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La relazione simbiotica tra docente e studente

pablo picasso two girls readingL’articolo propone un’analisi della relazione tra docente ed alunni secondo la prospettiva poco esplorata della simbiosi patologica. Le relazioni simbiotiche sono disfunzionali, per l’alunno ma anche per l’insegnante coinvolto. Per poter districarsi in tali relazioni, l’autrice fornisce i riferimenti essenziali dell’Analisi Transazionale di Eric Berne.

 

Introduzione

Siamo abituati a considerare la simbiosi come un rapporto di reciproco aiuto da quando questa venne definita nel 1879 dal micologo tedesco H. A. De Bary come l’associazione di organismi (di specie) differenti che vivono insieme. In campo scientifico si ritiene generalmente che tale relazione sociale presenti vantaggi maggiori degli svantaggi, almeno per una delle specie coinvolte.

Nel campo delle scienze sociali, invece, la simbiosi ė la cristallizzazione di una relazione che fonde assieme due soggetti, impedendo a ognuno di trarre autentico vantaggio; per questa ragione ė il connotato negativo, se non addirittura patologico, di un rapporto ďamicizia o ďamore.

Il rapporto simbiotico può manifestarsi persino nella relazione educativa docente/studente: per lungo tempo l’insegnamento ė stato considerato un mestiere di cura, proprio perché questa relazione concorre alla crescita e alla formazione dello studente e completa l’educazione impartita dalla madre e dal padre. Un compito cosí vicino a quello genitoriale, tanto che Freud li aveva definiti entrambi mestieri impossibili.

A osservare il primo rapporto simbiotico instaurato dal bambino è stata la psicanalista ungherese Margaret Mahler, studiosa di psicosi infantili, che definisce la “nascita psicologica” come un momento distinto dalla nascita biologica, una sorta di sviluppo progressivo caratterizzato da fasi che si svolgono nei primi anni di vita. In uno stadio di sviluppo del bambino identifica e descrive la relazione simbiotica con la madre; in realtà una falsa simbiosi, poiché solo uno dei due soggetti della relazione dipende interamente dall’altro. Da questi studi del 1950 si comprende come tale dipendenza sia una fase naturale della crescita e il suo superamento un momento indispensabile per arrivare all’autonomia.

L’Analisi Transazionale

Proprio negli stessi anni il canadese Eric Berne inizia la pubblicazione dei suoi studi sugli stati dell’io, che progressivamente porteranno a una rivoluzione della psicoterapia e che tuttavia non gli frutteranno l’ammissione alla professione di psicanalista. La sua teoria, di matrice freudiana, ė innovativa poiché definisce con precisione una metodologia, l’analisi strutturale, e la applica a vari contesti di cura, mettendo sempre al centro del processo il paziente e intuendo le potenzialità della terapia di gruppo. Secondo Berne la personalità di ognuno ė strutturata in tre parti, gli “stati dell’io”, che assieme formano l’io nel suo complesso, ma che mantengono caratteristiche singolarmente tipiche e riconoscibili. Questi stati dell’io si sviluppano nel corso della vita, in particolare nell’età infantile, ricevendo l’influenza delle figure genitoriali. Lo stato dell’io bambino, per esempio, ė l’energia vitale dell’infanzia, caratterizzato dalla curiosità, dall’entusiasmo, dal trasporto emotivo, dall’azione, dalla dimensione del gioco. Tuttavia si manifesta in due modi opposti: come “bambino libero”, cioè il bimbo che siamo stati senza l’influenza dei genitori, e “bambino adattato”, cioè come i genitori ci hanno indotto a compiacere per essere amati, a contenere la spontaneità, l’egoismo, le spinte anche potenzialmente pericolose del bimbo libero. Lo stato dell’io genitore ha un carattere normativo, che cerca, riconosce, impartisce regole, e uno carattere affettivo, quello del genitore che accoglie, che abbraccia, che fa sentire protetto. Ė curioso osservare come questo stato si sviluppi precocemente, sulla base dei modelli genitoriali, e si completi nell’adolescenza, grazie alla relazione con le figure significative per la propria formazione. Lo stato dell’io adulto ha uno sviluppo forse più lungo, ma emerge già nell’infanzia: ė l’adulto che vive il qui e ora, che valuta per decidere, che cerca di relazionarsi partendo dai fatti, dalla realtà contingente.

Berne osserva che nel relazionarsi con gli altri, ognuno lascia emergere un comportamento, uno stile comunicativo, un tono di voce o un linguaggio riferibili a uno stato dell’io, dunque ogni comunicazione ė incredibilmente più complessa di quel che sembra in apparenza.

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L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.

Autrice: Daniela Pasqualini, laureata in Scienze pedagogiche, è docente di ruolo nella scuola Secondaria Superiore. Si occupa di didattica dell’arte, pedagogia speciale e formazione multimediale, nel cui ambito ha svolto attività di docenza presso l’Accademia Ligustica di Genova, l’Accademia di Belle Arti di Firenze e la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze..

copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 10, ottobre 2017
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