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Studio di uno strumento musicale: motivazioni e pressioni sociali

strumentiLa percezione sociale della musica a puro svago o a competenza specifica di pochi eletti sta facendo perdere nelle programmazioni educative le enormi potenzialità che tale sapere nasconde (Toto, 2016). Significativa è la constatazione che le ore riservate all’educazione musicale nella scuola secondaria di primo grado sono soltanto due per settimana, e che l’insegnamento della musica nella scuola secondaria di secondo grado è pressoché assente o relegato solo ad alcuni istituti. Quasi imbarazzante è la totale assenza di qualsiasi tipo di insegnamento musicale persino nei licei classici, ove sarebbe doveroso introdurre da parte del legislatore almeno lo studio della storia della musica. Evidentemente il legislatore (e la società civile) ritiene la musica una realtà ancora avulsa dalla cultura, quasi una monade il cui sviluppo è indipendente dai fatti culturali e storici che l’ha generata. In altri termini la musica sembra essere ancora poco riconosciuta come prodotto dell’uomo dall'elevato valore culturale.

L’assenza di fatto di un’istruzione musicale impartita nella scuola primaria costituisce probabilmente il problema culturale da superare e pone le basi per un percorso musicale che parte fortemente penalizzato alla scuola secondaria rispetto agli altri saperi ed alle altre abilità per le quali vengono poste le fondamenta già in tenera età. Mentre infatti nella scuola primaria si procede ad un corretto processo di alfabetizzazione di base delle abilità linguistiche e matematiche, viene completamente ignorata l’alfabetizzazione musicale. L’educazione al suono ed alla musica, pur prevista nella scuola primaria, non viene infatti assegnata alla professionalità di personale con competenze specifiche - come avviene per l’insegnamento della lingua straniera - e spesso viene, di fatto, non impartita. In questo scenario si innesta, nella scuola secondaria di primo grado, l’insegnamento della musica e dello strumento musicale. Volendo usare un parallelismo con altre discipline, operare in tale contesto è come, per l’insegnante di matematica, affrontare lo studio della geometria senza la conoscenza, da parte dell’allievo, delle relazioni spaziali e di misura (Lisanti, 2008).

In tale contesto negli ultimi anni l’improvvisazione in campo didattico ha avuto il sopravvento e trova legittimazione l’affermazione di Freschi (2002): la lezione di strumento è uno dei contesti educativi che più raramente sono stati interessati da riflessioni di carattere pedagogico e metodologico, e tantomeno da questioni squisitamente epistemologiche.

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