe [8].

L’organizzazione e la struttura della classe incide inoltre sui processi cognitivi, soprattutto in riferimento all’attenzione [9]. In relazione, poi, alle caratteristiche di insegnanti e studenti, l’assunzione del concetto di «reciproco condizionamento» evidenzia come, in effetti, i rapporti tra studenti e tra studenti e insegnanti siano in grado di influenzare l’ambiente [10].

L’insegnante che entra in classe percepisce, quindi, oltre al clima generale dell’istituto, in relazione alla specificità delle relazioni tra tutti i suoi componenti, a fattori strutturali ed organizzativi, il clima specifico della classe dato, in questo caso, dalle relazioni tra coetanei. Il clima è non solo «sentito», ma anche influenzato attraverso la scelta dello stile di conduzione della classe.

Come già accennato, è stato individuato nello stile democratico di conduzione della classe la modalità migliore per favorire processi di crescita e di sviluppo globale degli allievi, oltre a favorire dinamiche cooperative.

L’insegnante democratico è colui che, ponendosi come mediatore o facilitatore dei processi cognitivi, affettivi e motivazionali implicati nel processo di costruzione dell’identità, piuttosto che come knowledge pharmacist (distributore di pillole di conoscenza) [11], è disposto a:

  • offrire il suo aiuto e incoraggiamento per la discussione e decisione in gruppo delle linee di condotta [12];
  • ricercare mete e attività, impegnandosi a spingere il gruppo alla loro realizzazione [13];
  • sostenere il gruppo, suggerendo più alternative verso la realizzazione delle mete [14];
  • concedere al gruppo la libertà di gestire il lavoro collettivo e di scegliere liberamente i compagni di lavoro [15];
  • assumere un atteggiamento oggettivo e pratico nelle critiche e negli elogi [16];
  • partecipare emotivamente al lavoro di gruppo [17].

Sono stati inoltre individuati nella coerenza ed equità, nella chiarezza, nell’accettazione e rispetto degli studenti, nell’utilizzo della lode, nella fermezza, nella flessibilità ed adattamento ai bisogni degli studenti le caratteristiche dell’insegnante efficace [18].

Da queste considerazioni si evince il ruolo determinante dell’insegnante nel favorire la coesione del gruppo classe e la locomozione verso obiettivi condivisi, attraverso la creazione di un clima di classe sereno, motivante, incoraggiante, pur muovendosi tra vincoli e risorse della struttura organizzativa e del clima di classe preesistente. Migliorare il clima di classe si pone, quindi, come esigenza ineludibile per processi educativi che, recuperando l’attenzione allo sviluppo globale delle persone coinvolte nel processo di insegnamento-apprendimento, in riferimento soprattutto alle dinamiche di costruzione dell’identità e di maturazione del senso di appartenenza, mirano allo sviluppo del più alto livello di soddisfazione, di autonomia e di autoefficacia dello studente.

 


Note

1) CHIARI G., Climi di classe e apprendimento. Un progetto di sperimentazione per il miglioramento del clima di classe in quattro città italiane, Franco Angeli, Milano, 1994. pag.11.

2) Ivi, pag.21.

3) Per gli studiosi EHMAN E HAHN «il clima di classe e di scuola sono più importanti (rispetto ai mezzi di istruzione diretti) nel produrre cambiamento e crescita nei valori e negli atteggiamenti democratici». Ivi, pag.24.

4) Ibidem.

5) Ibidem.

6) Ivi, pag. 32.

7) Ivi, pp.32-33.

8) Anche se, a proposito, ci sono ancora opinioni controverse circa la migliore funzionalità dei banchi disposti a cerchio o in riga. Ivi, pag.33.

9) Ivi, pag.34.

10) Ivi, pag.37.

11) L’espressione è stata adottata dalla pedagogogista SANTELLI L., Interpretazioni pedagogiche e scelte educative, La Scuola, Brescia, 1998, pag.137.

12) MARTIELLI G., Legalità, moralità, socialità, Edizioni Viverein, Roma, 2009, pag.171.

13) Ibidem.

14) Ibidem.

15) Ibidem.

16) Ibidem.

17) Ibidem.

18) CHIARI G., Climi di classe e apprendimento, op.cit., pp.63-66.


Autore: Annalisa Scialpi è Laureata in Scienze Pedagogiche e si occupa di consulenza pedagogica, con particolare riguardo alle fasi di transizione evolutiva, collaborando con associazioni di sostegno alla persona.
Nel novembre 2011 ha pubblicato e presentato la sua prima raccolta poetica Del mio sangue ti aspersi, edito dalla Aletti Editore.


copyright © Educare.it - Anno XII, n. 8, luglio 2012

La teoria della mente a scuola

La teoria della mente è un modello teorico proposto in psicologia in cui è descritta la capacità tipicamente umana di riflettere sulla propria mente e quella degli altri. Si tratta di un approccio che non è ancora stato sufficientemente esplorato nelle sue potenzialità didattico-relazionali e sul quale, con questo contributo, si vuole rinnovare l'attenzione.

Quale istruzione nella società liquida?

Il sociologo Bauman definisce "liquida" la condizione che l'essere umano sta vivendo durante quest'ultimo ventennio. La condizione liquida è caratterizzata da uno stato di precarietà in cui le situazioni mutano prima che l'essere umano possa consolidare conoscenze. La società liquida non riesce a mantenere e rafforzare una propria forma. La condizione peculiare dello stato liquido è il continuo cambiamento, la trasformazione, l'essere sempre a tempo per non rimanere mai indietro. Conseguenza è la precarietà del mondo in cui viviamo: precarietà degli affetti, precarietà delle situazioni in cui si ripone fiducia, precarietà delle nostre stesse identità. Paradossalmente è più adatto a vivere in uno stato liquido chi riesce meglio a cambiare ed adattarsi, chi sviluppa certezze momentanee e provvisorie, chi non approfondisce nessuna conoscenza specifica.

Trasmettere informazioni non è educare

La “società dell’informazione” sembra essere sempre più dominata da una razionalità tecnico-strumentale, funzionale a logiche di efficienza e di produttività, che non risparmia l’istituzione scolastica. Quest’ultima, che potrebbe proporsi come “schermo” o “filtro” di influenze educative negative, risulta esposta e, in alcuni casi, assoggettata ai condizionamenti di tale cultura, diventando una sorta di specchio della società1.

In questo articolo si intende riflettere brevemente sui rischi di sopravvalutare il valore dei contenuti nei processi di insegnamento-apprendimento, in un momento storico e culturale in cui l’informazione assume la funzione di merce di scambio, “consacrata” dalla scienza e caratterizzata (almeno apparentemente) da neutralità sul piano etico.

Insuccesso scolastico: determinanti psicologiche e percezioni degli adolescenti

Il cambiamento è connaturato a quel periodo della vita che identifichiamo come “adolescenza”: tuttavia non è affatto semplice definire le caratteristiche dei mutamenti dell’esperienza affettivo-relazionale, nonché dei disagi, degli adolescenti delle ultime generazioni, che si caratterizzano per essere cresciuti all’interno di organizzazioni “sistemiche” ed “organicistiche”1, considerate una dilatazione della società reticolare2.

Tali cambiamenti possono essere rapportati sia ai diversi condizionamenti sociali e culturali lungo tutto l’arco del ciclo della vita, sia ai mutamenti nei modelli di interazione affettiva e di relazione all’interno della famiglia: in altre parole, ad un cambiamento del contesto di crescita degli adolescenti “attuali”. Analogamente si può parlare anche di un cambiamento della modalità espressiva e della tipologia prevalente del disagio scolastico degli adolescenti stessi.

Bocciare o non bocciare, questo è il problema

La ormai prossima conclusione dell’anno scolastico ripropone l’annosa questione della valutazione finale degli alunni. Di fronte a profitti incerti, i genitori degli studenti a “rischio bocciatura” si angustiano nel sostenere un recupero in extremis delle materie deficitarie mentre gli insegnanti, nei consigli di classe, si interrogano su quale scelta possa meglio favorire il percorso umano e scolastico dei singoli alunni.

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