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Una proposta per la gestione positiva della relazione scuola-famiglia

scuolafamigliaLe scuole di ogni ordine e grado sono tenute a definire i Patti di Corresponsabilità Educativa, nei quali vengono delineate le modalità di collaborazione con le famiglie. Si tratta di provvedimenti importanti ma che spesso risultano ancora delle formalità burocratiche prive di reale efficacia. Questo articolo delinea alcune proposte concrete che possono guidare lo sviluppo di una costruttiva relazione tra la scuola e la famiglia.

Introduzione

I rapporti tra insegnanti e genitori rappresentano, nel contesto attuale, una delle questioni più critiche della formazione scolastica. Le problematiche più ricorrenti sono relative allo scarso riconoscimento dell’autorevolezza dell’insegnante da parte delle famiglie, sebbene ricorra spesso una delega totale dell’attività educatrice alla scuola. E’ poco costruttivo anche l’atteggiamento iperprottettivo di molti genitori, ancor più quando si accompagna ad incertezza valoriale e disorientamento nell’educazione dei figli. Gli insegnanti, dal canto loro, non sempre si riconoscono una responsabilità prettamente educativa, oppure non si sentono sufficientemente competenti; nei confronti della famiglia dilagano atteggiamenti di chiusura per paura di ritorsioni o di ingerenza.

Questo articolo delinea alcune proposte pragmatiche che possono guidare, oltre ai formalismi burocratici, lo sviluppo di una costruttiva relazione tra la scuola e la famiglia. Si tratta di pratiche che potrebbero essere inserite nei Patti di Corresponsabilità Educativa che le scuole devono deliberare (DPR 24 giugno 1998, n. 249, modificato dal DPR n. 235 del 21 novembre 2007-art. 5-bis).

Conoscersi e definire obiettivi comuni

Uno degli aspetti preliminari, spesso trascurato, è quello di una precisa definizione dell’ambito di azione, degli spazi e dei tempi da dedicare alla relazione tra la scuola e la famiglia. Spesso si procede per momenti istituzionalizzati nei quali gli insegnanti forniscono ai genitori un resoconto delle performance dell’alunno, con sottolineatura di eventuali criticità emerse. Vi sono anche incontri individuali sollecitati, a seconda dei casi, dalla scuola o dalla famiglia quando emergono particolari problematiche.

Le comunicazioni hanno spesso carattere monodirezionale: la scuola cerca di rimanere all’interno del proprio ambito principale (che è quello di erogare una formazione e misurarne i risultati) senza sconfinare in una analisi più completa della situazione socio/culturale del singolo alunno (anche per chiari limiti di competenza, di responsabilità e di mezzi). La famiglia, dal canto suo, è completamente focalizzata sulla situazione individuale del figlio; a seconda dei casi, tende a parteggiare per lui, in un’ottica miope di breve periodo, oppure pone delle richieste troppo personalizzate.

E’ importante considerare che vi possono essere altre modalità di relazione, nel rispetto dei diritti e doveri di entrambe le parti. 

 


L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.  

Autrice: Maria Cristina Valle, laureata in Lettere e specializzata in Pedagogia Clinica e Modelli di formazione e apprendimento. Insegnante nella Scuola Secondaria di primo grado, è docente presso i corsi di specializzazione, riconosciuti dal MIUR e dalla Regione Toscana, tenuti dalla SIPP – Società Italiana di Psicologia e Pedagogia

copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 6, giugno 2017
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