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Educare.it 2000-2012
Rivista on line
ISSN 2039-943X

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Sulle riforme della scuola

Le sezioni primavera

Poco ancora è stato detto dell'avvio delle Sezioni sperimentali aggregate alle scuola dell'infanzia statali e private. Poco, a distanza di quattro anni dalle prime Sezioni aperte sul territorio nazionale e co-finanziate dal Ministero dell'istruzione in accordo con gli Enti Locali.

L'introduzione della sperimentazione si ebbe con la Finanziaria 2007: pochi articoli e centinaia di commi per dare il via a quello che è stato definito da alcuni un vero e proprio “testo unico” sulla scuola. Ci sono stati dibattiti in merito all'opportunità o meno della regolamentazione del sistema scolastico tramite legge Finanziaria, ma non approfondiremo in questa sede un tale dibattito. Preme piuttosto sottolineare qui l'importanza della legge 296/2006 (Finanziaria 2007), e in particolare l'art. 1 comma 630 che disciplina proprio e introduce la sperimentazione relativa alle Sezioni Primavera.

Riforme, opzioni e intelligenze multiple. La lezione pedagogica di Claparède

Le riforme, da un po’ di tempo a questa parte, scompaginano le scuole. Si tratta giustamente di rapportare la scuola alle trasformazioni della società e di rispondere alla sua crisi di inadeguatezza.
Ciò è stato sempre vero, ma da quando c’è il sistema elettorale maggioritario in Italia, a cambiamenti di governo e di ministri dell’istruzione corrispondono cambiamenti di riforme.

Saperi e competenze nel tempo della complessità

Nel tempo della complessità e dei saperi, si è cittadini in senso pieno solo se si posseggono tutti gli strumenti cognitivi: la qualità dell’istruzione è dunque garanzia di democrazia. E’ questa la tesi portante dell’ultimo lavoro di Franco Cambi, docente di Filosofia dell’educazione e Storia della pedagogia nell’Università di Firenze [1].

Nuove sfide all'orizzonte per la scuola

Una scuola che vuole crescere e svilupparsi deve necessariamente guardare avanti e interrogarsi sul cammino che si vuole intraprendere. Cambiano i tempi, le generazioni, la vita sociale, e così anche il mondo scolastico deve porsi sempre delle domande sul suo futuro; interrogativi che necessitano di una riflessione da parte di tutti gli operatori scolastici ei coloro i quali progettano il futuro della scuola. Individuiamo nella interculturalità e nella multimedialità due sfide, tra le tante, con cui la scuola italiana deve confrontarsi all’inizio di questo millennio.

Riflessioni su una scuola che cambia

Un sistema formativo capace di futuro vuol dire una scuola, che sa "rischiare", che sa anticipare le domande, i bisogni, i vincoli del futuro, che si sente impegnato a far crescere la qualità del paese. E' il momento di raccogliere la sfida che ci viene lanciata con il riordino dei cicli, è l'incontro con un nuovo modo di operare nella scuola di base: la scuola della riprogettazione.

La scuola di fronte a un nuovo modo di concepire il sapere

Nella società delle conoscenze si sta affermando un nuovo modo di concepire e trasmettere la cultura. Di questo è convinto Raffaele Simone, ordinario di Linguistica generale all’Università Roma Tre, che nel libro “La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo” analizza come le modificazioni tecniche stanno cambiando il nostro modo di percepire le conoscenze.
Dopo la fase dell’invenzione della scrittura e della stampa, stiamo attraversando la terza fase che coincide con la rivoluzione informatica e telematica.

In classe "piccolo non è bello"

A volte la strenua difesa da parte delle piccole comunità locali di realtà scolastiche che prevedono il mantenimento di classi con un esiguo numero di alunni oppure di plessi scolastici sottodimensionati va contro il diritto ad un’istruzione ed ad un’educazione di qualità degli stessi studenti.

La testa ben fatta: l’istruzione secondo E. Morin

Nell’opera “La testa ben fatta” [1] Morin spiega gli stessi concetti già sintetizzati ne “I sette necessari all’educazione del futuro”.
Il titolo è ripreso da una formulazione di Montaigne sulla prima finalità dell’insegnamento: “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”.

L'autonomia delle istituzioni scolastiche

Il discorso dell’autonomia scolastica si intreccia in questi anni con quello del federalismo e del regionalismo. Già dalla seconda metà degli anni sessanta, in effetti, era stata messa sotto accusa la struttura piramidale e centralizzata del Ministero della Pubblica Istruzione e si parlava di “decentramento” e di “partecipazione”.

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pag. 108, 10 ... vedi