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Un giorno parlavo ad un bambino. Egli mi sentiva ma non mi ascoltava. Continuavo, cercando di raggiungerlo e, più mi sforzavo, più notavo che la sua attenzione era come un aquilone in cielo. Andava dove tirava il vento. Allora mi fermai e lo lasciai andare a giocare. C'era qualcosa nel mio comunicare che non andava bene. Cominciai a pensare. Eravamo in un parco giochi e stavo cercando di dirgli che se stava troppo vicino alle altalene in movimento, esse lo avrebbero prima o poi colpito… In realtà sapevo si far qualcosa di buono nei suoi confronti ma sembrava quasi che lo disturbassi: c'era qualcosa nel mio comportamento che non andava. Qualche giorno dopo tornai con mia figlia in quel parco giochi e rividi quel bambino… strano a dirsi ma era ancora vicino alle altalene. I suoi genitori accudivano il fratellino più piccolo e così non riuscivano a seguirlo bene. Allora mi avvicinai nuovamente a lui ma, questa volta, non gli indicai di "non stare vicino alle altalene…" Diversamente, provai a comunicare in altro modo. Esordii così:
"Ciao!!! Come stai?"
E lui: "Bene!"
Ed allora continuai: "Ciao, io mi chiamo Roberto e tu?"
Lui, sorridendo mi rispose: "io mi chiamo Emanuel"
"Molto bene: Allora Emanuel, è bello questo parco giochi, mi piace
molto…"
Emanuel: "anche a me" e continuava a sorridermi… Allora aggiunsi: "Ascolta, posso chiederti un piacere?"
Emanuel "Si"
"Puoi non avvicinarti troppo alle altalene in movimento poiché esse potrebbero colpirti ed allora sentiresti molto male…" ed ancora gli chiesi "A te piace il dolore?"
Emanuel: "oh no!"
"ed il piacere per farci insieme una bella risata?"
"oh si!"
Allora aggiunsi: "bene! Posso chiederti di rimanere un po' lontano dalle altalene in movimento? Che ne pensi?"
"Oh si, grazie" e in un baleno Emanuel si rimise a giocare sorridendo.
Da quel giorno mia figlia ed Emanuel si sono incontrati molte volte ed hanno fatto amicizia. Anch'io ho fatto amicizia con lui e lui con me.
Sembra strano a dirsi ma questo episodio mi ha fatto tanto riflettere sul modo di porsi verso i bambini qualsiasi sia l'oggetto del problema sul quale bisogna intervenire. Sicuramente il tipo ed il contesto della mia comunicazione circa il secondo intervento aveva fatto in modo che lui fosse disposto ad ascoltarmi. Dopo è stato molto facile comprendersi.
Questo è il punto fondamentale: catturare l'attenzione dei bambini e poi spiegare in una modalità che sia loro comprensibile.
In questo modo parlare ai bambini non è difficile, c'è sempre un modo per farsi ascoltare. Questo non rappresenta l'ovvio. La comunicazione con i bambini richiede un minimo di serenità, di entusiasmo ed anche, quando è necessario, la giusta fermezza che, tuttavia, non è aggressività.
E poi, reciprocità. La mia bambina parla ed io la ascolto attento. La guardo e mi diverto quando pensa a voce alta, quando mi domanda i suoi perché, quando scopre le sue differenze. Io resto lì. Allora nei momenti in cui ho necessità di dirle qualche cosa, le posso chiedere quello che, precedentemente, le ho concesso.
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Autore:
Mi chiamo Roberto Baroni ed all'inizio
di tutto sono diventato padre. Quando è successo mi sono chiesto: "Io
papà? Come sarò? Ce la farò?". Anche se non ho titoli nel settore ho voluto trovare un modo dolce di rapportarmi alla mia bambina e sembra che tutto stia andando bene. Mi ritengo un uomo pratico che fa di un'idea una
realtà... (OPPURE... che cerca nell'idea una realtà...). Prima c’era solo Marina che conosceva i bambini: è pedagogista. Poi tra noi è arrivata Jessica ed in quel momento sono rinato anch’io. Con lei, ho imparato a mettermi in discussione ed a guardare il mondo in modo nuovo. Con gli occhi di un papà vi racconto la gioia, la fatica, l’amore di crescere insieme. Come capita, probabilmente, a ciascuno di
voi.
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